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NGF ed elettroagopuntura: un connubio vincente

By Redazione

 

La scoperta del Nerve Growth Factor – NGF, fattore di crescita nervoso ad opera del premio Nobel Rita Levi Montalcini, ha aperto la strada alla cura di molte malattie del sistema
nervoso centrale e periferico. Dal 1998 Luigi Aloe, dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Consiglio nazionale delle ricerche in collaborazione con
Alessandro Lambiase, del Campus Biomedico, dell’Università di Tor Vergata, Roma e con altri clinici italiani e stranieri, si occupa dello studio delle potenzialità
cliniche del NGF, sperimentando una modalità di utilizzazione topica di questa molecola per la cura di ulcere epidermiche e corneali. Dagli studi è stato però
osservato che la somministrazione di tale molecola può provocare effetti iperalgesici nel paziente, inficiando il buon esito delle terapie.

Un rimedio per eliminare il dolore consiste nell’utilizzo dell’elettroagopuntura, una metodologia di origini orientali e antichissime che si pone come efficace alternativa
ai farmaci analgesici. Il dato è stato dimostrato in uno studio pubblicato recentemente sulla rivista internazionale di neuroscienze, Neuroscience Letters, da Aloe e da Luigi
Manni dell’Inmm-Cnr, che ha un’esperienza di lavoro pluriennale, condotta in diversi Istituti di ricerca svedesi, sui meccanismi biologici e molecolari della medicina
tradizionale cinese. Tale novità dovrebbe rappresentare un ulteriore stimolo per la produzione su scala industriale di NGF ricombinante umano e per l’avvio alla fase
clinica.

I due ricercatori del Cnr sottolineano l’importanza del risultato raggiunto anche per l’acquisizione di una maggiore conoscenza dei meccanismi biochimici e molecolari della
medicina tradizionale cinese, terapie da un po’ di tempo largamente praticate in occidente, Italia inclusa. «Attualmente l’utilizzo della molecola», spiega Aloe,
«è condizionata anche dalla produzione su scala industriale di NGF ricombinante umano, che si spera di raggiungere tra qualche anno».

Le attività di ricerca sono state finanziate dal Cnr. Il contributo del dr. Manni è stato finanziato dal Fondo per la Ricerca Scientifica della Finanziaria Laziale di
Sviluppo – FILAS.

 

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