Oggi alla Camera fiducia al decreto Gelmini sulle università

By Redazione

 

Da anni la maggioranza non era così larga sia alla Camera che al Senato, eppure i provvedimenti più delicati del governo continuano ad arrivare in aula “coperti” dal
ricorso al voto di fiducia. Accadrà ancora una volta oggi pomeriggio alle 17 alla Camera per il decreto Gelmini sull’Università.
Il provvedimento, già approvato dal Senato, deve essere convertito entro il 9 gennaio. Si tratta della nona fiducia chiesta dall’esecutivo dall’inizio della legislatura. Il
capogruppo del Pdl, Elio Vito, ha sottolineato che la richiesta è determinata dall’imminente data di scadenza del provvedimento e ha osservato che “si è sviluppato in
commissione un esame compiuto” e che in Senato il testo aveva subito “rilevanti modifiche accogliendo anche proposte dell’opposizione”. Resta il fatto che il ricorso al voto “blindato”
è sempre più frequente e svuota il Parlamento di una parte importante delle sue funzioni.
Comunque, ecco i punti-chiave del decreto che arriva al voto, per come li ha sintetizzati l’Agenzia Ansa.

I punti chiave del provvedimento

Le assunzioni. Sono bloccate nelle università che, al 31 dicembre di ciascun anno, sono in deficit. Gli atenei indebitati vengono esclusi per il 2008-2009 dai fondi
straordinari per il reclutamento dei ricercatori. Gli atenei virtuosi, invece, avranno lo sblocco parziale del turn over (che passa dal 20% al 50%) a patto che il 60% dei soldi vada per
reclutare i giovani.

I concorsi. Cambiano le regole per la composizione delle commissioni. Per la selezione dei docenti sono previsti un ordinario nominato dalla facoltà che bandisce il posto
e quattro professori ordinari sorteggiati su una lista di dodici persone da cui sono esclusi i docenti dell’università che assume. Per i ricercatori la commissione è
composta da un ordinario e un associato scelti dalla facoltà che bandisce il posto e da due ordinari sorteggiati in una lista che contiene il triplo dei candidati necessari,
esclusi sempre i docenti dell’ateneo che assume. Una commissione nazionale designata dal Cun (Consiglio universitario nazionale) supervisionerà le operazioni di sorteggio che
saranno pubbliche.

Riaperti i termini. Le nuove commissioni valgono anche per i concorsi già banditi, ma sono riaperti i termini per i concorsi in atto fino al 31 gennaio 2009.

Norme anti-fannulloni. Nasce una “Anagrafe nazionale dei professori ordinari, associati e dei ricercatori” aggiornata annualmente che contiene, per ciascun nome, l’elenco delle
pubblicazioni scientifiche. Per ottenere gli scatti biennali di stipendio i docenti dovranno provare di aver fatto attività di ricerca e pubblicazioni. Se per due anni non ce
n’é traccia, lo scatto di stipendio è dimezzato e i docenti non possono far parte delle commissioni di concorso. Professori e ricercatori che non pubblicano per tre anni
restano esclusi anche dai bandi Prin (programmi di ricerca di rilevante interesse nazionale).

Trasparenza. Gli atenei dovranno garantire trasparenza nei bilanci e far sapere agli studenti come vengono spesi i finanziamenti pubblici. I rettori in sede di approvazione del
bilancio consuntivo dovranno anche pubblicare i risultati delle attività oltre che i finanziamenti ottenuti da soggetti pubblici e privati.

Premi per Università virtuose. Almeno il 7% del Fondo di finanziamento ordinario sarà distribuito già dal 2009 alle università virtuose per
migliorarne la qualità della ricerca e dell’offerta formativa.

Diritto allo studio. Arrivano 65 milioni per nuovi alloggi e 135 milioni per le borse di studio destinate ai meritevoli.

Rientri dall’estero. Le università potranno coprire i posti da ordinario e associato o da ricercatore chiamando studiosi “stabilmente impegnati all’estero”, anche quelli
già impegnati nel Programma ministeriale di rientro dei cervelli. Si potranno anche chiamare “studiosi di chiara fama”. 

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