Nanoparticelle d'oro come sensori intracellulari e targeting agents
12 Febbraio 2008
Gli scienziati dell’University of Texas M.D. Anderson Cancer Center hanno trovato il modo di assemblare direttamente particelle virali e particelle d’oro al fine di scovare e trattare una
malattia ovunque si trovi nell’organismo umano, lo studio, pubblicato su The Proceedings of the National Academy of Science Usa, dimostra come utilizzare materiali biologicamente
compatibili per fabbricare un «nanoshuttle», il quale può essere attaccato a particelle di virus per dirigersi in modo preciso verso le cellule colpite dalla malattia ovunque
esse si nascondano.
Una volta raggiunta la zona interessata, il nanoshuttle può mettere in campo una serie vasta di funzioni. L’oro è un metallo che non viene rigettato dall’organismo. Esso
può essere così «sintonizzato» per distruggere i tessuti o per emettere segnali localizzabili da dispositivi per immagini. «Il sistema – spiega Renata
Pasqualini, coordinatrice della ricerca – può essere adattato per formare un’impalcatura flessibile in grado di trasportare farmaci, geni o persino cellule staminali ricostruttive.
Invece di utilizzare molecole sintetiche o polimeri, noi abbiamo trovato un modo per mischiare una nanoparticella geneticamente programmabile con un metallo biologicamente compatibile, che
insieme sono in grado di mirare localizzazioni specifiche nel corpo umano».






