Occupazione femminile, male cronico e ostacolo allo sviluppo

Occupazione femminile, male cronico e ostacolo allo sviluppo

By Giuseppe

L’occupazione femminile in Italia è in crescita, ma rimane al di sotto della media europea

Dal recente rapporto Cnel-Istat “Il lavoro delle donne tra ostacoli e opportunità”, a confronto i dati del 2025 con quelli del 2005

Occupazione femminile, male cronico e ostacolo allo sviluppo

A cura di ASSOEDILIZIA informa

 

di Achille Colombo Clerici

“Occupazione femminile, male cronico e ostacolo allo sviluppo”

Articolo su QN IL GIORNO del 15 maggio 2025

Rubrica Casa Città e Società – Assoedilizia

 

L’occupazione femminile in Italia è in crescita, ma rimane al di sotto della media europea, come avviene da almeno 20 anni. Partendo dal recente rapporto Cnel-Istat “Il lavoro delle donne tra ostacoli e opportunità” abbiamo messo a confronto i dati del 2025 con quelli del 2005: allora lavoravano circa 9,5 milioni di donne, con un tasso di occupazione per la fascia d’età 15-64 anni di circa il 46%. Nel 2025 ha raggiunto il 52,5% coinvolgendo 10.340.000 unità con un tasso di occupazione del 54,1%.

 

Nonostante questo progresso, l’Italia continua a registrare uno dei tassi di occupazione femminile più bassi dell’Unione Europea, con un divario di circa 12,6 punti percentuali rispetto alla media UE  (nel 2005 tale differenza era del 10%) e alla Francia, e di 20 alla Germania , e facendo registrare il valore più basso tra i ventisette paesi dell’Unione europea e molto distante dalla maggior parte dei paesi. In quattro di essi l’indicatore è di oltre venti punti superiore a quello italiano, dai Paesi Bassi (+25,2 punti) alla Finlandia (+20,1 punti), in dodici è maggiore di almeno quindici punti, in altri sei paesi di almeno dieci punti, in Spagna è di 8 punti più elevato. Meno distanti soltanto la Romania e la Grecia (+1,3 punti e 0,8 punti, rispettivamente).

Questi dati evidenziano oltretutto come l’Italia sia ancora lontana dagli obiettivi europei fissati dalla Strategia di Lisbona, che mirava a un tasso di occupazione femminile del 60% entro il 2010.

Nonostante il lavoro femminile rappresenti una componente essenziale per lo sviluppo economico e sociale di un Paese, le donne da noi continuano a incontrare numerosi ostacoli nell’accesso al mercato del lavoro e alla permanenza tra le file delle occupate, nella progressione di carriera e nella conciliazione dei tempi di lavoro e di vita. In vent’anni quindi il Paese non è riuscito a modificare le condizioni che limitano lo sviluppo dell’occupazione femminile, in particolare nel Mezzogiorno. Il part-time involontario e l’occupazione precaria rimangono una caratteristica significativa del mercato del lavoro femminile. dovuta sia all’impossibilità di trovare un posto a tempo pieno, sia alla difficoltà di conciliare lavoro e responsabilità familiari, alla scarsa disponibilità di servizi di supporto e alla persistenza di stereotipi di genere. Notevole anche il tasso di inattività: molte donne sono fuori dal mercato del lavoro, spesso per motivi legati alla cura della famiglia o alla mancanza di servizi di supporto (ad esempio, asili nido insufficienti).

 

 

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