Olio d’oliva: l’etichettatura d’origine per ora resta virtuale

Olio d’oliva: l’etichettatura d’origine per ora resta virtuale

La Cia denuncia: a più di venti giorni dell’entrata in vigore del Regolamento europeo, non c’è alcuna traccia della norma attuativa. Si attendono risposte da parte del ministero. Il
governo, però, deve intervenire concretamente a sostegno dell’olivicoltura. Occorre un Piano nazionale olivicolo. Per l’olio d’oliva l’etichettatura d’origine è ancora virtuale. A
più di venti giorni dall’entrata in vigore del relativo Regolamento europeo, festeggiato con un’ apposita cerimonia il primo luglio scorso ad Assisi, non c’è alcuna traccia della
norma attuativa.

La denuncia viene dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori preoccupata per questo inspiegabile ritardo che rischia di avere riflessi negativi per i nostri olivicoltori, che già vivono
una situazione estremamente difficile, con costi in sensibile crescita e prezzi che continuano a crollare. Il Regolamento europeo -sottolinea la Cia- ha avuto, quindi, soltanto la festosa
accoglienza nella città di San Francesco. Niente di più. Da parte del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali non si è avuto alcun seguito, se non quello
degli annunci trionfali che sono restati senza riscontri concreti.

La Cia chiede, dunque, al ministro Luca Zaia l’emanazione al più presto della norma attuativa di un provvedimento che il mondo agricolo aveva salutato con grande soddisfazione
perché fondamentale per tutelare e valorizzare il “made in Italy” dalle contraffazioni e dall’assalto dell’agropirateria. Un Regolamento che rappresenta una risposta alle esigenze sia dei
consumatori, che chiedono trasparenza e qualità, sia dei produttori che puntano da anni alla qualità. D’altra parte, il nostro Paese – evidenzia la Cia – è il secondo
produttore europeo di olio di oliva con una produzione che supera le 500.000 tonnellate (ricavate da 250 milioni di piante), due terzi delle quali extravergine e con molte Dop e Igp. Da non
dimenticare poi il biologico.

Il tutto per un valore produttivo che si avvicina ai 2,2 miliardi di euro. Comunque, l’etichettatura d’origine, pur di grande rilevanza, non deve, però, far dimenticare la gravissima crisi
che – afferma la Cia – da tempo sta investendo il settore, con imprese sempre più in difficoltà, con prezzi in caduta libera (meno 21 per cento in giugno rispetto allo stesso
periodo del 2008) e con pesanti costi produttivi e contributivi (aumenti anche del 60 per cento), che tagliano i redditi e che rischiano di provocare un drammatico crollo.

La nostra olivicoltura – ribadisce la Cia – fa i conti con una situazione che si fa sempre più delicata. Da parte del governo non arriva alcuna risposta a questa crisi. Dei vari
provvedimenti annunciati non si è ancora visto nulla. Siamo nello stallo più completo. E, intanto, i nostri produttori corrono il pericolo di andare fuori mercato. Per questo motivo
vanno varati subito interventi straordinari per dare soluzione ai pressanti problemi delle aziende. C’è bisogno di certezze e di reali prospettive. In quest’ottica è importante,
secondo la Cia, un Piano nazionale olivicolo per dare agli olivicoltori gli opportuni strumenti per rilanciare lo sviluppo e accrescere la competitività. Un Piano che consenta, inoltre, di
promuovere e valorizzare l’olio extravergine d’oliva italiano, prevedendo anche accordi di filiera con la grande distribuzione.

Leggi Anche
Scrivi un commento