L’Agenzia delle Entrate a caccia delle compensazioni indebite

L’Agenzia delle Entrate a caccia delle compensazioni indebite

L’obiettivo è stroncare un fenomeno che da strumento di civiltà si è trasformato in veicolo di evasione Analisi di rischio e azione di intelligence sono i due pilastri su cui
si fonda la metodologia elaborata dall’agenzia delle Entrate per far fronte al fenomeno delle compensazioni indebite. Le compensazioni, come dato globale, sono passate dai 23 miliardi del 2004 ai
29 miliardi del 2008. Una crescita anomala, ha sottolineato il direttore Attilio Befera nella conferenza stampa tenuta oggi a Roma presso la sede centrale dell’Amministrazione fiscale, non coerente con quella del
gettito.

L’istituto della compensazione è uno strumento di civiltà nei rapporti tra fisco e contribuente che, pur avendo funzionato sempre bene, presenta oggi alcuni inconvenienti. E per
evitare che assuma proporzioni difficili da arginare l’Agenzia è passata al contrattacco. In che modo? Affiancando ai controlli di routine una specifica azione di intelligence svolta da
una task force antifrode che ha già approfondito specifici settori di analisi capaci di risalire con tempestività alla inesistenza del credito e alle anomalie del credito
compensato. Per le attività di controllo, non si aspettano più le dichiarazioni dei redditi, ma si monitorano le compensazioni man mano che vengono effettuate.
Il tutto grazie anche alle possibilità offerte da due recenti provvedimenti normativi (decreti legge 112 e 185 del 2008), che hanno stretto le maglie dei controlli e inasprito le
sanzioni.

L’obiettivo delle Entrate? Stroncare il fenomeno
Il nostro obiettivo – ha evidenziato il direttore delle Entrate – è stroncare comunque un fenomeno evasivo che è possibile dividere in due diverse tipologie: l’uso della
compensazione quasi fosse un bancomat delle imprese nei confronti del Fisco ovvero la compensazione per non pagare le imposte e i contributi dovuti; l’altro, invece, rappresentato dalle frodi
vere e proprie che si sono estese su tutto il territorio nazionale.

La strategia adottata dalle Entrate: due tipologie di illeciti
L’Agenzia, ha sottolineato Befera, per far fronte al fenomeno ha costituito una apposita task force composta da personale estremamente qualificato che effettua i controlli man mano che le
compensazioni sono effettuate. L’attività di analisi svolta in questi primi mesi del 2009 ha già consentito di individuare sia i settori economici sia le aree territoriali che
presentano un’alta concentrazione dei rischi di irregolarità e di anomalia. Due le tipologie più diffuse. La prima, caratterizzata da comportamenti individuali, più o meno
episodici, anche legati a contingenze di carattere economico e finanziario, e finalizzata a eludere il versamento delle imposte e dei contributi, in taluni casi anche di modesta entità. La
seconda, invece più complessa e insidiosa, riguarda sempre cifre considerevoli ed è connessa ad altre violazioni (in particolar modo, l’emissione di fatture false) nel contesto di
un più ampio disegno fraudolento. Per la prima tipologia, sono stati attivati tutti gli uffici delle Entrate già operativi su un primo numero di compensazioni e sono stati
programmati interventi ulteriori a catena di contrasto al fenomeno. Per la lotta alle frodi, la task force sta già operando su un significativo numero di casi, per i quali si
provvederà anche a informare l’autorità giudiziaria.

Le anomalie a livello territoriale e le analisi di rischio
Ammonta a 17 miliardi il valore delle compensazioni Iva effettuate nel 2008; coinvolti oltre 1milione e 700mila contribuenti. In alcune aree geografiche – ha sottolineato Befera – si registrano
compensazioni platealmente sproporzionate rispetto al totale nazionale. E questa sproporzione, considerato anche il gettito prodotto in questi territori, presenta un elevato fattore di rischio su
cui l’Agenzia ha deciso di intervenire. Per farlo si è pensato di adottare una strategia basata su una azione mirata mediante delle analisi di rischio che costituiscono il presupposto per
individuare il fenomeno e stroncarlo.

Gli strumenti normativi
Il legislatore è intervenuto su queste anomalie attraverso due distinti provvedimenti: i decreti legge 112 e 185. Con il primo – ha ricordato Luigi Magistro, direttore centrale
Accertamento – è stata introdotta una specifica azione di contrasto alle frodi in collaborazione anche con altri attori coinvolti nell’operazione, come la Guardia di finanza e l’agenzia
delle Dogane. Con il Dl 185 sono state invece rafforzate le sanzioni per contrastare la pratica diffusa del ricorso alla compensazione di crediti inesistenti: in base alla nuova disciplina, dal
29 novembre 2008 è prevista una sanzione dal 100 al 200% dei crediti inesistenti utilizzati in compensazione; mentre dall’11 febbraio 2009, scatta la sanzione del 200% nell’ipotesi in cui
l’ammontare illecitamente compensato superi i 50mila euro nell’anno solare. Pertanto, riassumendo, mentre per le violazioni compiute fino al 28 novembre 2008 rimane applicabile la sanzione del
30%, riferita al totale credito d’imposta indebitamente utilizzato, per quelle realizzate successivamente scatteranno aliquote sanzionatorie oscillanti dal 100 al 200 per cento.
Sul fronte dei controlli, poi, è stato allungato il termine di prescrizione passato a otto anni ed è stata introdotta la possibilità dell’immediata iscrizione a ruolo delle
somme indebitamente compensate.

Evasione diffusa
Relativamente ai primi 80mila soggetti posti sotto la lente d’ingrandimento del Fisco, è stato accertato che 8mila hanno utilizzato in compensazione crediti Iva pur non avendo presentato
la relativa dichiarazione. La loro posizione è già stata segnalata agli uffici locali per l’azione di recupero di complessivi 150 milioni di euro.

Il fenomeno delle frodi
Nel dettaglio di alcuni dati di rilievo e delle operazioni che le Entrate stanno effettuando è entrato il direttore centrale Accertamento. In particolare, sul dato relativo alle tipologie
di frode e alle aree geografiche considerate ad alto rischio. Nel mirino della task force antifrode delle Entrate, figurano non soltanto i fenomeni realizzati attraverso la creazione di
società fittizie, ma anche le attività illecite di quei consulenti che “consigliano” comportamenti scorretti e le emissioni di fatture per operazioni inesistenti da parte delle
cosiddette società cartiere.
Quanto alle aree geografiche, per il biennio 2007-2008 e i primi tre mesi 2009, risultano ad alto rischio compensazioni per 170 milioni di euro operate da oltre 200 soggetti concentrati in
Lombardia (56%), Lazio (11%), Emilia Romagna (8%), Puglia (6%), Veneto e Campania, seguite dalle altre regioni in percentuali inferiori. L’edilizia è il settore più colpito dal
fenomeno con il 47% dei soggetti interessati e il 56% dell’ammontare dei crediti utilizzati in compensazione.
Magistro ha poi ricordato che analisi più sofisticate sono attualmente in corso e coinvolgono più di 500 soggetti che nel 2008 hanno compensato crediti per un totale di 180 milioni
di euro.

Un network di specialisti
La task force antifrode, ha infine ricordato Magistro, è un vero e proprio network di specialisti che dal centro definisce la strategia, individua la situazione, sviluppa l’analisi e poi
attraverso l’azione svolta dagli uffici a livello locale procede ai recuperi.
Tra le forme più diffuse di frode – ha ricordato Emiliana Bandettini, direttore ufficio centrale Antifrode dell’Agenzia – vi sono quelle che coinvolgono consorziate di imprese che,
attraverso un particolare meccanismo di avvicendamento operativo, oltre ad alterare le regole della concorrenza, non pagano le imposte e finiscono anche per incamerare una parte dell’Iva.
L’obiettivo è stroncare un fenomeno che da strumento di civiltà si è trasformato in veicolo di evasione Analisi di rischio e azione di intelligence sono i due pilastri su cui
si fonda la metodologia elaborata dall’agenzia delle Entrate per far fronte al fenomeno delle compensazioni indebite. Le compensazioni, come dato globale, sono passate dai 23 miliardi del 2004 ai
29 miliardi del 2008. Una crescita anomala, ha sottolineato il direttore Attilio Befera nella conferenza stampa tenuta oggi a Roma presso la sede centrale dell’Amministrazione fiscale, non coerente con quella del
gettito.

L’istituto della compensazione è uno strumento di civiltà nei rapporti tra fisco e contribuente che, pur avendo funzionato sempre bene, presenta oggi alcuni inconvenienti. E per
evitare che assuma proporzioni difficili da arginare l’Agenzia è passata al contrattacco. In che modo? Affiancando ai controlli di routine una specifica azione di intelligence svolta da
una task force antifrode che ha già approfondito specifici settori di analisi capaci di risalire con tempestività alla inesistenza del credito e alle anomalie del credito
compensato. Per le attività di controllo, non si aspettano più le dichiarazioni dei redditi, ma si monitorano le compensazioni man mano che vengono effettuate.
Il tutto grazie anche alle possibilità offerte da due recenti provvedimenti normativi (decreti legge 112 e 185 del 2008), che hanno stretto le maglie dei controlli e inasprito le
sanzioni.

L’obiettivo delle Entrate? Stroncare il fenomeno
Il nostro obiettivo – ha evidenziato il direttore delle Entrate – è stroncare comunque un fenomeno evasivo che è possibile dividere in due diverse tipologie: l’uso della
compensazione quasi fosse un bancomat delle imprese nei confronti del Fisco ovvero la compensazione per non pagare le imposte e i contributi dovuti; l’altro, invece, rappresentato dalle frodi
vere e proprie che si sono estese su tutto il territorio nazionale.

La strategia adottata dalle Entrate: due tipologie di illeciti
L’Agenzia, ha sottolineato Befera, per far fronte al fenomeno ha costituito una apposita task force composta da personale estremamente qualificato che effettua i controlli man mano che le
compensazioni sono effettuate. L’attività di analisi svolta in questi primi mesi del 2009 ha già consentito di individuare sia i settori economici sia le aree territoriali che
presentano un’alta concentrazione dei rischi di irregolarità e di anomalia. Due le tipologie più diffuse. La prima, caratterizzata da comportamenti individuali, più o meno
episodici, anche legati a contingenze di carattere economico e finanziario, e finalizzata a eludere il versamento delle imposte e dei contributi, in taluni casi anche di modesta entità. La
seconda, invece più complessa e insidiosa, riguarda sempre cifre considerevoli ed è connessa ad altre violazioni (in particolar modo, l’emissione di fatture false) nel contesto di
un più ampio disegno fraudolento. Per la prima tipologia, sono stati attivati tutti gli uffici delle Entrate già operativi su un primo numero di compensazioni e sono stati
programmati interventi ulteriori a catena di contrasto al fenomeno. Per la lotta alle frodi, la task force sta già operando su un significativo numero di casi, per i quali si
provvederà anche a informare l’autorità giudiziaria.

Le anomalie a livello territoriale e le analisi di rischio
Ammonta a 17 miliardi il valore delle compensazioni Iva effettuate nel 2008; coinvolti oltre 1milione e 700mila contribuenti. In alcune aree geografiche – ha sottolineato Befera – si registrano
compensazioni platealmente sproporzionate rispetto al totale nazionale. E questa sproporzione, considerato anche il gettito prodotto in questi territori, presenta un elevato fattore di rischio su
cui l’Agenzia ha deciso di intervenire. Per farlo si è pensato di adottare una strategia basata su una azione mirata mediante delle analisi di rischio che costituiscono il presupposto per
individuare il fenomeno e stroncarlo.

Gli strumenti normativi
Il legislatore è intervenuto su queste anomalie attraverso due distinti provvedimenti: i decreti legge 112 e 185. Con il primo – ha ricordato Luigi Magistro, direttore centrale
Accertamento – è stata introdotta una specifica azione di contrasto alle frodi in collaborazione anche con altri attori coinvolti nell’operazione, come la Guardia di finanza e l’agenzia
delle Dogane. Con il Dl 185 sono state invece rafforzate le sanzioni per contrastare la pratica diffusa del ricorso alla compensazione di crediti inesistenti: in base alla nuova disciplina, dal
29 novembre 2008 è prevista una sanzione dal 100 al 200% dei crediti inesistenti utilizzati in compensazione; mentre dall’11 febbraio 2009, scatta la sanzione del 200% nell’ipotesi in cui
l’ammontare illecitamente compensato superi i 50mila euro nell’anno solare. Pertanto, riassumendo, mentre per le violazioni compiute fino al 28 novembre 2008 rimane applicabile la sanzione del
30%, riferita al totale credito d’imposta indebitamente utilizzato, per quelle realizzate successivamente scatteranno aliquote sanzionatorie oscillanti dal 100 al 200 per cento.
Sul fronte dei controlli, poi, è stato allungato il termine di prescrizione passato a otto anni ed è stata introdotta la possibilità dell’immediata iscrizione a ruolo delle
somme indebitamente compensate.

Evasione diffusa
Relativamente ai primi 80mila soggetti posti sotto la lente d’ingrandimento del Fisco, è stato accertato che 8mila hanno utilizzato in compensazione crediti Iva pur non avendo presentato
la relativa dichiarazione. La loro posizione è già stata segnalata agli uffici locali per l’azione di recupero di complessivi 150 milioni di euro.

Il fenomeno delle frodi
Nel dettaglio di alcuni dati di rilievo e delle operazioni che le Entrate stanno effettuando è entrato il direttore centrale Accertamento. In particolare, sul dato relativo alle tipologie
di frode e alle aree geografiche considerate ad alto rischio. Nel mirino della task force antifrode delle Entrate, figurano non soltanto i fenomeni realizzati attraverso la creazione di
società fittizie, ma anche le attività illecite di quei consulenti che “consigliano” comportamenti scorretti e le emissioni di fatture per operazioni inesistenti da parte delle
cosiddette società cartiere.
Quanto alle aree geografiche, per il biennio 2007-2008 e i primi tre mesi 2009, risultano ad alto rischio compensazioni per 170 milioni di euro operate da oltre 200 soggetti concentrati in
Lombardia (56%), Lazio (11%), Emilia Romagna (8%), Puglia (6%), Veneto e Campania, seguite dalle altre regioni in percentuali inferiori. L’edilizia è il settore più colpito dal
fenomeno con il 47% dei soggetti interessati e il 56% dell’ammontare dei crediti utilizzati in compensazione.
Magistro ha poi ricordato che analisi più sofisticate sono attualmente in corso e coinvolgono più di 500 soggetti che nel 2008 hanno compensato crediti per un totale di 180 milioni
di euro.

Un network di specialisti
La task force antifrode, ha infine ricordato Magistro, è un vero e proprio network di specialisti che dal centro definisce la strategia, individua la situazione, sviluppa l’analisi e poi
attraverso l’azione svolta dagli uffici a livello locale procede ai recuperi.
Tra le forme più diffuse di frode – ha ricordato Emiliana Bandettini, direttore ufficio centrale Antifrode dell’Agenzia – vi sono quelle che coinvolgono consorziate di imprese che,
attraverso un particolare meccanismo di avvicendamento operativo, oltre ad alterare le regole della concorrenza, non pagano le imposte e finiscono anche per incamerare una parte dell’Iva.

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