Motivazione dei provvedimenti di allontanamento dei lavoratori UE. Le tutele per gli stessi

D: Come devono essere (e sempre?) motivati i provvedimenti di allontanamento dei lavoratori UE? Sono state previste delle tutele per tali lavoratori contro gli eventuali abusi delle
procedure?

R: I provvedimenti di allontanamento dei lavoratori stranieri comunitari devono essere motivati, salvo che vi ostino motivi attinenti alla sicurezza dello Stato come ha disposto il DLgs. del 28
febbraio 2008 n. 32 (in Gazzetta ufficiale 1° marzo 2008, n. 52).
Ciò significa che se il destinatario non comprende la lingua italiana, il provvedimento di allontanamento deve essere accompagnato da una traduzione del suo contenuto, anche mediante
appositi formulari, sufficientemente dettagliati, redatti in una lingua a lui comprensibile o, se ciò non fosse possibile per indisponibilità di personale idoneo alla traduzione
del provvedimento in tale lingua, comunque in una delle lingue francese, inglese, spagnola o tedesca, secondo la preferenza indicata dall’interessato.

Il provvedimento deve essere notificato all’interessato e deve riportare le modalità di impugnazione e deve indicare il termine stabilito per lasciare il territorio nazionale, che non
può essere inferiore ad un mese dalla data della notifica e, nei casi di comprovata urgenza, può essere ridotto a dieci giorni.
Il provvedimento indica anche la durata del divieto di reingresso che non può essere superiore a dieci anni nei casi di allontanamento per i motivi di sicurezza dello Stato e a cinque
anni negli altri casi.
Il provvedimento di allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato e per motivi imperativi di pubblica sicurezza è immediatamente eseguito dal questore.
Se il destinatario del provvedimento di allontanamento si trattiene oltre il termine fissato, il questore dispone l’esecuzione immediata del provvedimento di allontanamento dell’interessato dal
territorio nazionale.

Il destinatario del provvedimento di allontanamento può presentare domanda di revoca del divieto di reingresso dopo che, dall’esecuzione del provvedimento, sia decorsa almeno la
metà della durata del divieto, e in ogni caso decorsi tre anni. Nella domanda devono essere addotti gli argomenti intesi a dimostrare l’avvenuto oggettivo mutamento delle circostanze che
hanno motivato la decisione di vietarne il reingresso nel territorio nazionale. Sulla domanda, entro sei mesi dalla sua presentazione, decide con atto motivato l’autorità che ha emanato
il provvedimento di allontanamento. Durante l’esame della domanda l’interessato non ha diritto di ingresso nel territorio nazionale.
Il destinatario del provvedimento di allontanamento che rientra nel territorio nazionale in violazione del divieto di reingresso, è punito con la reclusione fino a due anni, nell’ipotesi
di allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato, ovvero fino ad un anno, nelle altre ipotesi. Il giudice può sostituire la pena della reclusione con la misura dell’allontanamento
immediato con divieto di reingresso nel territorio nazionale, per un periodo da cinque a dieci anni. L’allontanamento è immediatamente eseguito dal questore, anche se la sentenza non
è definitiva.

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