Legge commercio Lombardia

By Redazione

Lombardia – «La recente legge sul commercio varata dal Consiglio regionale ha recepito le richieste dei negozianti espresse attraverso le loro associazioni di categoria, in
particolare per quanto riguarda le aperture domenicali e anche il divieto di vendere pane fresco la domenica mattina». E’ quanto ribadisce Franco Nicoli Cristiani, assessore al Commercio
della Regione Lombardia, per il quale «sono del tutto strumentali o basate su informazioni non corrette certe critiche apparse sulla stampa».

«Chi ci accusa di sconsacrare il Natale perché i negozi possono restare aperti il mattino di questa festività è quantomeno male informato – spiega Nicoli Cristiani -.
La verità è che con la nostra legge abbiamo vietato l’apertura il Natale pomeriggio e anche il giorno successivo, Santo Stefano, mentre fino a ieri ciò era possibile in
base ai decreti Bersani, mentre abbiamo mantenuto la facoltà di apertura dei negozi solo la mattina di Natale. Una facoltà che tra l’altro fa parte di una lunga tradizione
ambrosiana e lombarda, che tra l’altro mai in nessun momento è stata sentita dal popolo cattolico come un ostacolo alla celebrazione della festività religiosa: i nostri
cattolicissimi genitori hanno sempre trovato il modo di acquistare prosciutto crudo o paté o le paste o quant’altro il mattino di Natale, senza che ciò impedisse di andare a messa
né a loro né ai negozianti».

«Quanto al divieto di vendere pane fresco la domenica mattina – prosegue l’assessore – anche questo ci è stato chiesto proprio dai panificatori per poter avere la giusta garanzia
di un giorno di riposo settimanale, loro che svolgono un lavoro con orari particolarmente pesanti. Nell’uno e nell’altro caso abbiamo cercato di rispondere con equilibrio alle esigenze dei
cittadini consumatori e dei commercianti, soprattutto quelli dei piccoli negozi. Offrendo delle opportunità, non certo degli obblighi».

«Accusare la legge votata dal Consiglio regionale – dice ancora Nicoli Cristiani – di produrre, con la possibilità di aperture domenicali, discriminazioni a favore della grande
distribuzione è del tutto gratuito e fuorviante, quando non frutto di un’ostilità ideologica. Fino a ieri in 433 Comuni (turistici) si potevano aprire i negozi anche 52 domeniche
all’anno; oggi ciò è possibile in soli 200. Per tutti gli altri le domeniche in cui possono stare aperti i negozi sono 21/22. (Ln)

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