L’enologo Vincenzo Mercurio visita, in Sardegna, l’Azienda Poderosa

L’enologo Vincenzo Mercurio visita, in Sardegna, l’Azienda Poderosa

L’Azienda Poderosa si estende su 6 ettari, dislocati nelle aree più vocate del Mejlogu, un’area storica della Sardegna che può essere considerata una parte del
Logudoro. Il nome significa “luogo di mezzo”: infatti si trovava esattamente al centro del giudicato di Torres.

Il territorio del Mejlogu, in provincia di Sassari, è prevalentemente vulcanico e i colli conici ne rendono l’aspetto singolare nel contesto sardo di terra geologicamente antica, tanto
che gli viene attribuito l’appellativo di Alvernia sarda. I suoi suoli sono per questo tra i più fertili dell’isola. Le principali vette sono il monte Santu, il monte Pealu e il monte
Traessu, di altezza poco superiore ai 700 metri.

Un luogo di mezzo nella Sardegna centro occidentale, con una popolazione di 18 mila abitanti, distribuiti in 15 paesi su un territorio vasto 664 chilometri quadrati, poco più di un sesto
dell’intera superficie della provincia di Sassari. Le vigne della cantina Poderosa, si trovano in uno di questi paesi, Bonannaro, centro di tradizione prevalentemente agricola, in un
territorio caratterizzato da un andamento collinare ricco di falde acquifere e corsi d’acqua che hanno incentivato la coltivazione della vite e del ciliegio.

Le vigne si distendono ai piedi del Monte Santu, in cui importanti vestigia archeologiche testimoniano la presenza umana nell’arco dei millenni, il monte ai piedi del quale è nato
un capolavoro letterario: Padre padrone di Gavino Ledda. Il monte domina tutto il Mejlogu, colpisce subito lo sguardo, perchè, sospeso tra terra e cielo quasi nel sogno di voler
diventare montagna, assume una strana forma, anzi a volerlo guardare bene sembra un vascello rovesciato da una violenta tempesta in mezzo all’Oceano. Probabilmente è stata questa sua
forma particolare, quasi un “Uluru (luogo sacro agli arborigeni) sardo”, visibile già a decine di chilometri per chi arriva dalla direzione di Olbia, a far innamorare l’enologo Vincenzo
Mercurio, di questa terra.

La cima del monte spesso nascosta dalla nebbia durante l’inverno, sembra voler nascondere la presenza di creature ancestrali, gli antichi custodi di un luogo ancora oggi meta di pellegrini.
Intorno il paesaggio è vario, dolce e severo, mite e spigoloso: ma non è terra di grandi contrasti, una terra antica e ricca di storia particolarmente vocata alla coltivazione
della vite, in cui crescono alcuni tra i vitigni locali più pregiati, il Vermentino e il Cannonau: sei ettari di vigne allevate per il 100% con il tradizionale sistema ad
alberello.

L’azienda è formata da tre viticoltori animati dal profondo rispetto per la produzione nel segno di una continuità storico-culturale. Le dimensioni limitate della produzione
consentono di curare al meglio la qualità dei vini. La Cantina ha scelto di condividere con Vincenzo Mercurio l’obiettivo principale di produrre vini con sapori e profumi che
siano pura espressione del territorio, dedicando grande attenzione a tutte le fasi di lavorazione dalla vigna alla bottiglia, proprio come se il vino fosse una creatura prima da concepire poi
da educare e poi da far esprimere.

In questa logica s’inquadra la scelta dei tre viticoltori di Poderosa di chiedere a Gavino Ledda di dare un nome ai propri vini, non per descriverne caratteristiche tecniche o, origine,
bensì, per raccontarne l’anima. I nomi raccontano la terra, la natura, le origini e la storia del vino e degli uomini che sono vissuti e vivono tra pascoli e vigne. I luoghi dove ancora
oggi Ledda vive.

I vini:

Lunadu vino del tempo, bianco da uve vermentino, lavorato nelle tre versioni luna calante, luna crescente, e luna piena: differiscono per i travasi effettuati con diverse lune. Nato dal
riverbero della luna nella valle dei nuraghi dove il paesaggio, testimonia l’intensa attività vulcanica della zona

Lierra enigma della libertà, rosso da uve cagnulari in purezza, è un vino dove la libertà di espressione del vitigno, del territorio e degli uomini è
massima.Vino estremo, forte, dissoluto, anarchico, ed introvabile.

Arzu vino della luce, rosato da uve cannonau, pascale, cagnulari, monica, muristellu, il cosidetto mischione. Da ceppi molto vecchi, un mix di uve che tradizionalmente si piantava quasi
a voler cercare nell’uvaggio di riprodurre tutti i profumi ed i colori del territorio.

Monte Santu vino del pane, un tempo il pane era usato come una misura, lo si inzuppava nel vino e solo il vino che ne era assorbito veniva consumato, tempi in cui era un bene prezioso e
raro. Cannonau, cagnulari e monica.

Sono questi concetti della biodiversità, dell’amore per la terra e per le vigne, del privilegiare le uve di territorio, che hanno spinto l’enologo Vincenzo Mercurio ad affrontare
una nuova avventura, nello stile che gli è ormai proprio e che contraddistingue tutte le sue scelte professionali.

“Ho trovato nella biodinamicità di Poderosa una forza ancestrale che tiene unita la terra all’anima”.

Vincenzo Mercurio

Redazione Newsfood.com+WebTv

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