Comunicazione preventiva nel licenziamento per riduzione di personale

D: Volevo sapere se un dipendente può invocare di fronte al giudice la lesione del diritto all’informativa preventiva per quanto attiene ai licenziamenti per riduzione di
personale.

R: Per quanto attiene alla comunicazione preventiva che deve essere resa dalle OO.SS. nel licenziamento per riduzione di personale e nella procedura di mobilità, che è quella di
favorire la gestione contrattata della crisi, la circostanza che sia stato in concreto raggiunto tale fine, per essere stato stipulato un accordo con le organizzazioni sindacali, assume
rilevanza nel giudizio di completezza della comunicazione di cui la L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 3.

Ciò però non significa che i dipendenti siano legittimati ad agire: per loro, eventuali insufficienze o inadempienze informative possono, in ogni caso, essere fatte valere dalle
organizzazioni sindacali e non dai singoli lavoratori, salvo che questi ultimi dimostrino la idoneità in concreto di siffatte informative a fuorviare o ledere l’esercizio dei poteri di
controllo preventivo attribuiti alle organizzazioni sindacali, con ricadute pregiudizievoli sugli stessi lavoratori.
Infatti la procedura di mobilità prevede il passaggio da un controllo giurisdizionale effettuato ex post ad un preventivo controllo dell’iniziativa imprenditoriale, devoluto alle
organizzazioni sindacali, ed in funzione del quale è stato dal legislatore introdotto l’obbligo di fornire le informazioni specificate dalla suddetta L. art. 4, coma 3.

Tale controllo che, in ragione della libertà di impresa tutelata dall’art. 41 Cost., non può tradursi in indagini o giudizi sulla convenienza di effettive esigenze di riduzione
del personale o di trasformazione dell’attività produttiva, consente al giudice di valutare il rispetto del prescritto iter procedimentale relativo all’adempimento del suddetto obbligo
informativo, allo scopo di accertare eventuali elusioni del dettato normativo concernente il diritto dei lavoratori alla prosecuzione del rapporto lavorativo, anche attraverso il compimento di
atti discriminatori, dovendosi in ogni caso in tale valutazione tenere conto del fine che la comunicazione persegue, che è quello di sollecitare e favorire la cogestione della crisi, con
la conseguenza che se tale fine è stato in concreto raggiunto con la stipula di un accordo sindacale, a detta circostanza deve assegnarsi la dovuta rilevanza nel giudizio sulla
completezza della comunicazione di cui alla cit. L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 3.

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