Movida: il rovescio della medaglia

Movida: il rovescio della medaglia

 

Milano, 1° agosto 2017

MOVIDA

Benito Sicchiero

Sono una delle centinaia di migliaia di persone che in Italia si godono la movida. Che significa –  lo spiego per la grande maggioranza degli italiani che non  ha a che fare con questo aspetto della modernità – schiamazzi, ululati belluini, lordure di ogni tipo, minacce alla incolumità quando non si subiscono le “vie di fatto” – quasi ogni santa notte della settimana fino alle ore 3-4 ed oltre.

Preciso. La movida non me la sono cercata. Abitavo in una tranquilla via residenziale con discreti edifici di due, massimo tre piani,  appendice del centro storico, qualche negozietto,  quando l’amministrazione comunale decise di riqualificarla: bei lampioni, granito al posto dell’asfalto, larghi marciapiedi, residenti tutti contenti. Ignoravamo il piano. Convogliare qui decine di bar e ristorantini, spesso ultima soluzione per campare di chi non sa fare altro.

La legge promulgata dal governo Monti (sicuramente non per favorire il fenomeno movida) ha consentito loro libertà di licenza e di orario.
Viva la deregulation.

La gente ha cominciato a protestare: vigili urbani, polizia, carabinieri, sindaco e assessori, partiti, magistratura. Un muro di gomma.  Inutile insistere che hai il diritto di dormire.

In Comune dicono che la legge è quella e loro non ci possono fare niente; i vigili urbani non intervengono perchè sono sempre impegnati in servizi più urgenti; polizia e carabinieri chiedono se è corso sangue, altrimenti tocca ai vigili urbani; a palazzo di giustizia abbisognano di prove; l’Arpa, che dovrebbe rilevare l’eccesso di rumore, si attiva mesi dopo la segnalazione e magari siamo arrivati all’inverno.

Se denunci che servono liquori ai minori ti chiedono come fai ad essere sicuro che siano proprio ragazzini, hai visto le carte di identità?

Se avvii un procedimento – peraltro costoso – per omissione di atti d’ufficio trascorrono gli anni e finisce che fai prima ad andare in casa di riposo.

Ma tocca ai politici, come al solito, raggiungere il vertice: ma come, bisogna spegnere la città? Impedire ai suoi giovani di sfogare la naturale esuberanza?
E poi chi sei tu, semplice cittadino anche se paghi le tasse, per opporti alla potenza – elettorale ed economica – dell’unione commercianti?
E infine: vuoi far chiudere i locali creando altra disoccupazione oltre a quella che c’è?

Così nella via – microcomunità nella quale tutti sanno di tutti – si sparge la voce che sei un rompiscatole e quando passi, baristi e ristoratori ti guardano in cagnesco. E ti trovi davanti al portone i “regalini” dei loro cani grossi come vitelli.

Tempo fa un anziano signore residente al primo piano agonizzava agli ultimi stadi del cancro: a pochi metri da lui e dalla famiglia affranta urla,  risate, musica altissima. Nessun rispetto per una vita che si spegneva.

La chiamano movida.

Benito Sicchiero
per Newsfood.com

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