Un bilancio su cinque secoli di storia «ticinese» – Convegno della Carlo Cattaneo nelle sede del Palazzo Comunale di Lugano

Un bilancio su cinque secoli di storia «ticinese» – Convegno della Carlo Cattaneo nelle sede del Palazzo Comunale di Lugano

By Giuseppe

Tra conservatorismo e liberalismo, Il Ticino culturale e politico dalla Controriforma al Consociativismo.  

Convegno organizzato il 24 febbraio 2025 a Lugano dall’Associazione «Carlo Cattaneo»

 

Un bilancio su cinque secoli di storia «ticinese» – Convegno della Carlo Cattaneo nelle sede del Palazzo Comunale di Lugano

 

Lugano, 25 febbraio 2025

 A cura di Assoedilizia Informa

 

Un bilancio su cinque secoli di storia «ticinese» – Convegno della Carlo Cattaneo nelle sede del Palazzo Comunale di Lugano

              Un bilancio su cinque secoli di storia «ticinese»
Convegno della Carlo Cattaneo sulla dinamica dei partiti nel XIX secolo

di Saverio Fossati
Tra conservatorismo e liberalismo, Il Ticino culturale e politico dalla Controriforma al Consociativismo è stato il tema impegnativo proposto nel convegno organizzato il 24 febbraio 2025 a Lugano dall’Associazione «Carlo Cattaneo», coronamento del corso di approfondimento in partenariato e con il supporto della Fondazione «Ferdinando e Laura Pica-Alfieri», fra il 2022 e il 2024, sulla storia civile e culturale del Ticino dal titolo «Tra conservatorismo e liberalismo», articolato in tre parti: «Le tipografie del Cantone Ticino e il Risorgimento italiano» (Milano, Biblioteca Nazionale Braidense, 18 maggio 2022); «Cultura, fede e politica nel Ticino moderno (XVI-XIX secolo)» (Lugano, Palazzo civico, 8 novembre 2023); «Dalle fazioni ai partiti nel Ticino dell’Ottocento» (Lugano, Palazzo civico, 23 ottobre 2024).
Da sin. Marino Viganò, Filippo Lombardi, Giancarlo Dillena, Giovanni Merlini
Ha aperto la serata il saluto del presidente della Carlo Cattaneo Giancarlo Dillena, che ha ricordato le premesse dell’evento. Al termine del corso triennale, si legge nella presentazione, si è imposta una riflessione di esponenti altrettanto qualificati sia della storiografia, sia della politica ticinesi per tentare una rilettura complessiva del lungo, multiforme processo di emancipazione, all’esterno, e sviluppo, all’interno, della compagine cantonale attuale.
Anche per valutare quanto e come, pur nella dialettica talora aspra, le rispettive componenti abbiano contribuito – ciascuna nel proprio ambito, e dai propri princìpi ispiratori – a plasmare l’odierno Ticino, pacificato attorno alla concertazione politica e alla dialettica costruttiva entro la cornice della Nazione elvetica.

Al convegno ha partecipato anche il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, ideatore, con l’Ambasciatore Salvatore Zotta allora Console Generale d’Italia a Lugano, e co-fondatore della Carlo Cattaneo nel 1998.

Il coordinatore Marino Viganò ha ricordato che il primo appuntamento è stato alla Biblioteca Nazionale Braidense, in cui si è parlato della libertà di stampa in Ticino e contributo dato al Risorgimento e gli altri incontri in cui sono state illustrate le peculiarità ticinesi nell’affermazione delle libertà politiche e religiose.
L’intervento di Maurizio Binaghi è stato intitolato “L’Ottocento svizzero,
dallo scontro di cultura al consenso «borghese»: la Svizzera è un paese neutrale (e felice)?”.  E ha esordito ricordando che un quadro raffigurante la civiltà lacustre preistorica era stato inviato a rappresentare la Svizzera, dove appare un popolo chiuso tra le Alpi e il lago, laborioso e tranquillo. Eppure la Costituzione del 1848 esce da una guerra civile. Ma non votano le donne né il 20% dei maschi per varie ragione (reddito, domicilio fisso, pregiudicati, ebrei e jenisch) e questo permette al partito radicale al potere di mantenerlo. E la Svizzera centrale (a predominanza conservatrice) è esclusa dal potere esecutivo. Con l’evoluzione degli anni Settanta dell’Ottocento, la democrazia diretta e i referendum, si sgretola il potere politico dei radicali. Il 1° agosto 1891 si festeggia la festa nazionale, con il recupero posticcio di un documento ma che rappresenta un altro tassello del tessuto consociativo svizzero con il recupero della Svizzera centrale: un popolo tutto coinvolto nello spirito nazionale con valori che vogliono essere eterni. La rivoluzione in Ticino del 1890 culmina però con l’occupazione militare e l’avvento del sistema proporzionale.
Giovanni Merlini si è dedicato al contributo del Partito liberale-radicale, in particolare all’abolizione del vincolo censitario e corporativo per l’esercizio del diritto di voto. In Ticino occorrevano requisiti assai onerosi, dal patrimonio all’appartenenza a un patriziato, cui si era ammessi con il consenso di tre quarti dei membri e il pagamento di imposte pesanti. Anche industriali e commercianti erano ritenuti nullatenenti se non possedevano beni immobili, elemento considerato fondamentale in quanto costituente il legame con la terra. “A questo proposito – ha dichiarato Colombo Clerici a margine del convegno – va sottolineato che questo principio antico ha un suo fondamento reale, non certo per negare diritti elettorali, ma per capire come la proprietà immobiliare e fondiaria abbia il suo vero radicamento nelle campagne e nella città.  I proprietari immobiliari hanno veramente a cuore il luogo in cui abitano e sono i più fedeli interpreti dell’interesse di tutti i cittadini alla prosperità del territorio e della società”.
Perciò, ha proseguito Merlini, gli ideali liberaldemocratici vinsero per la grande pazienza ma soprattutto grazie alle istituzioni federali, con la Costituzione del 1848. Poi vennero abrogati il censo e il requisito patriziale. Poi, con la costituzione ticinese del 1875, e il 1969 (riconoscimento del diritto di voto alle donne), tutti gli ostacoli vennero superati.
Merlini ha poi ricordato alcune “anomalie” ticinesi: l’influenza degli esuli italiani del Risorgimento sulla popolazione rurale cattolica, e il ruolo delle famiglie che in alcune valli erano liberali. I liberali, ha concluso Merlini, hanno ottenuto successo soprattutto perché hanno trovato alleati anche tra i conservatori moderati e anche per la duttilità dimostrata da “costruttori di ponti”.
Il contributo del Partito liberal-conservatore è stato il tema affrontato da Filippo Lombardi, sottolineando il tentativo, anche attraverso il cambio di nome del partito, rappresentino a volte dei veri tentativi di costruire ponti, non solo in Ticino. E negli ultimi anni i liberali si sono dimostrati più federalisti dei conservatori. La storia dell’evoluzione dei nomi del partito conservatore, illustrata da Lombardi, si è confrontata anche con le diverse lingue elvetiche. La “concordanza” svizzera è imposta dal sistema: avendo due maggioranze diverse nelle due Camere occorre ampliarle per le decisioni, e i referendum sono l’altro elemento fondamentale: per questo le decisioni devono essere prese con maggioranze molto larghe, pena il loro fallimento. E rappresentano, ha concluso Lombardi, la capacità di vivere insieme.
Del resto, ha ricordato Dillena, la scelta di San Carlo Borromeo di puntare sulla formazione del clero cattolico per contrastare i più preparati protestanti, ha fatto sì che proprio attraverso il clero cattolico siano passate le idee illuministiche, il che dimostra che le cose non vanno sempre come si vorrebbe.

 

Saverio Fossati

ASSOEDILIZIA informa

 


Redazione Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD