Oltre 450 quintali di olio sequestrati in Toscana. Che fine farà la merce?
3 Novembre 2026
Due operazioni dell’ICQRF hanno fermato olio privo di tracciabilità e olio vergine dichiarato extravergine. Il caso riporta l’attenzione sulle frodi lungo la filiera e apre una domanda che raramente trova risposta: che cosa succede agli alimenti dopo il sequestro?
Oltre 450 quintali di olio irregolare sono stati sequestrati in Toscana nell’ultima settimana di ottobre. La notizia, diffusa dal Ministero dell’Agricoltura il 31 ottobre e ripresa il 2 novembre, riguarda due operazioni dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, l’ICQRF.
Nel primo intervento gli ispettori hanno fermato 165 quintali di prodotto ottenuto da scarti di lavorazione, privo di tracciabilità e presentato come extravergine. Nel secondo, con la collaborazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sono stati bloccati circa 300 quintali di olio estero già pronto per essere esportato fuori dall’Unione europea. Il carico era dichiarato extravergine. La prova organolettica, eseguita dal laboratorio dell’ICQRF di Perugia, ha stabilito che si trattava di olio vergine.
«I risultati confermano l’efficacia del sistema di controlli dell’ICQRF», ha dichiarato il ministro Francesco Lollobrigida, richiamando il lavoro congiunto di ispettori, doganieri e laboratori.
Tre irregolarità, tre casi concreti
La dimensione del problema emerge dai bilanci ufficiali. Nel 2025 l’ICQRF ha registrato 61 sequestri per 406.199 chilogrammi nell’intero settore degli oli. Per la prima fase della campagna straordinaria sull’olio d’oliva del luglio 2026, il Ministero ha comunicato sequestri per 10,3 milioni di euro e cinque milioni di chilogrammi di prodotto controllato. Il comunicato indica il valore della merce sequestrata. Il peso complessivo dei sequestri di luglio e il totale nazionale degli ultimi dodici mesi restano da accertare.
La prima irregolarità riguarda la categoria dichiarata. Il 2 luglio, in provincia di Firenze, sono state sequestrate 30 tonnellate di olio lampante di origine spagnola dichiarato extravergine. Per essere destinato al consumo alimentare, l’olio lampante deve prima essere raffinato.
La seconda riguarda l’origine, l’etichettatura o la tracciabilità. A Fasano, in provincia di Brindisi, la Guardia di Finanza ha sequestrato 2.165 litri tra olio extravergine e miscele di olio d’oliva. Le contestazioni riguardavano le informazioni in etichetta e la possibilità di ricostruire la provenienza della merce.
La terza riguarda la sostituzione del prodotto. A Ravenna, i Carabinieri hanno sequestrato oltre 3.800 litri di prodotto pubblicizzato come extravergine pugliese. Le analisi hanno identificato olio di girasole con aggiunta di coloranti.
Perché queste frodi sono così difficili da scoprire

Un’autobotte può viaggiare con fatture, documenti di trasporto ed etichette apparentemente coerenti. Per verificare se l’olio è davvero extravergine occorre prelevare campioni e sottoporli ad analisi chimiche e organolettiche. Per ricostruire l’origine bisogna invece incrociare registri, fatture e movimentazioni. Il lavoro si complica quando una partita attraversa più Paesi, passa tra più operatori o confluisce in una miscela.
Il caso toscano mostra perché la collaborazione tra ispettori, doganieri e tecnici di laboratorio è decisiva. Per fermare un carico occorre collegare ciò che dichiarano i documenti a ciò che la merce contiene davvero. I sequestri danno una misura di quanto è stato intercettato. La dimensione del sommerso resta da accertare.
Nei comunicati sui sequestri si leggono spesso il luogo, i quantitativi e le contestazioni. Più di rado compaiono i nomi delle aziende o delle persone coinvolte. Come Newsfood, teniamo ferma la presunzione d’innocenza e riteniamo di interesse pubblico sapere come si concludono gli accertamenti, se il prodotto era già in commercio e quali lotti riconoscere in caso di richiamo.
Che fine fanno gli alimenti sequestrati?
È la domanda che poniamo come Newsfood. Chi decide dove finisce la merce? Può essere venduta all’asta? Con quali modalità e chi può partecipare?
Il sequestro pone la partita sotto un vincolo. Nel procedimento penale il prodotto può servire come prova. La confisca è un provvedimento distinto e, quando ricorrono le condizioni, la merce può essere restituita all’avente diritto. Se rischia di alterarsi, l’autorità giudiziaria può disporne, secondo i casi, la vendita, la distruzione o un’altra destinazione prevista dalla legge. Prima della vendita o della distruzione dispone, quando è possibile, il prelievo di campioni per gli accertamenti.
Per l’olio toscano risultato vergine si potrebbe valutare un recupero, se il prodotto è idoneo e può essere regolarizzato. Per la partita ottenuta da scarti e priva di tracciabilità occorre invece accertare che cosa contiene, da dove proviene e se esiste una destinazione consentita. La destinazione finale dei due lotti resta da accertare.
Quando c’è un’asta e come si partecipa
La vendita è possibile quando l’autorità competente la dispone e la merce può essere commercializzata legalmente. Per i beni deperibili sequestrati in un procedimento penale, la cancelleria o la segreteria può procedere «anche a trattativa privata». L’asta è quindi una delle modalità possibili.
Se si tiene una gara, l’avviso di vendita stabilisce chi può partecipare. Indica come presentare l’offerta, entro quale termine, se occorre versare una cauzione e quando va ritirata la merce. Un privato può partecipare se possiede i requisiti previsti. Alcuni lotti possono essere riservati a operatori in grado di trattare il prodotto o di rispettare la destinazione indicata.
Quando gli alimenti possono essere donati
Dal 29 maggio 2026 il codice di procedura penale prevede la distribuzione gratuita degli alimenti sequestrati soggetti a rapido deterioramento, purché siano idonei al consumo umano o animale, integri, privi di contraffazioni e nei termini di conservazione o di scadenza. L’autorità giudiziaria ne dispone la devoluzione agli enti ammessi per la distribuzione a persone bisognose o a favore di animali abbandonati. Secondo il caso, prima della distribuzione occorre rimuovere un’indicazione illecita, riclassificare il prodotto o regolarizzarlo. Per gli alimenti idonei oggetto di confisca amministrativa, la legge antispreco del 2016 prevede già la cessione gratuita agli enti ammessi.
Articolo aggiornato al 3 novembre 2026. Gli articoli pubblicati sono realizzati a firma dell’Autore, o della Redazione, con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale per attività di ricerca, organizzazione e revisione. L’impostazione editoriale, la selezione delle fonti e la responsabilità dei contenuti sono della Redazione Newsfood.






