Omaggio di Formigoni al luogo della Memoria in Israele

Gerusalemme – L’omaggio a Yad Vashem, il luogo più importante ed emozionante della memoria ebraica, e l’incontro con il rabbino capo Yona Mezgher, massima autorità
religiosa di Israele, hanno concluso i quattro giorni della missione lombarda in Israele e Palestina.

La missione, guidata dal presidente Roberto Formigoni, che era accompagnato dall’assessore alla Sanità, Luciano Bresciani e dai sottosegretari Claudio Morpurgo, Robi Ronza e Adriano De
Maio, ha avuto un rilievo politico importante negli incontri con i vertici dell’autorità palestinese e dello stato israeliano, che hanno dato un ulteriore impulso alla collaborazione in
campo economico, sociale e culturale e portato alla sottoscrizione di un importante accordo campo sanitario tra il ministero dello stato di Israele e la Regione Lombardia. A Yad Vashem il
presidente Formigoni ha deposto una corona di fiori, ha ravvivato la fiamma perenne nella tenda della rimembranza e visitato poi anche il memoriale dei bambini.

«Ogni uomo – ha sottolineato Formigoni – e in particolare ogni uomo europeo ha il dovere di questa memoria. La storia del popolo ebraico è parte di ognuno di noi. Dimenticare
sarebbe come dimenticare parte di noi stessi». Formigoni ha poi aggiunto altre riflessioni immediatamente dopo la visita a questo luogo:
«Esso mostra anche l’orrore dell’abisso in cui l’uomo può precipitare se dimentica se stesso e diventa preda dell’istinto omicida fino a voler annientare un altro uomo e anzi un
intero popolo». «Vediamo rinascere – ha proseguito – nuove forme di antisemitismo, come dimostrano recenti ricerche dell’Unione europea. Non possiamo indulgere a falsi ottimismi. La
nostra visita vuole anche riconfermare solennemente la volontà di opporci in modo assoluto a ogni antisemitismo e a ogni razzismo, per affermare il valore irriducibile della persona
umana».
L’impegno di Regione Lombardia nei confronti dei «fratelli ebrei» ha sviluppato numerose iniziative nei 13 anni di governo Formigoni. Il presidente ha ricordato il binario 21, dalla
stazione centrale di Milano, realizzato con le altre istituzioni e la collaborazione con il Cedec (centro documentazione ebraica a Milano). A questo proposito verrà realizzata una
ricerca sull’ebraismo lombardo e sui rapporti degli ebrei con «i giusti lombardi» (non ebrei che si sono prodigati fino all’eroismo per la salvezza degli ebrei). La ricerca
darà come esito un volume e un archivio che sarà messo a disposizione sia del centro ebraico di Milano sia dello Yad Vashem.

All’incontro con il rabbino capo Yona Mezgher, Formigoni e gli altri membri della delegazione lombarda si sono presentati «quasi come in un pellegrinaggio in Israele con la volontà
di rappresentare tutti e 9 i milioni di concittadini lombardi».
Perché di fatto «voi siete – ha detto Formigoni – i nostri fratelli maggiori». Il presidente ha anche ricordato i rapporti molto positivi che esistono con gli ebrei in
Lombardia e la volontà di continuare a sostenere il dialogo interculturale e interreligioso «assolutamente importante per la comprensione tra i popoli». Il rabbino capo ha
avuto parole di apprezzamento per i progetti di collaborazione della Regione Lombardia con Israele e ha confidato di pregare «tutti i giorni per i nostri nemici perché Dio dia loro
la saggezza di capire che la pace è un bene anche per loro». La missione lombarda ha infine fatto una breve visita ai rappresentanti della comunità di ebrei italiani
presenti in Israele; si tratta di 11.000 persone, molto attive nel far conoscere la cultura italiana e nell’azione educativa.

Hanno, tra l’altro, una scuola che riceve spesso visite di scolaresche musulmane ed è quindi un fattore positivo di integrazione.
Soddisfazione è stata espressa da Formigoni al termine della missione per il «livello degli incontri avuti sia in Israele sia in Palestina, per il forte interesse alla relazione
con l’Italia e la Lombardia, pur in una situazione evidentemente irta di difficoltà. Tuttavia ho colto in entrambe le parti una volontà più forte rispetto a anni fa di
procedere sulla via della pace.
Una via che può conoscere anche improvvise cadute e passi indietro, sulla quale occorre procedere senza mai diminuire l’impegno».

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