Legambiente lancia il progetto “Green Life”, un percorso che porterà alla progettazione di quartieri sostenibili in vista di Expo 2015

By Redazione

 

In occasione dell’anniversario del Protocollo di Kyoto, presso la Fondazione Riccardo Catella Legambiente ha presentato il dossier “Costruire città senz’auto”, una rassegna
internazionale di quartieri carfree progettati a basso tasso di motorizzazione. Una raccolta di esperienze che fanno riflettere sulla possibilità di trasformare la
mobilità anche nelle città italiane, oggi fondata sulla monocultura dell’automobile di proprietà. Nel distretto di Vauban a Friburgo, ad esempio, un’area che
comprende circa 2.000 edifici, non ci sono parcheggi liberi per le auto. Chi ne possiede una deve contribuire al costo delle infrastrutture che l’uso dell’auto richiede. Oppure nel
quartiere GWL Terrein di Amsterdam, tra un edificio e l’altro invece di strade carrabili e parcheggi ci sono sentieri, piste ciclabili e prati.

Nel dossier di Legambiente vengono raccontati i casi più rilevanti di quartieri carfree di recente costruzione all’estero, ma anche casi di intere città costruite per un
basso tasso di motorizzazione, con insediamenti densi, in cui i quartieri integrano funzioni residenziali, commerciali, terziarie e ricreative, raggiungibili a piedi, in bici o con i
mezzi pubblici.

“Legambiente con questo dossier dà l’avvio al progetto ‘Green Life: costruiamo città sostenibili’, il nostro modo di partecipare a Milano Expo 2015 – dichiara Andrea
Poggio, vicedirettore generale di Legambiente –. Vogliamo che anche in Italia si comincino a sperimentare nuovi modi di abitare e di vivere carfree, prevenendo la mobilità
e sottraendo spazio all’auto privata in favore di mezzi di trasporto sostenibili. Questo è il nostro guanto di sfida a chi sta bloccando la progettazione dell’evento
internazionale”.

Proprio in relazione all’Expo 2015, Legambiente butta sul piatto una proposta: l’Expo sia un evento a basso tasso di motorizzazione, dove i visitatori si muovano senz’auto e in cui
l’area destinata ai padiglioni venga convertita dopo l’evento nel primo nuovo quartiere italiano completamente carfree. Per supportare la proposta Legambiente ha evidenziato le nuove
tendenze internazionali nell’ambito del pensiero urbanistico, dove sempre maggiori consensi riscuotono i principi della progettazione carfree: prevenzione della mobilità
attraverso un mix di usi commerciali, ricreativi, abitativi che evitino il più possibile la necessità di spostamenti, primato degli spazi pubblici, primato delle
mobilità pedonale, ciclabile e dei mezzi pubblici.

La tavola rotonda è stata anche l’occasione per presentare “Green Life: costruire città sostenibili”, una mostra internazionale sugli eco-quartieri e le città
europee che hanno intrapreso politiche avanzate dal punto di vista della sostenibilità. La mostra, che vuole essere un passo nella progettazione del futuro quartiere di Expo 2015
e uno stimolo per la nascita di quartieri “sostenibili” in tutta Italia, è organizzata in collaborazione con l’Istituto Ambiente Italia e la Triennale di Milano. L’evento
aprirà i battenti nel febbraio 2010.

Insieme ad Andrea Poggio di Legambiente hanno partecipato all’incontro Edoardo Croci, assessore all’Ambiente del Comune di Milano, Manfredi Catella, amministratore delegato Hines
Italia, società impegnata nella rigenerazione dell’area Porta Nuova, Fabio Casiroli, visiting professor DPA al Politecnico di Milano, Maria Berrini, presidente dell’Istituto
Ambiente Italia, Aldo Colonetti, direttore scientifico dello IED.

“Milano può rappresentare un laboratorio straordinario per realizzare esperienze urbane esemplari a livello nazionale ed internazionale. – dichiara Manfredi Catella,
amministratore delegato Hines Italia – L’impegno di Legambiente e l’apertura ad un tavolo di lavoro comune rappresenta un segnale importante che converge con l’impegno
imprenditoriale e la responsabilità sociale che stiamo dedicando al nostro Paese. La collaborazione virtuosa tra i diversi attori é la combinazione che contribuirà
ad affrontare con intelligenza la congiuntura attuale.”

L’incontro pubblico è stato l’occasione per parlare di auto non dal punto di vista delle emissioni ma dal punto di vista del consumo di spazio e dell’urbanistica. Basti pensare
che un posto auto misura 2X5 metri, ossia 10 mq. Ciò vuol dire che in una città come Milano per far posto alle 800mila auto che arrivano ogni giorno da fuori più le
820mila auto di proprietà dei residenti, in tutto si sacrificano alla sosta oltre 16 milioni di mq, 2250 campi da calcio, quasi il 10% del territorio cittadino. Spazio destinato
ad abitacoli privati che rimangono fermi per il 90% del tempo e che potrebbero invece essere destinati a spazi pubblici, più verde, marciapiedi più larghi. La soluzione
non è costruire più parcheggi, ma farne meno e creare più alternative all’auto privata. Il denaro e lo spazio risparmiati dalla mancata costruzione e di posti auto
possono essere investiti in spazi pubblici più accoglienti, più spazi verdi. Lo si evince chiaramente dai dati del dossier: le città con il minore tasso di
motorizzazione sono quelle con la minore dotazione di parcheggi e con minore estensione della rete carrabile. Un esempio su tutti: Londra. Con una delle migliori dotazione di mezzi
pubblici, di spazi pubblici di qualità e di verde, Londra ha solo 115 posti auto ogni 1000 posti di lavoro contro i 345 posti auto ogni mille posti di lavoro di Roma, una delle
città più dotata di parcheggi in Europa e quella con la maggior dipendenza dalla motorizzazione privata: 76 auto di proprietà ogni 100 abitanti contro le 36 di
Londra e le sole 13 di Manhattan.

Altro punto toccato dal dossier è il marketing urbano: l’urbanistica carfree si rivela un ottimo strumento di marketing per le città, un elemento più che mai
necessario in vista dell’EXPO. Costruire una città a basso tasso di motorizzazione vuol dire migliorare l’appeal della città per investitori, visitatori, aziende, nuovi
residenti. Cosa sarebbe Parigi senza i suoi ariosi trottoir e la sua elegante Metro belle époque, New York senza i suoi ampi marciapiedi e i suoi taxi gialli, San Francisco senza
tram, Amsterdam senza bici, Barcellona senza i marciapiedi delle Ramblas, Londra senza bus a due piani, senza taxi neri e senza le dodici linee di Tube sotterranea, le città
d’arte italiane senza i corsi pedonali? E cosa sarebbe Milano senza i suoi vecchi tram arancioni, le sue aree pedonali sfavillanti di vetrine? Occorre andare avanti decisi in questa
direzione, a maggior ragione in vista dell’EXPO.

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