Le Collezioni d’arte delle famiglie milanesi: primo appuntamento. Francesca e Massimo Valsecchi
26 Febbraio 2025
Le collezioni d’arte delle famiglie milanesi in mostra a Milano. Il 25 febbraio 2025, il primo dei quattro appuntamenti
Le famiglie milanesi aprono le loro collezioni: il primo dei cinque appuntamenti alla Galleria Canesso di Milano, organizzati dalla direttrice Ginevra Agliardi
A cura di ASSOEDILIZIA informa
La Galerie Canesso di Paris-Milan presenta, con il patrocinio di Assoedilizia e di Adsi
Le famiglie milanesi aprono le loro collezioni: alla Galleria Canesso il successo del primo appuntamento
Le Collezioni d’arte delle famiglie milanesi: primo appuntamento. Francesca e Massimo Valsecchi
Milano, 26 febbraio 2025
Le famiglie milanesi aprono le loro collezioni: alla Galleria Canesso il successo del primo appuntamento
Di Saverio Fossati
Le famiglie milanesi aprono le loro collezioni: il primo dei cinque appuntamenti alla Galleria Canesso di Milano, organizzati dalla direttrice Ginevra Agliardi, è stato dedicato alla raccolta di arte contemporanea dei Valsecchi (ora esposta a palazzo Butera a Palermo) e si è tenuto il 25 febbraio con Claudio Gulli, direttore di Palazzo Butera. Seguiranno le altre conferenze, dedicate al patrimonio artistico di Trivulzio (27 marzo), Sessa Fumagalli (29 aprile) e Litta Visconti Arese (27 maggio). Alla serata erano presenti il presidente di Adsi Pietro del Bono e di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, che hanno sostenuto l’iniziativa, e Federico Filippo Oriana, presidente di Aspesi.
L’appuntamento si è rivelato di tale interesse che si è dovuto raddoppiare le date (il 24 e il 25 febbraio).
Dopo i saluti e i ringraziamenti ad Assoedilizia e ad Adsi, Maurizio Canesso, il titolare della galleria (la sede principale è a Parigi) che ospita l’evento, ha ricordato la sua passione per l’arte sin dalla prima giovinezza. E ha presentato Claudio Gulli, il direttore della collezione di Francesca e Massimo Valsecchi, ora a Palermo a palazzo Butera.
Colombo Clerici ha rappresentato l’evento come un tuffo nella storia delle famiglie milanesi e nella storia della città, perché le famiglie sono depositarie dello spirito milanese, tra intraprendenza, pragmatismo operoso di impronta illuministica, spirito di solidarietà e coscienza civile. In questo modello di vita, ha detto Colombo Clerici, importanza di rilievo ha avuto la componente culturale e artistica. E la stessa ricchezza delle famiglie non è mai stata considerata fine a se stessa ma sempre con una finalizzazione di ordine sociale e di solidarietà, anche attraverso le collezioni. “Non numen – nummus – sed artifex” recitava il motto di una vecchia banca lombarda, perché il denaro è solo uno strumento. Le collezioni sono quindi il risultato di questo modello di vita, come frutto di mecenatismo e di spirito civico.
- In questi incontri – ha esordito Gulli – emergerà il quadro delle collezioni milanesi. Ma per iniziare ha scelto di parlare di un quadro cui ancora sono legati molti misteri, a cominciare dall’autore (Franz Floris, secondo Gulli), probabilmente dipinto a Roma intorno al 1540. Nell’opera si vedono cinque conoscitori di antichità (tra cui forse l’autore) ed è una sorte di manifesto, perché tra i personaggi si riconoscono Vespasiano e Vitellio, con un’attualizzazione comune all’epoca. Sul retro c’è un altro dipinto che sembra in rapporto con la scultura, in una scena violenta legata ai moderni.
Il palazzo Butera ospita la collezione costruita da Massimo e Francesca Valsecchi, che hanno deciso di aprire al pubblico la collezione e di collocarla, appunto lì. I Valsecchi si trasferiscono da Milano a Londra nel 1980 e nella nuova casa trova posto la collezione di una coppia di persone che da tempo girava per aste e gallerie. Nel 1972 avevano aperto in via Santa Marta a Milano una galleria di arte contemporanea: un luogo controcorrente, adatto al suo modo di approcciarsi all’arte contemporanea. La galleria sembra insomma essere una scusa per approcciarsi e lavorare con gli artisti.
Il ruolo che Milano ha avuto per i Valsecchi si esprime anche con il Fai, che ha reso possibile visitare il loro appartamento di via Rugabella.
Il palazzo Butera viene comprato dieci anni fa, e viene restaurato. Durante i lavori emergono anche gli orientamenti illuministici del principe di Butera della prima metà del XVIII secolo e Anne e Patrick Poirier, i due artisti francesi che hanno manifestato il profondo cambiamento di paradigma nell’arte contemporanea agli inizi degli anni Settanta, propongono un intervento che lo celebra. Nel 2018 una biennale di arte contemporanea a Palermo trova ampio spazio l’esposizione di Palazzo Butera; le installazioni degli artisti impallidiscono di fronte alla bellezza dei palazzi fatiscenti della Kalsa. Così decidiamo di raccogliere i dipinti delle “città del principe” che raffigurano quelle dei cui feudi è titolare Butera. E invitiamo gli abitanti perché riconoscano la loro casa nel Settecento. Le grandi corti del palazzo diventano piazze per la città. Le risorse economiche sono interamente private.
I Valsecchi volevano che gli artisti potessero risiedere nel palazzo; ogni anno infatti ospitiamo due residenti svizzere e iniziano le collaborazioni con le summer school con la Sapienza, con lo Steri e con i palazzi vicini, con il pragmatismo silenzioso ma efficace che erode la staticità delle istituzioni palermitane.
La terrazza, che comunica con la Passeggiata delle Cattive, viene aperta al pubblico, e anche della passeggiata ci prendiamo cura come se fosse nostro.
Il grande salone dorato vede gli intarsi straordinari di porte e specchiere e diventa un modo di inserire il mondo, attraverso opere d’arte di varia provenienza, nel contesto degli stucchi del XVIII secolo.
Pietro del Bono, nel sottolineare le difficoltà con le soprintendenze lombarde, ha elogiato l’iniziativa e ha chiesto come sono stati i rapporti a Palermo: Gulli ha spiegato che i rapporti sono stati stretti, anche grazie all’architetto Giovanni Cappelletti, e che il progetto era stato presentato per tempo.
Tra i contributi del pubblico, Giulio Crespi ha voluto sottolineare l’importanza per Palermo della scelta della famiglia Valsecchi, che riportando in vita il palazzo Butera ha dato un contributo fondamentale alla rinascita della città e alla sua ripresa culturale, dopo decenni di tragico abbandono, nella direzione di quel cosmopolitismo e di luogo della bellezza che la hanno sempre connotata dalla fine dell’Ottocento.
Foto: Claudio Gulli
Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE





