Mucca Rosita, i biologi LAV: “Gigantesche criticità sia dal punto di vista scientifico che etico”
15 Giugno 2011
(Aggiornamento con pubblicazione di un commento di un lettore che si firma G)
2011-06-15 14:13:36
Questo articolo contiene molte inesattezze, per non dire falsità.
In primo luogo, l’esperimento in questione non riguarda una clonazione (diversamente da come viene riportato anche dalla fonte “originale” inglese)
bensì una trasfezione genica stabile.
Ad ogni modo, anche qualora si trattasse di una clonazione, davvero non capisco come mai i portavoce della LAV parlino dei dati di resa di animali adulti sani
(un parametro importante solo nella produzione) come se fosse un dato di importanza scientifica o di salute umana.
In secondo luogo, come pensate che venga prodotto il latte artificiale per neonati? Viene prodotto a partire dalla purificazione di quello bovino! Quindi
è vero che non verrebbe risolto il “problema” (che problema in senso stretto non è, dato che è presente anche con l’attuale latte artificiale) dell’immunità passiva,
ma rispetto all’attuale latte artificiale ci sarebbero solo miglioramenti (dovuti alla presenza delle proteine umane transfettate). I problemi immunogenici citati sono inesistenti: tale latte
verrebbe purificato allo stesso modo con il quale viene già purificato il latte bovino normale.
Infine, il punto etico: la scarsità di latte adeguato alla nutrizione del neonato in sostituzione di quello materno è un’esigenza molto sentita
nei paesi in via di sviluppo. Il motivo è che proprio in quei paesi il latte materno è più scarso a causa dell’AIDS, della tubercolosi o semplicemente della malnutrizione
delle madri.
Anche qualora così non fosse, da quando in qua è un male produrre beni destinati al mercato occidentale?
G
Dottore in Biologia
Recentemente, un gruppo di ricercatori argentini è salito alla ribalta, dopo aver annunciato la creazione di Rosita ISA (o semplicemente Rosita), mucca OGM in grado di produrre latte
estremamente simile a quello umano. Partendo dal DNA di un comune bovino, gli studiosi sudamericani hanno inserito nel suo patrimonio geni che doteranno il suo latte di sostanze protettive
comuni nel latte umano, in grado di stimolare e sostenere l’organismo dei neonati consumatori.
La notizia ha destato reazioni miste, ma predominante è un sentimento d’insicurezza e repulsione, legato alla natura “nuova” della mucca biotech. Tra i più decisi avversari, i
membri della LAV, che tramite comunicato sul sito ufficiale danno copro a critiche e dubbi.
A fare da portavoce, la biologa Michela Kuan (responsabile LAV vivisezione), che non risparmia osservazioni, sia etiche che scientifiche.
In primis, la scienziata elenca pericolosi e potenziali insidie del sistema.
Per cominciare i dati sulla clonazione animale sono dati’ d’insuccesso: negli ultimi 10 anni, gli esperimenti sono terminati con fallimenti parziali o totali, le cavie animali morte o soggette
a mutazioni estreme. A sostegno della tesi, Kuan cita i risultati sia di uno studio EFSA (“ogni 100 animali clonati, 40 presentano problemi di salute, una percentuale che può essere
ancora superiore per i cuccioli di meno di sei mesi”) che della ricerca condotta dal National Institute of Infectious Diseases di Tokyo e diretta dal dottor Atsuo Ogura. In base ai rilevamenti,
Ogura e colleghi sostengono come il 75% degli embrioni animali clonati muore entro i primi due mesi di gravidanza e il 25% nasce morto o con deformità incompatibili con la vita. Detto
altrimenti, su 100 cellule di partenza una sola diventerà un animale Adulto e sano”.
Se anche il bovino (come sembra) è in grado di superare il periodo critico, si pone lo stesso l’incognita del rapporto con l’uomo, specialmente con soggetti deboli come neonati o bambini
piccoli. Come spiega la biologa, “Il problema legato ai primi giorni di allattamento e il conseguente trasferimento della barriera anticorpale tra madre e figlio, non sarebbe ovviato; anzi, si
introdurrebbero problemi di possibili virus silenziosi ed effetti indesiderati non preventivati.”
Infine, il fattore etico: l’eventuale successo e diffusione delle mucche-biberon OGM diventerebbe lusso per le madri dei paesi ricchi (che scanserebbero l’allattamento naturale, ripiegando
sulle colleghe di Rosita) ma non aiuterebbe i Paesi poveri a risolvere il dramma della malnutrizione infantile.
Perciò, la conclusione di Michela Kuan è inequivocabile: “La clonazione animale è una materia sulla quale esistono gigantesche criticità sia dal punto di vista
scientifico che etico: tutte ottime ragioni per opporsi a un simile orrore”.
FONTE: “Clonazione, mucca dal latte umano. Orrore!”, LAV News Vivisezione, 10/06/2011
Matteo Clerici
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