Migliaia di sacchetti biodegradabili per i cittadini di Napoli contro l'emergenza rifiuti

Distribuzione ai cittadini di Napoli di migliaia di sacchetti biodegradabili ottenuti dalle coltivazioni agricole per sostituire le normali buste della spesa in plastica che vengono disperse
nell’ambiente dove occorrono duecento anni per decomporli, l’iniziativa è della Coldiretti che ha aderito insieme a Legambiente e a molte altre forze sociali alla manifestazione
nazionale «Voler bene alla Campania», con l’offerta da parte delle imprese agricole dei prodotti sani e controllati di un territorio che rappresenta un valore inestimabile per
l’economia, l’agricoltura, l’ambiente, la salute e la qualità della vita dei cittadini.

La distribuzione ai cittadini dei sacchetti di bioplastica insieme a decine di quintali di ortaggi, verdure e specialità tipiche dell’agroalimentare vuole dimostrare che – sostiene la
Coldiretti – la riscossa della città di Napoli può partire dalle campagne dove si producono ben 14 specialità a denominazione o indicazione di origine protetta (Dop/Igp),
29 vini Docg, Doc e Igt e 329 prodotti tradizionali sulla base di precisi disciplinari di produzione e sotto il controllo certificato di Enti terzi. Ma ci sono anche sedicimila ettari di
territorio coltivati a biologico, il 25 per cento della superficie protetta da parchi e 734 agriturismi.

Con mezzo chilo di granoturco e un chilo di girasole si ottengono – sottolinea la Coldiretti – circa 100 sacchetti di bioplastica non inquinante che possono dare un contributo non indifferente
per combattere l’emergenza rifiuti anche considerato che la «coltivazione» della plastica potrebbe rappresentare una importante opportunità per il recupero ambientale di
quelle aree degradate che non possono essere destinate alla coltivazione per fini alimentari. Un obiettivo per il quale, secondo il progetto della Coldrietti, possono essere utilizzati anche i
terreni sequestrati alla camorra.

Un dimostrazione che – conclude la Coldiretti – si può e si deve uscire dall’emergenza rifiuti con un piano strutturale che consenta di risarcire i danni di immagine stimabili fino a
mezzo miliardo subiti dall’agroalimentare e provveda ad una più puntuale definizione e rimozione degli eventuali rischi che investono il territorio campano e le sue risorse per il
dannoso smaltimento dei rifiuti.

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