Obesity Week: Grande successo per l’edizione 2014. Si pensa già all’edizione del 2015

Obesity Week: Grande successo per l’edizione 2014. Si pensa già all’edizione del 2015

Non si è ancora spenta l’eco di Obesity Week 2014 (www.obesityweek.info), appena conclusasi a Parma, che è tempo di occuparsi della prossima, come conferma il dottor Federico Cioni, organizzatore dell’evento e responsabile della Casa Editrice Scientifica Mattioli 1885 di Fidenza:

«I risultati della VII Settimana per la Prevenzione dell’Obesità e per un corretto Stile di Vita sono stati così incoraggianti da indurci a progettare l’VIII edizione fin da ora. Come sempre, Obesity Week si terrà nella seconda settimana di ottobre 2015, ma, sulla scia delle esperienze precedenti, prevediamo un programma ancora più ricco e mirato. Innanzitutto la nostra attenzione sarà rivolta verso il paziente fragile, ovvero le persone nelle età più critiche: anziani e bambini. Perciò daremo largo spazio alla ricerca in questi ambiti e coinvolgeremo in particolare specialisti in pediatria e geriatri. Inoltre, visto l’alto gradimento riscosso presso il pubblico dei momenti con taglio più pratico e divulgativo, come l’incontro con lo chef inventore e innovatore Fabio Tacchella, nel calendario di O.W. del 2015 pensiamo di intensificare queste giornate a tema, che permettono un approccio più diretto e piacevole con le strategie anti-obesità».

Ma quale è stato il messaggio emerso da Obesity Week? E perché la scelta di Parma? Così risponde l’ideatore nonché organizzatore della manifestazione, il professor Leone Arsenio, medico nutrizionista e docente presso l’Università di Parma:

«L’edizione 2014 dell’OW si è proposta, in vista di EXPO 2015, di far conoscere e valorizzare il “Modello Parma”, frutto di un cammino secolare in campo agroalimentare, certamente un modello di successo in termini di sostenibilità economica, ambientale, sociale ed etica, e ha inteso analizzarne le caratteristiche peculiari di forte radicamento territoriale, stretto legame con la cultura e la storia locale, capacità di innovazione tecnologica. Questo spiega perché l’evento sia stato pensato, progettato e realizzato a Parma, cioè una città e un territorio conosciuti a livello internazionale come la Food Valley e dove l’Unione Europea ha localizzato l’EFSA, cioè l’agenzia europea per la qualità del cibo. Parma ha investito molto nelle scuole, dove, a partire dal 2002/3, è stato portato avanti un innovativo programma educativo “Giocampus”, un esempio riuscito di alleanza educativa pubblico-privata, tra Comune di Parma, Università degli Studi di Parma, Ufficio Scolastico Regionale, CONI Regionale Emilia Romagna, CUS Parma e azienda Barilla, che, grazie al supporto di un team scientifico, ha unito l’educazione alimentare alla pratica sportiva, anche mediante campi estivi al Campus e invernali sulla neve. Secondo dati dell’azienda USL di Parma, il 3.73% dei bambini della provincia parmense risulta obeso e il 21.7% sovrappeso, cioè con valori migliori rispetto a quelli regionale (7.2%) e nazionale (10.6%). Nel Vescovado di Parma opera uno dei tre Centri di Etica Ambientale italiani, presieduto da monsignor Pietro Ferri, impegnato in studi e attività educative sulla sostenibilità e sull’equilibrio ambientali, fondamentali per ridurre l’inquinamento. Anche nel settore sanitario l’impegno di Parma è di vecchia data: già nella seconda metà degli anni sessanta è stato istituito presso la Clinica Medica il primo Centro Obesi ospedaliero, ad opera di Luigi Cucurachi e Andrea Strata, che è servito da modello per altre realtà».

In sintesi, il professor Leone Arsenio espone i principali concetti emersi nell’ultima edizione di O.W.:

IL CERVELLO: Un ruolo-chiave nel mantenimento della salute e nella prevenzione dell’obesità e delle patologie croniche non-trasmissibili, ad essa collegate, è svolto dal cervello che si accaparra il 20-25% dei consumi energetici basali, quasi esclusivamente tramite il glucosio ematico. Il nostro organismo è quindi regolato per assicurare un adeguato rifornimento al cervello, che modula l’up-take muscolare di glucosio inducendo insulino-resistenza. Attraverso l’innervazione simpatica è attivato anche il tessuto adiposo viscerale, che produce acidi grassi liberi, inducenti insulino-resistenza e citokine che attivano la prima difesa infiammatoria, amplificando l’insulino-resistenza. Un tessuto adiposo viscerale ipertrofico rilascia continui segnali che attivano risposte metaboliche e immunitarie inappropriate. Il dato preoccupa perché uno studio su quasi 33.000 adulti americani ha evidenziato che la circonferenza della vita è aumentata da 95,5 cm del 1999-2000 a 98,5 del 2011-2012 e l’obesità addominale è cresciuta significativamente da 46,4% a 54,2%.

IL MICROBIOTA: Un altro fattore è il microbiota, costituito da un mosaico di trilioni di batteri intestinali. La riduzione dei Bifidobatteri e l’aumento dei Firmicutes influenzano lo sviluppo di obesità, infiammazione, insulino-resistenza e patologie cardiovascolari e tumorali. L’apporto di prebiotici, soprattutto fruttoligosaccaridi e galattooligosaccaridi, e di probiotici, in particolare Akkermansia muciniphila, possono modificare il microbiota ed in casi selezionati è possibile il trapianto del microbiota da soggetti magri, compatibili geneticamente.

L’ALLEANZA TERAPEUTICA: L’obesità, il diabete e le altre patologie metaboliche necessitano più di altre della cooperazione dei soggetti coinvolti nel percorso di cura. L’operatore deve avere una preparazione specifica ed essere in grado di motivare il paziente al cambiamento, rispettando la sua autonomia, in un clima empatico, evocando le sue risorse, esaltando la sua autoefficacia e instillando fiducia nelle sue capacità. Lo spirito nel quale l’operatore si deve muovere è fatto di collaborazione. Anche nei progetti di prevenzione è necessaria l’alleanza: se il soggetto non viene coinvolto e stimolato a cambiare possiamo ottenere poco sul piano comportamentale.

L’EPIDEMIA DI OBESITA’: La Western Asia rappresenta un osservatorio privilegiato perché sono contemporaneamente presenti Paesi a reddito alto (come il Giappone), medio (come la Malesia) e basso (come il Bangladesh). Nei Paesi in via di sviluppo dell’Asia occidentale c’è un doppio fardello di malattie, legate alla sotto-nutrizione ed alla nutrizione eccessiva, per cui l’OMS parla di un “double burden of disease”. Il numero dei bambini sotto i cinque anni affetti da sovrappeso, circa 6.5 milioni, è quasi doppio del numero dei bambini con malnutrizione acuta, e gli adulti in sovrappeso sono molti, soprattutto nei Paesi a reddito alto e medio. Fino a pochi anni fa nei Paesi in via di sviluppo le malattie infettive causavano la maggior parte delle morti. Oggi le malattie cardiovascolari, i tumori, etc. sono responsabili del 65% dei decessi nei Paesi a reddito medio e, a livello globale, il 69% di tutte le morti causate da NCDs ha luogo proprio nei Paesi a medio reddito. La strategia raccomandata dall’OMS per prevenire l’obesità e le malattie associate è rappresentata dall’interruzione del percorso causale (“causation pathway”). I fattori coinvolti sono quelli determinanti di base, come il prolungarsi della vita media e l’urbanizzazione, e i sociali, che contribuiscono a determinare i fattori di rischio comuni a varie malattie, come le diete scorrette, la mancanza di attività fisica e l’inquinamento ambientale, a cui si aggiungono i fattori non modificabili, come l’età. In definitiva, per creare un “enabling environment”, cioè un ambiente che renda facile avere abitudini dietetiche e di vita sane, l’OMS raccomanda un “Whole of Government approach”, cioè un’alleanza di molteplici settori pubblici e privati, che agiscano in sinergia.

Redazione Newsfood.com

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