Maiale alla diossina, i consumatori possono riconoscere la carne proveniente dall’Irlanda
9 Dicembre 2008
Grazie all’obbligo di indicare la provenienza in etichetta è possibile per i consumatori riconoscere direttamente sugli scaffali la carne bovina proveniente
dall’Irlanda. E’ quanto afferma la Coldiretti che in riferimento all’allarme per i livelli alti di diossina presenti nella carne irlandese sottolinea come
l’individuazione di 22 partite di carne di maiale provenienti dall’Irlanda ed i sequestri dimostrano che in Italia i controlli funzionano. Per non rincorrere le
emergenze – sottoline la Coldiretti – occorre estendere a tutti gli alimenti l’obbligo di un sistema di etichettatura che indichi la provenienza, al pari di quanto è stato
già fatto per quella di pollo e per quella bovina dopo le emergenze aviaria e mucca pazza
Dal primo gennaio 2002 – precisa la Coldiretti – l’etichetta della carne bovina in vendita deve obbligatoriamente riportare lo stato di nascita, di allevamento e di macellazione
ed è quindi possibile sapere se la fettina acquistata in macelleria è stata ottenuta da un bovino nato, cresciuto e allevato in Italia o se si tratta di un capo nato in
Francia, cresciuto e macellato in Italia o ancora se la carne proviene da un animale nato, cresciuto e macellato in Irlanda.
Informazioni analoghe sono state introdotte nel 2005 per il pollame a seguito dell’emergenza aviaria mentre mancano ancora per la carne di maiale le cui importazioni in
Italia – continua la Coldiretti – arrivano peraltro solo per lo 0,3 per cento dall’Irlanda sulla base di elaborazioni su dati Istat relativi ai primi otto mesi del 2008. Le carni
suine italiane possono tuttavia essere riconoscibili da marchi di qualità come il Gran Suino Padano (GSP) per il prodotto fresco o da quelli europei a denominazione di origine
per i salumi ma c’è in molti casi anche l’opportunità di acquistare direttamente in molti dei cinquemila allevamenti di maiali presenti in Italia.
In un Paese come l’Italia che può contare sulla piu’ estesa rete di veterinari a livello comunitario Il tempestivo avvio dei controlli a livello nazionale è
rassicurante – sostiene la Coldiretti – per evitare una psicosi nei consumi che in passato è costata notevolmente al sistema produttivo con perdite stimate a 2 miliardi per la
mucca pazza (2001) e a mezzo miliardo per il pollame (2005)
Per questo di fronte alle emergenze sanitarie che si rincorrono servono sopratutto – afferma la Coldiretti – misure strutturali con un sistema di etichettatura obbligatorio che indichi
la provenienza e l’origine di tutti gli alimenti, come elemento di trasparenza per produttori e consumatori e a garanzia della sicurezza alimentare. Secondo l’indagine
Coldiretti-Swg la quasi totalità dei cittadini (98 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola
contenuta negli alimenti, per colmare una lacuna ancora presente nella legislazione comunitaria e nazionale. Si tratta di una misura importante per la sicurezza alimentare con il
moltiplicarsi di emergenze sanitarie che si diffondono rapidamente in tutto il mondo per effetto degli scambi, come nel caso del latte alla melamina proveniente dalla Cina o
l’olio di girasole dall’Ucraina.
Il pressing della Coldiretti ha portato all’obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca, all’arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di
identificazione per le uova, all’obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004 il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, dall’obbligo scattato il
7 giugno 2005 di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, all’etichetta del pollo Made in Italy per effetto dell’influenza aviaria dal 17 ottobre
2005 e all’etichettatura di origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008.
Ma molto resta ancora da fare e per oltre il 50 per cento della spesa – conclude la Coldiretti – l’etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le
conserve vegetali, ma anche per il latte a lunga conservazione e per i formaggi non a denominazione di origine.
I cibi con l’indicazione di provenienza :
Carne di pollo e derivati
Carne bovina
Frutta e verdura fresche
Uova
Miele
Passata di pomodoro
Latte fresco
Pesce
Olio di oliva
E quelli senza:
Carne di maiale e salumi non a denominazione di origine (dop)
Carne di coniglio
Pasta
Frutta e verdura trasformata
Derivati del pomodoro diversi da passata
Latte a lunga conservazione
Formaggi non a denominazione di origine (dop)
Derivati dei cereali
Fonte: Elaborazioni Coldiretti





