ll Paesaggio: bene fondamentale che necessita di una strategia condivisa

Di seguito, una riflessione dell’assessore all’Assetto del Territorio, Angela Barbanente, in ordine alla scarsa qualità della progettazione in Italia, elemento proposto dal Ministro
Rutelli nel corso del suo intervento al Convegno ” SOS Ambiente”, organizzato ad Assisi dal Fondo per l’Ambiente Italiano.

“Il Convegno “Sos ambiente”, organizzato ad Assisi dal Fondo per l’Ambiente Italiano (Fai), ha avuto un’attenzione mediatica maggiore di quella abitualmente prestata al tema del paesaggio.
Particolare rilievo è stato dato alla parte dell’intervento di Rutelli sulla scarsa qualità della progettazione in Italia, nei titoli ridotta allo slogan “Basta con i geometri.
Più spazio agli architetti”. La questione merita di essere approfondita. Magari gli scempi del paesaggio potessero essere evitati sostituendo ai geometri gli architetti. Se così
fosse, potremmo acquietare le nostre coscienze ricordando che il governo regionale pugliese, primo in Italia, accogliendo una proposta degli ordini professionali ha approvato un disegno di
legge sulla qualità delle opere di architettura che ne riconosce il pubblico interesse e promuove i concorsi di idee e di progettazione considerandoli essenziali per migliorare la
qualità dell’ambiente.

“Vi è chi, come l’architetto paesaggista tedesco Andreas Kipar, attribuisce le colpe non ai geometri ma all’insensibilità sociale. E chi, come la Presidente del Fai, Giulia Maria
Crespi, alla mancanza di una strategia volta a coniugare tutela paesaggistica e sviluppo economico, confermata dalla modesta quota di PIL destinata al settore. In verità, la mancanza di
sensibilità per i valori del paesaggio e di una coerente strategia di tutela ha accomunato, in modi e tempi diversi, tutti i livelli di governo. Dunque, affidare la soluzione del
problema a una mera redistribuzione di poteri dalle Regioni allo Stato, dai Comuni alle Regioni e così via, come peraltro alcune modifiche legislative in corso prevedono, appare
semplicistico quanto mettere gli architetti al posto dei geometri. Il rischio, peraltro, è acuire conflitti e incertezze operative e far crescere il lavoro dei tribunali.

“Ritenendo le colpe della distruzione del paesaggio non circoscrivibili a singole categorie o livelli istituzionali, ma assai diffuse nel paese e sicuramente legate al tipo di sviluppo
perseguito, lo sforzo che stiamo compiendo in Puglia consiste nell’affrontare il problema alla radice, costruendo una strategia condivisa che consideri il paesaggio il principale bene
patrimoniale per realizzare un futuro socioeconomico durevole e sostenibile per la comunità regionale.

“Tale sforzo è affidato a una gamma di strumenti diversi. Il Documento Regionale di Assetto Generale (DRAG) in vigore da fine agosto, assieme ai Programmi di riqualificazione delle
periferie (PIRP) previsti dal Piano Casa e a tanti altri provvedimenti normativi e amministrativi, orientano gli attori locali verso la riqualificazione del territorio, per porre rimedio ai
tanti danni sociali e ambientali prodotti dall’espansione urbana degli ultimi cinquant’anni: con le parole di Magnaghi, coordinatore scientifico del nuovo Piano paesaggistico regionale,
purtroppo “non singoli errori di progetto in un mare di buone regole, ma la sostanza stessa dell’urbanizzazione contemporanea”.

“Il Documento programmatico del nuovo Piano, che sarà discusso con la comunità regionale il prossimo 15 novembre contestualmente alla firma di un’intesa interistituzionale fra
Regione e Ministeri per i Beni e le attività culturali e dell’Ambiente, lancia una sfida fondamentale: passare dall’approccio del Piano paesaggistico vigente (il PUTT/P) teso a
‘difendere’ singole aree di eccellenza dallo sviluppo, a un approccio che considera i paesaggi dell’intero territorio regionale come risorse per lo sviluppo.

“Questo approccio richiede non solo nuove norme di conservazione, ma anche buone regole per proseguire la costruzione storica dei paesaggi con materiali, tecniche, tipi edilizi e insediativi
non indifferenti alle peculiarità dei luoghi e capaci di elevarne la qualità per uno sviluppo diffuso e durevole. Tale strategia, che interpreta il paesaggio come realtà
dinamica, in continua evoluzione, frutto dell’azione combinata delle “genti vive”, richiede un impegno straordinario per sviluppare la coscienza del luogo in chiunque contribuisca a produrre i
paesaggi urbani e rurali: istituzioni, abitanti, imprese. L’avvio del processo partecipativo sul nuovo Piano e la contestuale intesa interistituzionale sono dunque tappe di un percorso comune
che coinvolge le istituzioni e le genti di Puglia nella scrittura di nuove regole condivise capaci di produrre paesaggi di qualità.”

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