Luca Gardini e l’eno-lusso della semplicità

Luca Gardini e l’eno-lusso della semplicità

By Redazione

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Il Lionel Messi della degustazione parte piano, ingrana appena la prima, ovvero qualche palleggio e nulla più: così si coniuga il “lusso della semplicità” per
mister Luca Gardini?
Si inizia adagio quindi: dal vino come identità, da un nebbiolo giovane giovane “perché così emerge meglio il territorio”.

Quasi didascalico, segue passo passo la degustazione sul palco di qualche volontario improvvisato. Prosegue semplice, quasi un bigino, ma, sapete, ha quelle accelerazioni dei grandi
campioni.
“Il nebbiolo deve essere scarico, piacevole, per essere davvero nebbiolo non deve avere grande colore.
Se passa in barrique, deve mantenere la sua identità”.

Quando parla di sangiovese, il ragazzo di Cervia si emoziona. Vuole mantenere un’imparzialità, ma l’emozione con cui discorre del “suo” sangiovese fa venir voglia di versarsene un
bicchiere.
Un bicchiere, attenzione, non un calice. Sangiovese significa frutto, poi tannino.
Nebbiolo è il contrario, prima il tannino poi il frutto.
Gardini, invece, è più uno champagne.
Allegria, personalità, conoscenza approfondita.
Una cosa porta all’altra come in un circolo vizioso.
Anche se, lui lo sottolinea, il vino non è un vizio, ma una passione.

Carlo Passera

Dalla newsletter di Identità golose 292 del 01 febbraio 2010

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