Made in Italy: Più etichette meno patacche

Made in Italy: Più etichette meno patacche

Bruxelles – Basta con il ‘Made in Italy’ fabbricato chissà dove. L’Unione Europea non deve permettere zone d’ombra. Lo chiede Francesco Speroni, capogruppo della Lega Nord al
Parlamento Europeo, che assieme al collega Matteo Salvini ha presentato alcuni emendamenti in tale senso alla normativa comunitaria sull’etichettatura del tessile.   

Il testo attualmente in esame al Parlamento, su proposta della Commissione, prevede che l’etichetta possa indicare come paese d’origine quello “in cui è avvenuta l’ultima trasformazione o
lavorazione sostanziale, economicamente giustificata ed effettuata in un’impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo od abbia rappresentato una
fase importante del processo di fabbricazione”. Di fatto una maglietta fabbricata in Cina per conto di una ditta italiana, senza emendamenti alla norma all’esame, secondo Speroni, può
continuare a diventare ‘Made in Italy’ se subisce l’ultima lavorazione in Italia.  

I parlamentari leghisti invece chiedono un sistema di etichettatura ancora più dettagliato. “L’origine di ogni singolo processo di lavorazione dovrebbe essere chiaramente menzionato nel
marchio – sostiene Speroni – come, d’altra parte, tutti i materiali di composizione. Le evoluzioni commerciali, avvenute fino ad oggi, e l’accelerazione dei processi di globalizzazione
determinano la necessità di una più chiara definizione normativa dei criteri di identificazione del paese di origine, tale da non lasciare dubbi al consumatore, al momento dell’
acquisto”.   

“Tutto il settore manifatturiero italiano – conclude Speroni – trarrebbe enorme beneficio da una normativa che andrebbe ad imporre una tracciabilità totale dei prodotti importati
nell’Unione Europea e che eviterebbe di qualificare come ‘Made in Italy’ un prodotto che ‘Made in Italy’ non è ma che si fregerebbe di una tale indicazione d’origine grazie a normative
volutamente oscure e non curanti degli interessi delle PMI, a tutto vantaggio delle solite multinazionali che vedono nella globalizzazione senza regole un’ennesima ragione di profitto”.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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