Maxi-sequestro dei Nas: oltre 161.000 litri di aceto balsamico di Modena senza disciplinare

Maxi-sequestro dei Nas: oltre 161.000 litri di aceto balsamico di Modena senza disciplinare

Roma – Oltre 161.000 litri di prodotto qualificato come aceto balsamico di Modena, ma ottenuto senza attenersi al disciplinare che regola il condimento come Indicazione geografica
protetta, sono stati sequestrati dai carabinieri dei Nas. Dal luglio scorso l’aceto balsamico di Modena ha ricevuto il riconoscimento dell’Ue come Igp e, all’indomani della pubblicazione del
regolamento comunitario, sono scattati i controlli dei carabinieri del Nas di Parma, coadiuvati dal personale dell’Istituto controllo qualità dei prodotti agroalimentari di Modena.
  

I militari hanno individuato una struttura in provincia di Modena che operava fuori dai canali certificati, producendo l’alimento tutelato senza rispettarne le rigide modalità previste. I
carabinieri hanno trovato nell’azienda, che opera nel settore dei condimenti, oltre 323.000 bottigliette da 500 ml etichettate come “Aceto Balsamico di Modena”, prive di certificazione e senza
che l’aceto fosse lasciato a maturare per almeno 60 giorni in botti di legni pregiati, come previsto dal disciplinare. Le confezioni sequestrate hanno un valore di oltre un milione di euro e al
responsabile dell’azienda sono state contestate le violazioni amministrative. Il prodotto sequestrato verrà probabilmente rietichettato e distribuito come “condimento alimentare”.

“Con 25 diversi tipi di imitazione scoperti nel mondo l’aceto balsamico di Modena è il più taroccato a danno dei produttori italiani e dei consumatori”. E’ quanto afferma la
Coldiretti nel commentare “positivamente” l’operazione dei carabinieri Nas di Parma che hanno sequestrato 161mila litri di aceto balsamico di Modena prodotti senza il rispetto del disciplinare di
Indicazione geografica Protetta (Igp), per valore un milione di euro       

La produzione di ‘aceto balsamico di Modena’ Igp ammonta complessivamente – sottolinea la Coldiretti – a circa 70 milioni di litri, per un valore al consumo di 240 milioni di euro, con l’80 per
cento del prodotto che viene esportato sul mercato mondiale, dove subisce la concorrenza di imitazioni senza controllo. Solo due anni fa, all’Anuga di Colonia, la Fiera dell’alimentazione
più importante del mondo, sono state scoperte produzioni di aceto balsamico generico, dove il termine “aceto”  viene sostituito con la traduzione inglese “vinegar” o quella spagnola
“vinagre” abbinato a “balsamico”. In commercio si trovano perciò “vinagre balsamico” e “vinagre balsamico de Rioja”, il “Greek Balsamic Vinegar-Balsamon” e il “balsamic vinegar” cileno.
  

Insieme all’importante azione di controllo “é necessario – conclude la Coldiretti – stringere le maglie della legislazione a livello internazionale ma anche comunitario, per impedire la
commercializzazione di un prodotto realizzato a partire da uve e mosti di ogni parte del mondo che mette a rischio il profondo legame del vero aceto balsamico di Modena con il suo territorio
d’origine”.

“La falsificazione di aceto balsamico di Modena purtroppo è anche agevolata da un disciplinare comunitario che ammette l’uso di mosti provenienti da tutto il mondo”. E’ quanto afferma il
presidente di Coldiretti Emilia-Romagna, Mauro Tonello, in relazione al sequestro di 161 mila litri di aceto balsamico in provincia di Modema privo di certificazione.   

“Coldiretti Emilia-Romagna – prosegue Tonello – ha contestato il disciplinare Igp approvato dall’Unione Europea nel luglio scorso perché ignora  il profondo legame di questo prodotto
con il suo territorio d’origine in cui i tipi di vitigni e le condizioni pedoclimatiche sono fondamentali per conferire al balsamico le su caratteristiche tipiche”.

L’Unione Europea – ricorda Coldiretti in un comunicato – ha ritenuto che limitare l’origine dei mosti alla regione Emilia-Romagna avrebbe costituito un ostacolo non giustificato alla libera
circolazione delle merci, ed ha imposto la libera provenienza del prodotto, con un forte danno per i produttori italiani di mosto, ma anche con una forte agevolazione per i falsificatori. “Per
questo, insieme all’importante azione di controllo dei Nas, è necessario – conclude Tonello – stringere le maglie della legislazione a livello internazionale, per impedire la
commercializzazione di un prodotto realizzato a partire da uve e mosti di ogni parte del mondo”.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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