Marea Nera: All’Adriatico massima attenzione
6 Maggio 2010
Abbiamo il dovere di garantire ai cittadini la massima sicurezza degli impianti estrattivi di gas e petrolio, che pure sono necessari e che impegnano tanti lavoratori, e il dovere di
diversificare le fonti di approvvigionamento energetico perché non si sia mai schiavi di nulla se non di quello sviluppo necessario, culturale ed economico, che noi veneti siamo capaci di
creare.
Ho dato quindi mandato agli assessori Maurizio Conte e Daniele Stival di verificare prontezza ed efficacia della nostra rete di intervento in caso di emergenza ambientale. Non voglio creare
allarmismo, ma guardando a quanto sta accadendo in Lousiana, non possiamo dimenticare che le piattaforme di estrazione gasiera e petrolifera insistono anche al largo delle nostre coste,
adriatiche e tirreniche.
E dobbiamo dimostrare di aver imparato la lezione di Seveso o del Prince William Sound’s Bligh Reef, dove nell’89 si arenò la petroliera Exxon Valdez riversando in mare 40 milioni di litri
di greggio. Se accadesse qualcosa di simile nel Mediterraneo sarebbe il disastro. Per tutti e per il Veneto in particolare, prima regione italiana per turismo.
Ho chiesto quindi che si verifichi quanto prima di quali risorse, umane e tecniche, disponiamo per far fronte ad un eventuale incidente nell’Adriatico, ottimizzando poi la piattaforma tecnologica
a nostra disposizione e la collaborazione fra le diverse forze di controllo, polizia e pronto intervento.
Già vantiamo un sistema di Protezione civile fra i migliori d’Italia che conta 16 mila volontari, riuniti in oltre 300 organizzazioni, anche formate e dotate di mezzi e
professionalità speciali, come i sommozzatori per le verifiche in ambiente marino e i reparti volo per le ricognizioni aeree.
Risorse, queste, che sarebbero certamente un adeguato supporto a quelle forze chiamate istituzionalmente a intervenire, come Capitaneria di Porto, Guardia costiera, Vigili del Fuoco e il
Dipartimento nazionale protezione civile che, in una situazione di particolare emergenza, assumerebbe la direzione delle operazioni. Sappiamo di poter contare anche su mezzi per l’assorbimento
e lo smaltimento del materiale oleoso inquinante, in dotazione presso il porto di Venezia.
L’ambiente non è tema sul quale levare scudi ideologici: è un patrimonio comune e una risorsa che dobbiamo saper sfruttare e difendere. Ecco perché, quando con il
versamento di gasolio nel Lambro si è temuto per una pericolosa contaminazione del fiume Po, il Veneto è intervenuto investendo due milioni di euro. Non possiamo più
accettare chi attenta alla salute dell’ambiente e quindi alla nostra salute.
Lucazaia.it




