Olio extravergine d’oliva: prezzi alle stelle, accordi internazionali e il rischio di un crollo sotto costo
15 Gennaio 2026
Milano, 15 gennaio 2025
Con questo articolo prende avvio la collaborazione tra Newsfood.com – Nutrimento & nutriMENTE e il Centro Studi dell’Associazione Articolo 3 – Lavoro, Fisco e Cittadinanza.
L’obiettivo è offrire ai lettori strumenti di lettura fondati sui dati, nell’interesse della comunità dei consumatori.
Il Centro Studi ringrazia il Direttore Giuseppe Danielli per la disponibilità e per aver aperto su Newsfood uno spazio di analisi capace di affiancare all’informazione temi economici, sociali e civili.
Temi che non riguardano solo il cibo, ma anche lavoro, territori e diritti dei cittadini-consumatori.
L’olio extravergine d’oliva rappresenta il primo banco di prova di questa collaborazione.
Non solo perché è un simbolo della cucina italiana, ma perché oggi incarna un intreccio complesso tra prezzi, consumi, politiche commerciali e sostenibilità produttiva.
Prezzi: cosa è successo davvero negli ultimi cinque anni
Negli ultimi cinque anni il mercato dell’olio extravergine d’oliva ha vissuto una dinamica senza precedenti recenti.
I numeri lo mostrano con chiarezza.
Nel 2020 il prezzo medio all’origine dell’olio extravergine italiano oscillava tra 4,5 e 5 euro/kg.
Nel giro di tre anni, complice una drastica riduzione delle produzioni mediterranee e una serie di eventi climatici sfavorevoli, il prezzo ha superato 9–11 euro/kg tra il 2023 e il 2024.
Nel 2025 si osserva un parziale rientro, ma su livelli ancora elevati.
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2020: 4,5 – 5,0 €/kg
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2021: 5,5 – 6,0 €/kg
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2022: 6,5 – 7,5 €/kg
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2023: 8,5 – 9,5 €/kg
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2024: 9,0 – 11,0 €/kg
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2025 (stima): 8,0 – 9,0 €/kg
Questa impennata non deriva da un improvviso aumento della domanda.
Al contrario, nasce da uno shock di offerta: raccolti scarsi in Spagna e in altre aree chiave del Mediterraneo, riduzione delle scorte e instabilità dei mercati agricoli.
Di conseguenza, non siamo di fronte a un nuovo equilibrio strutturale, ma a una fase eccezionale.
Quanto è “normale” il prezzo dell’olio: uno sguardo di lungo periodo
Olio
Se si allarga lo sguardo oltre l’ultimo quinquennio, emerge un dato spesso assente dal dibattito pubblico.
In Italia l’olio di oliva non è mai stato un prodotto strutturalmente a basso costo.
Le serie storiche mostrano che, al netto delle oscillazioni congiunturali, il prezzo reale si è mantenuto per decenni in una fascia compatibile con i costi di una produzione diffusa sul territorio.
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1920–1960: 5,5 – 6,8 €/kg (valori attualizzati)
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1961–1980: 6,5 – 7,2 €/kg
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1981–2000: 7,0 – 7,6 €/kg
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2001–2019: 7,0 – 7,5 €/kg
Il punto è semplice.
Non esistono evidenze storiche di un’olivicoltura italiana sostenibile con prezzi stabilmente inferiori a questi livelli.
Quando il prezzo scende troppo, entra in crisi la produzione, non il consumo.
Accordi UE–Tunisia e rischio rimbalzo al ribasso
Su questo sfondo si inserisce il dibattito sul rafforzamento degli accordi tra Unione Europea e Tunisia, che prevedono un ampliamento delle quote di olio importabile a dazio zero.
Il nodo non è l’importazione in sé.
Il problema è il divario nei costi di produzione.
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Italia, olivicoltura tradizionale: 6,0 – 7,0 €/kg
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Italia, superintensivo: 4,5 – 5,2 €/kg
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Tunisia: 2,5 – 3,5 €/kg
In una fase di rientro dai picchi del 2023–2024, l’aumento dell’offerta a basso costo rischia di produrre un crollo eccessivo dei prezzi.
Un crollo che potrebbe riportare il mercato sotto la soglia storica di sostenibilità per ampie aree dell’olivicoltura italiana, soprattutto quella più legata al territorio.
Nel breve periodo il consumatore può beneficiare di un prezzo più basso.
Nel medio periodo, però, il costo rischia di manifestarsi altrove:
minore qualità media, ridotta trasparenza della filiera, concentrazione dell’offerta e abbandono degli oliveti marginali.
Con effetti economici, ambientali e sociali.
Consumi: il prezzo non spiega tutto
Un altro dato merita attenzione.
I consumi pro capite di olio di oliva in Italia non seguono in modo meccanico l’andamento dei prezzi.
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1950: 4,5 kg
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1970: 7,0 kg
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1990: 11,5 kg
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2000: 12,0 kg
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2010: 10,5 kg
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2020: 9,5 kg
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2025 (stima): 9,0 kg
La riduzione dei consumi è iniziata prima dell’ultima impennata dei prezzi.
Entrano quindi in gioco fattori culturali, demografici e di stile di vita.
Questo rafforza un punto spesso trascurato.
Prezzi sempre più bassi non garantiscono automaticamente un aumento dei consumi.
Possono invece indebolire la struttura produttiva.
Una conclusione nell’interesse dei consumatori
I dati raccontano una storia meno ideologica di quanto spesso si dica.
L’olio extravergine d’oliva non è mai stato un prodotto “povero”.
L’aumento recente dei prezzi rappresenta uno shock eccezionale, non una nuova normalità.
Tuttavia, rispondere a quello shock puntando solo sulla compressione dei prezzi rischia di produrre effetti opposti a quelli desiderati.
Per i consumatori, la vera tutela non consiste nel pagare sempre meno nel breve periodo.
Consiste nel garantire nel tempo un sistema produttivo solido, trasparente e sostenibile, capace di assicurare qualità e continuità dell’offerta.
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Senza spendere nulla, puoi finanziare l’Associazione Articolo 3 – Lavoro, Fisco e Cittadinanza, come spiegato nell’articolo Dove trovare l’iniziativa Goodify e MD.
Maggiori dettagli sono disponibili sui canali ufficiali:
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Chiede solo consapevolezza.
Newsfood.com – Nutrimento & nutriMENTE
Nota metodologica
Le stime di lungo periodo si basano su serie storiche ISTAT rivalutate in euro correnti e utilizzate come ordini di grandezza comparativi.
I dati 2020–2025 derivano da fonti ISMEA e mercati all’origine e descrivono una fase di discontinuità eccezionale.
I consumi pro capite fanno riferimento ai bilanci di disponibilità alimentare FAO/ISTAT.





