Ha aperto la serata il saluto del presidente della Carlo Cattaneo Giancarlo Dillena, che ha ricordato le premesse dell’evento. Al termine del corso triennale, si legge nella presentazione, si è imposta una riflessione di esponenti altrettanto qualificati sia della storiografia, sia della politica ticinesi per tentare una rilettura complessiva del lungo, multiforme processo di emancipazione, all’esterno, e sviluppo, all’interno, della compagine cantonale attuale.
Anche per valutare quanto e come, pur nella dialettica talora aspra, le rispettive componenti abbiano contribuito – ciascuna nel proprio ambito, e dai propri princìpi ispiratori – a plasmare l’odierno Ticino, pacificato attorno alla concertazione politica e alla dialettica costruttiva entro la cornice della Nazione elvetica.
Al convegno ha partecipato anche il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, ideatore, con l’Ambasciatore Salvatore Zotta allora Console Generale d’Italia a Lugano, e co-fondatore della Carlo Cattaneo nel 1998.
Il coordinatore Marino Viganò ha ricordato che il primo appuntamento è stato alla Biblioteca Nazionale Braidense, in cui si è parlato della libertà di stampa in Ticino e contributo dato al Risorgimento e gli altri incontri in cui sono state illustrate le peculiarità ticinesi nell’affermazione delle libertà politiche e religiose.
L’intervento di Maurizio Binaghi è stato intitolato “L’Ottocento svizzero,
dallo scontro di cultura al consenso «borghese»: la Svizzera è un paese neutrale (e felice)?”. E ha esordito ricordando che un quadro raffigurante la civiltà lacustre preistorica era stato inviato a rappresentare la Svizzera, dove appare un popolo chiuso tra le Alpi e il lago, laborioso e tranquillo. Eppure la Costituzione del 1848 esce da una guerra civile. Ma non votano le donne né il 20% dei maschi per varie ragione (reddito, domicilio fisso, pregiudicati, ebrei e jenisch) e questo permette al partito radicale al potere di mantenerlo. E la Svizzera centrale (a predominanza conservatrice) è esclusa dal potere esecutivo. Con l’evoluzione degli anni Settanta dell’Ottocento, la democrazia diretta e i referendum, si sgretola il potere politico dei radicali. Il 1° agosto 1891 si festeggia la festa nazionale, con il recupero posticcio di un documento ma che rappresenta un altro tassello del tessuto consociativo svizzero con il recupero della Svizzera centrale: un popolo tutto coinvolto nello spirito nazionale con valori che vogliono essere eterni. La rivoluzione in Ticino del 1890 culmina però con l’occupazione militare e l’avvento del sistema proporzionale.
Giovanni Merlini si è dedicato al contributo del Partito liberale-radicale, in particolare all’abolizione del vincolo censitario e corporativo per l’esercizio del diritto di voto. In Ticino occorrevano requisiti assai onerosi, dal patrimonio all’appartenenza a un patriziato, cui si era ammessi con il consenso di tre quarti dei membri e il pagamento di imposte pesanti. Anche industriali e commercianti erano ritenuti nullatenenti se non possedevano beni immobili, elemento considerato fondamentale in quanto costituente il legame con la terra. “A questo proposito – ha dichiarato Colombo Clerici a margine del convegno – va sottolineato che questo principio antico ha un suo fondamento reale, non certo per negare diritti elettorali, ma per capire come la proprietà immobiliare e fondiaria abbia il suo vero radicamento nelle campagne e nella città. I proprietari immobiliari hanno veramente a cuore il luogo in cui abitano e sono i più fedeli interpreti dell’interesse di tutti i cittadini alla prosperità del territorio e della società”.
Perciò, ha proseguito Merlini, gli ideali liberaldemocratici vinsero per la grande pazienza ma soprattutto grazie alle istituzioni federali, con la Costituzione del 1848. Poi vennero abrogati il censo e il requisito patriziale. Poi, con la costituzione ticinese del 1875, e il 1969 (riconoscimento del diritto di voto alle donne), tutti gli ostacoli vennero superati.
Merlini ha poi ricordato alcune “anomalie” ticinesi: l’influenza degli esuli italiani del Risorgimento sulla popolazione rurale cattolica, e il ruolo delle famiglie che in alcune valli erano liberali. I liberali, ha concluso Merlini, hanno ottenuto successo soprattutto perché hanno trovato alleati anche tra i conservatori moderati e anche per la duttilità dimostrata da “costruttori di ponti”.
Il contributo del Partito liberal-conservatore è stato il tema affrontato da Filippo Lombardi, sottolineando il tentativo, anche attraverso il cambio di nome del partito, rappresentino a volte dei veri tentativi di costruire ponti, non solo in Ticino. E negli ultimi anni i liberali si sono dimostrati più federalisti dei conservatori. La storia dell’evoluzione dei nomi del partito conservatore, illustrata da Lombardi, si è confrontata anche con le diverse lingue elvetiche. La “concordanza” svizzera è imposta dal sistema: avendo due maggioranze diverse nelle due Camere occorre ampliarle per le decisioni, e i referendum sono l’altro elemento fondamentale: per questo le decisioni devono essere prese con maggioranze molto larghe, pena il loro fallimento. E rappresentano, ha concluso Lombardi, la capacità di vivere insieme.
Del resto, ha ricordato Dillena, la scelta di San Carlo Borromeo di puntare sulla formazione del clero cattolico per contrastare i più preparati protestanti, ha fatto sì che proprio attraverso il clero cattolico siano passate le idee illuministiche, il che dimostra che le cose non vanno sempre come si vorrebbe.