Mozzarella di bufala campana, nuovo sistema di tracciabilità

Mozzarella di bufala campana, nuovo sistema di tracciabilità

Proteggere la mozzarella di bufala campana, creando un sistema di tracciabilità capace d’individuare ingredienti illegali.

Questo il prodotto presentato dalla Regione Campania, in collaborazione con Coldiretti Campania, Confagricoltura Campania, Cia Campania, Confartigianato e Confindustria.

Secondo i creatori, il sistema permetterà di monitorare l’intero settore, con 279.000 animali e 1500 aziende.

Tutto si basa su un metodo di analisi, per creare una banca del DNA: ogni singolo bufalo verrà registrato tramite campioni di pelo, sangue e cagliata. Così facendo, si
costruirà un identikit genetico, capace di far rilevar eventuali presenze di latte non prodotto nell’area individuata per fare in modo che la mozzarella di bufala sia DOP. Ulteriore
garanzia del lavoro, la collaborazione col l’ Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno: il direttore, Antonio Limone, ha già inviato una squadra di esperti.

Purtroppo, il sistema non è obbligatorio: come spiega l’assessore all’Agricoltura Nugnes, la regione non può imporsi agli allevatore perché “Non è competenza della
Regione che non può intervenire con una legge”. ”E’ un sistema volontario ma noi lanciamo un segnale: vi diamo un sistema e chi non aderisce deve giustificare perché non
convinto dal sistema a carico di chi non sceglie”.

Comunque, il presidente Stefano Caldoro si è detto soddisfatto: “La mozzarella di bufala è campana. Dovevamo tutelare la nostra eccellenza apprezzata in tutto il mondo, garantire
il sistema produttivo e la sicurezza alimentare”.

Matteo Clerici

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