Meno cibo, più salute. Ma con moderazione

Meno cibo, più salute. Ma con moderazione

Il digiuno è da sempre parte della storia umana. Nel corso dei secoli è stato usato spesso, sia come mezzo per l’elevazione spirituale, sia come sistema empirico per migliorare la
propria salute tramite la diminuzione del peso. Ora, sembra che (almeno per una volta!) i rimedi popolari fossero corretti: le prove scientifiche stanno dimostrando come un digiuno, breve e regolamentato, possa fare portare benessere, facendo diminuire il numero di malattie.

Innanzitutto, arrivano conferme dai test effettuati su cavie animali. Mark Mattson, del National Institute of Aging americano, conferma come i topi
sottoposti a digiuni periodici siano meno colpiti da tumori e riescano a conservare intatta l’efficienza mentale rispetto a quelli che possono mangiare senza restrizioni.

Esistono anche riscontri effettuati su soggetti umani. Alcuni ricercatori dell’Università dello Utah hanno studiato le abitudini alimentari dei Mormoni, ponendo particolare attenzione al
loro costume di astenersi dal cibo la prima domenica del mese, notando come tale pratica riduca del 40% il rischio di malattie cardiovascolari e diminuisca
l’incidenza del diabete (va detto che i Mormoni non fumano, ma i ricercatori ne hanno tenuto conto). Altri studi hanno evidenziato come un digiuno regolare causi un miglior funzionamento delle
vie aeree, diminuendo la gravità dei sintomi di alcune malattie, come l’asma.

Per Marc Hellerstein, endocrinologo all’University of California a Berkeley, l’organismo umano reagisce bene al digiuno, di per sé non pericoloso
per la salute. Altre ricerche sembrano suggerire come le cellule, in mancanza di cibo, abbiano una sorta di reazione da stress che le porta a produrre proteine per tutelarsi, anche da problemi
ben più gravi. In altre parole, il digiuno sarebbe una sorta di trucco alimentare per migliorare le prestazioni del nostro corpo, spingendolo a migliorare le proprie difese.

Anche di fronte a tali scoperte, alcuni ricercatori rimangono cauti e rilevano i pericoli dell’assenza di cibo non regolamentata da esperti; in particolare, critiche vengono rivolte alla nuova
moda, popolare negli Stati Uniti, di saltare i pasti per un giorno. A tale riguardo, Joanne Lunn, nutrizionista della British Nutrition Foundation, ritiene
che lasciare l’organismo a corto di sostanze nutritive che, non potendo essere accumulate, devono essere sempre disponibili attraverso il cibo, può creare un senso di affaticamento, e
quindi giudica negativamente questa pratica: «Sarebbe meglio preoccuparsi ogni volta di quello che si mangia. E poi non è facile digiunare un giorno intero soprattutto se si lavora o
si pratica attività fisica. Già il non fare colazione riduce sia la creatività che la concentrazione». Di parere opposto altri studiosi dell’alimentazione, che
ritengono la pratica del digiuno per un giorno pienamente tollerabile.

Che siate favorevoli o contrari al digiuno, è comunque utile conoscere come agisce tale fenomeno. Dopo circa 12 ore di mancanza di cibo, l’organismo ha consumato il glicogeno (la forma
chimica con cui il glucosio, lo zucchero che serve per produrre energia, viene immagazzinato dal corpo umano) ed utilizza i grassi trasformandoli in chetoni, sorta di supplenti del glucosio.
Quando le riserve di grasso diventano inferiori al 7% del peso corporeo, l’organismo comincerà a usare le proteine come carburante per produrre energia. E qui iniziano i rischi.

                                                                                                                                 
Matteo Clerici

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