Milano: Urban Center. Una Mostra Fotografica sulle città che cambiano

 

AREA, la rivista internazionale di cultura e arte del progetto, festeggia il suo 100° numero con la mostra fotografica «Changing Cities» da oggi aperta al pubblico
all’Urban Center.

«Milano, come tante città europee, può svolgere un ruolo guida in ambito architettonico, nel design e in altri settori – ha detto l’assessore allo Sviluppo del
territorio Carlo Masseroli. Una città viva come la nostra non si sottrae al dibattito internazionale sulla qualità della vita, sui cambiamenti urbanistici, sugli stili di
vita. Le più importanti città ci riconoscono questo carattere continuamente mutevole e innovativo».

E’ al tema della città e alle sue dinamiche di evoluzione che viene interamente dedicato il numero 100 della rivista, presentato oggi negli spazi della Galleria Vittorio
Emanuele attraverso le immagini di 10 progetti architettonici d’eccellenza che hanno trasformato città come Pechino, Tokio, Berlino, Graz, Milano, Barcellona, Amsterdam,
Merita, Bilbao e Porto.

La mostra «Changing Cities» è stata inaugurata oggi alla presenza dell’assessore Masseroli, di Marco Casamonti, direttore responsabile della rivista Area,
Alfredo Spaggiari, direttore dell’Urban Center e Fulvio Irace del Comitato scientifico della Triennale. L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 10 novembre,
dalle ore 9.00 alle 19.00, escluso la domenica.

Lunedì 10 novembre, alle 9.30, a Palazzo Giureconsulti, a chiusura delle iniziative promosse dalla rivista Area, si terrà un convegno anch’esso intitolato
«Changing Cities» a cui parteciperanno alcuni architetti di fama internazionale come Josep Acebillo, direttore di importanti progetti urbani di Barcellona, e Hans Stimmann,
regista dei grandi lavori realizzati a Berlino dopo la riunificazione.

La Mostra CHANGING CITIES: 10 città, ognuna diversa dall’altra, ognuna con una sua specificità, una sua anima e un suo valore

Le città sono luoghi in perenne mutamento, costantemente e inesorabilmente cambiano e si modificano in quanto spazi della vita e delle attività umane ed esprimono,
come ogni organismo vivente, una instabilità indotta dai comportamenti risultando sensibili alle condizioni climatiche, alla disponibilità di risorse, alle decisioni
di chi le governa o semplicemente le attraversa.

Pechino: iconico / aniconico

Nel cambiamento di «stato» la città Pechino ha colto l’occasione dei recenti giochi olimpici per «occidentalizzarsi» attraverso la costruzione di
una serie di cattedrali simbolo: il nuovo stadio progettato da Herzog & de Meuron, la nuova sede della televisione CCTV di Rem Koolhaas, il nuovo aeroporto progettato da Norman
Foster, edifici super iconici, oggetti da copertina da veicolare nel mondo.

Tokyo: vendere / abitare

La densità è ovviamente per la capitale giapponese una costante urbana ma l’esaltazione dei consumi, della vendita e dell’individualità ha generato,
nelle strade più popolari del centro, lo sviluppo di una nuova tipologia edilizia legata al commercio di lusso: i «supernegozi». Edifici-marchio che pubblicizzano la
griffe di appartenenza manifestando la propria presenza nella città. Analogamente la religiosa cultura del singolo e della proprietà generano nuove e inaspettate soluzioni
abitative per la casa unifamiliare.

Berlino: costruire / costruire sul costruito

I vuoti lasciati dalla presenza del «muro» hanno aperto un lungo dibattito sulla città e il suo disegno. Berlino ha proposto di costruire sul già costruito, un
metodo antico secondo cui le città si sono sovrapposte e stratificate verticalmente sostituendo edifici con altri costruiti sullo stesso sedime, sulle stesse fondazioni, con le
medesime pietre provenienti dalle demolizioni. Probabilmente il tema della memoria e della nostalgia hanno inciso sulle decisioni e sulle scelte urbane dove molti dei nuovi interventi,
assumono il senso di un gesto riparatore che riproduce il filo della continuità interrotto dalla brutalità della guerra.

Graz: arte / architettura

Storicamente arte e architettura sono sempre state strettamente unite da un unico destino urbano legato alla presenza dei monumenti. La modernità, nella sua dogmatica
finalizzazione dell’azione progettuale e nella risposta ai bisogni e alla funzionalità dell’abitare, ha spesso allontanato la ricerca estetica ed espressiva dalla
città aprendo nel corso del ventesimo secolo un vuoto difficile da colmare. A Graz una felice alternanza di nuovi interventi, come l’eccezionale edificio di Peter Cook, e
istallazioni, come l’opera fluviale di Vito Acconci, avvicinano all’interno di un medesimo spazio ambiti espressivi allontanati dalla zonizzazione e dall’incuria
urbana.

Milano: memoria / invenzione

La «torre Velasca», edificio simbolo di un pensiero, di una poetica e di una idea di architettura sostenuta culturalmente dal suo autore, ha segnato nella storia del
ventesimo secolo una virtuale frattura con i dogmi della modernità, riannodando la catena evolutiva della città dei fatti urbani e riaffermando con essi il valore della
memoria. Memoria e invenzione sono aspetti inscindibili di qualsiasi architettura e conseguentemente di ogni città, un’opportunità per abitare senza abbandonarsi
rispettivamente all’oblio o alla nostalgia, esse rappresentano tanto il superamento delle ipotesi del moderno quanto di istanze storiciste post-moderne. Alla città non
è concesso di dimenticare se stessa per rincorrere il futuro, né di vivere perennemente rispecchiandosi nell’immagine imbalsamata del proprio passato, questa
è l’esigenza del presente.

Barcellona: straordinario / quotidiano

Una città costituita interamente da monumenti, da oggetti straordinari e stupefacenti risulta evidentemente inabitabile perché ostile allo svolgersi della
quotidianità, al contempo una città totalmente virata sull’ordinarietà può risultare anonima e inospitale, riluttante e priva di una propria specifica
immagine o iconografia comunque divulgabile. Da oltre venti anni, a cavallo tra due secoli e due diversi millenni, Barcellona ha saputo combattere l’uniformità e la
densità edilizia di un’impostazione urbana, tanto rigorosa quanto ripetitiva, attraverso il disegno di ogni spazio libero a terra; un programma ambizioso fatto di
riqualificazione dei vuoti e conseguentemente dello spazio pubblico sotto forma di strade, piazze e giardini. L’eccezionale diventa utile, lo straordinario quotidiano, il
monumento necessario, la città intelligente.

Amsterdam: omogeneo / disomogeneo

Le esigenze abitative e di trasformazione urbana richiedono spesso interventi di grandi dimensioni che si sovrappongono ad una struttura urbana solitamente più minuta e suddivisa
da centinaia di anni di parcellizzazione fondiaria dei suoli. Grandi complessi omogenei legati il più delle volte all’edilizia sociale mettono in scena una grandezza urbana
il più delle volte sconosciuta. Per questo gli esperimenti di frammentazione e variazione di complessi edilizi, pur all’interno di interventi unitari, costituiscono il
risultato di una sperimentazione efficace e riproducibile. La misura della «misura conforme». Amsterdam ha sperimentato entrambe le dimensioni, quella unitaria e quella
frammentata, potremmo dire con uguale successo..

Merida: classico / anticlassico

Nella civiltà occidentale e in particolare nella vecchia Europa classico e anticlassico, nell’accezione del moderno, si fronteggiano o, più spesso,
quest’ultimo, sottoforma del risultato delle espansioni urbane più recenti, circonda e soffoca il primo. Ma tra classicità e modernità non può esserci
oggi contrapposizione poiché entrambe appartengono, rispetto alla contemporaneità, al contributo della storia rendendo visibili, e quindi iconiche, contrapposizioni che
appartengono al passato. La città di oggi è multietnica e multiculturale. Così le categorie del classico e del suo opposto, come il valore della memoria e
dell’invenzione, non costituiscono che due facce contrapposte della stessa medaglia: il progetto di architettura.

Bilbao: pianificazione / opportunità

Molte città contemporanee colgono l’occasione di importanti eventi culturali e sportivi per attivare finanziamenti in grado di consentire trasformazioni urbane sostanziali.
Tuttavia tali opportunità possono essere sfruttate efficacemente solo se sussiste una strategia complessiva di rinnovamento programmata con attenzione e una politica di
riqualificazione condivisa, tanto sul piano interno, quanto su quello internazionale. Non esiste rinnovamento senza programmazione. Il museo Guggenheim non è stato realizzato
casualmente nella città basca ma è stato il risultato di una precedente politica di trasformazione tendente a modificare la città da sito industriale a città
post-industriale, inoltre il museo, pur essendo «l’objet extraordinaire» che tutti conoscono, non è altro che la punta dell’iceberg di una strategia
progettuale più ampia che continua ancora oggi a realizzarsi.

Porto: pieni / vuoti

Il tessuto urbano ancorché consolidato possiede una sua intrinseca vocazione al progetto, alla continua trasformazione. Ciò è evidente nelle zone di riammagliatura
del tessuto urbano lacerato, nel recupero e utilizzo degli infinitesimi spazi interstiziali la cui sommatoria costituisce una incredibile quantità di nuovo suolo abitabile, ma
è ugualmente percepibile nelle zone ad alta densità e storicità da adattare alle esigenze della fruibilità contemporanea. Pieni e vuoti definiscono
l’assieme urbano dove pubblico e privato affermano la propria inscindibile coabitazione. Il progetto di architettura diviene indispensabile strumento di trasformazione e
rinnovamento urbano, l’unico possibile all’interno della città consolidata.

 

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