OGM: dove sono coltivati la fame non è diminuita

Le coltivazioni Ogm nel mondo non solo non hanno risolto il problema della fame, ma hanno anche aggravato la dipendenza economica dall’estero di molti Paesi in via di Sviluppo, è quanto
ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini in riferimento alla diffusione di prodotti agricoli geneticamente modificati (Ogm) in riferimento all’emergenza cibo.

«Non si può usare demagogicamente il problema terribile della fame nel mondo per avallare operazioni commerciali di rilancio delle coltivazioni Ogm. Ad oggi, con la tecnologia
disponibile, non risolvono il problema dell’alimentazione. Lo dimostra il fatto – ha precisato Marini – che nel resto del mondo, ove non ci sono norme restrittive alla coltivazione, sono stati
introdotti in pochi Paesi. Nei Paesi poveri che speravano di risolvere le proprie difficoltà l’effetto misurato è stato in realtà l’aumento della fame e della dipendenza
economica».

Nel mondo ci sono 854 milioni di persone che soffrono la fame, un numero che non è mai calato dal 1990-1992 anche – ha sottolineato Marini – se sono aumentate le superfici coltivate con
organismi geneticamente modificati (Ogm) che ammontano ora a 114 milioni di ettari in 23 paesi.

La diffusione di queste coltivazioni Ogm nei paesi poveri – ha continua Marini – si concentra peraltro sopratutto su produzioni destinate all’esportazione che non riforniscono il mercato
interno dove lasciano una situazione aggravata dalla perdita di varietà locali e in generale della biodiversità.

Peraltro, una recente ricerca dell’Università del Kansas realizzata dal Professor Barney Gordon del dipartimento di agronomia ha dimostrato dopo tre anni di sperimentazione che –
riferisce la Coldiretti – la soia geneticamente modificata per resistere al diserbante roundup, produce il 10 per cento in meno rispetto a quella convenzionale, evidenziando così la
minore produttività del prodotto Ogm anche nei paesi sviluppati.

«E’ questa una ragione in piu’ per rispettare in Europa il principio della precauzione nei confronti dei consumatori che mostrano una forte opposizione agli Ogm in agricoltura» ha
concluso il presidente della Coldiretti nel sottolineare che «lo dimostra il fatto che il 67 per cento dei cittadini italiani e il 63 per cento di quelli europei che esprimono una
opinione ritengono che i prodotti alimentari contenenti Organismi geneticamente Modificati (Ogm) siano meno salutari rispetto a quelli tradizionali sulla base dei risultati dell’Indagine
COLDIRETTI-SWG «Le opinioni di italiani e europei sull’alimentazione.

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