Nuovi studi sui nanotubi confermano la loro applicabilità biomedica

By Redazione

Diversi studi condotti sui topi hanno già dimostrato che molti nanomateriali tendono ad accumularsi in organi quali il fegato e la milza: un vero e proprio problema perché nessuno
fino ad oggi conosceva quanto a lungo potessero rimanere lì.

I risultati di uno studio condotto alla Stanford University, e coordinato da Hongjie Dai, cancellano la paura che i minuscoli tubicini possano davvero continuarsi ad accumulare a lungo negli
organi vitali. Secondo Dai e i suoi colleghi, i nanotubi in carbonio vengono eliminati dall’organismo in via principale attraverso le feci, e in seconda istanza attraverso le urine. «Si
tratta di una scoperta molto interessante – afferma Dai – perché prova come non vi siano problemi per il sistema».

Ma cosa ancora più importante, i risultati di questo studio, pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences of the Usa, eliminano del tutto l’ipotesi di
tossicità di questi nanomateriali per i topi. «Nessuno dei topi utilizzati in laboratorio – assicura Dai – è morto o ha presentato anomalie nel sangue o negli organi
principali».

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