Mezzogiorno: non servono isolate grandi opere

Mezzogiorno: non servono isolate grandi opere

Il presidente della Cia Giuseppe Politi sottolinea che la politica dell’economica del governo penalizza soprattutto gli agricoltori del Sud. La mancata proroga delle agevolazioni contributive
rischia di provocare pesanti conseguenze. Il taglio dei Fas costituisce un elemento negativo. Bisogna, invece, operare scelte capaci di valorizzare le grandi ricchezze presenti nel territorio
meridionale, ad iniziare dall’attività agricola.

“Più di grandi opere isolate dal contesto territoriale, anche se più visibili, il Mezzogiorno ha bisogno di una rinnovata e più attenta politica di sviluppo. Il nostro Sud ha
necessità di opere diffuse che rendano il territorio maggiormente fruibile per le piccole e medie imprese (servizi e reti di comunicazione) e, soprattutto, che ne salvaguardino
l’integrità. Le tragedie quotidiane, ultima in ordine di tempo come quella drammatica di Messina, dovrebbero dimostrare quanto importanti ed urgenti siano le opere di manutenzione”. Lo ha
sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi

“Un nuovo e diverso impegno per lo sviluppo delle aree del Mezzogiorno non può essere, quindi, caratterizzato – ha rimarcato Politi – da interventi straordinari e sganciati dal contesto
generale. Bisogna operare scelte capaci di valorizzare le grandi ricchezze presenti nel territorio, ad iniziare dalle attività agricole, garantendo adeguati e moderni servizi sociali e
infrastrutturali, capaci di permettere l’innovazione delle imprese.

“Il Mezzogiorno – ha aggiunto il presidente della Cia – costituisce una grande risorsa sottoutilizzata per ampliare la base produttiva, il mercato e l’occupazione. Nelle regioni meridionali si
colloca, infatti, gran parte del fabbisogno di nuovi investimenti e infrastrutture”.

“Purtroppo, l’agricoltura, che nel Sud riveste una grande rilevanza sia in termini economici, occupazionali e sociali, non è al centro dell’agenda politica del governo. La manovra
finanziaria per gli anni 2010-2012 – ha sostenuto Politi – è particolarmente negativa per le regioni e, soprattutto, per gli agricoltori del Mezzogiorno”.

“Il dato più evidente – ha affermato il presidente della Cia – è la mancata proroga delle agevolazioni contributive per le imprese agricole che operano in montagna e nelle aree
svantaggiate del Paese, come molte zone del nostro Meridione. E questo è grave specialmente se si considera che l’oltre l’80 per cento delle giornate lavorative denunciate all’Inps sono
svolte nei territori agevolati e che più della metà delle aziende agricole operano in aree svantaggiate. Gli oneri a carico degli agricoltori subiranno aumenti fino al 70 per cento.
La situazione è particolarmente grave perché molte imprese hanno aderito all’operazione di ristrutturazione dei debiti Inps e avevano regolarizzato la loro posizione. Da anni
chiediamo che queste agevolazioni siano rese strutturali: nel programma elettorale del Pdl questo principio era stato accolto. Dunque, una promessa mancata”.

“Non solo. Un altro dato negativo per il Sud è quello dell’ utilizzo del Fondo per le aree sottoutilizzate (Fas). Nel marzo scorso – ha evidenziato Politi – il Cipe ha cancellato il
programma ‘Competitività dei sistemi agricoli e rurali’ presentato dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali in attuazione del Quadro strategico nazionale
2007-2013. Il programma aveva una dotazione iniziale di 875 milioni, successivamente ridotti a 600, ripartiti tra sei misure tra cui, di particolare interesse, innovazione e competitività
delle filiere e dei distretti agroindustriali, competitività del sistema agricolo, forestale ed agroindustriale, ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, ricambio generazionale.
È stata, così, di fatto azzerata la disponibilità finanziaria per i contratti di filiera che avevano suscitato notevole interesse.

“Appare, dunque, negativa la scelta di concentrare la spesa per le politiche di sviluppo regionale, fondi comunitari di coesione e dei Fas, solo su pochi grandi progetti infrastrutturali. Siamo
d’accordo – ha concluso il presidente della Cia – sulla necessità di una programmazione nazionale che risponda ad una strategia di respiro europeo, che lo Stato rivendichi un ruolo di
guida ed indichi le priorità sulle quali concentrare la spesa: innovazione, cambiamenti climatici ed energia, politiche sociali. Non condividiamo che le decisioni di spesa, una volta
definite le priorità, siano centralizzate e poste a capo di una nuova agenzia per il Sud. Sul piano del metodo abbiamo bisogno non di nuove spinte centralistiche, ma di grande trasparenza
nelle decisioni di spesa e di elevata capacità di valutazione dei progetti; sul piano dei contenuti, abbiamo bisogno di attrezzare il territorio, non semplicemente di attraversarlo”.

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