La PAC cambia volto: dal produttore al consumatore

Qualche giorno fa la Commissaria europea all’Agricoltura Mariann Fischer Boel ha presentato nella sede del Parlamento europeo la proposta di revisione della Pac varata dalla Commissione
europea.

Ecco in sintesi i principali punti della proposta di revisione:
– abolizione delle quote latte entro il 1 aprile 2015;
– abolizione dei limiti di produzione, cioè soppressione dell’obbligo di mantenere improduttivi il 10% dei terreni agricoli;
– ‘disaccoppiamento’ totale degli aiuti Ue, ossia separazione del calcolo degli aiuti dal livello di produzione. A farne le spese in Italia sarebbero produzioni come il tabacco, il riso, le
sementi;
– forfetizzazione degli aiuti Ue, che non verrebbero più calcolati in base a quanto l’agricoltore riceveva in passato;
– trasferimento fondi allo sviluppo rurale, che significa aumento progressivo della percentuale da destinare al fondo per gli agricoltori che ricevono aiuti Ue annui superiori a 5.000
euro;
– tutela dell’ambiente, cioè stretto legame fra rispetto dell’ambiente e della vita animale da parte degli agricoltori e concessione degli aiuti Ue;
– fine della rete di sicurezza dei mercati. Bruxelles abolisce le misure di intervento pubblico, attuate per evitare squilibri di mercato, per grano duro, riso e carne suina;
– abolizione del premio Ue per le colture energetiche.
Il messaggio che Bruxelles invia agli agricoltori è chiaro: produrre, produrre, produrre, in modo da contribuire al riequilibrio dei mercati ed alla sempre crescente domanda di generi
alimentari. Un incitamento destinato ai produttori di cereali ma anche a quelli di latte, che potranno contare su un aumento dl 7% delle loro quote di produzione nel periodo 2008-2014, prima di
arrivare ad estinguere completamente – dopo 30 anni – il sistema delle quote che la Fischer Boel considera una vera e propria camicia di forza. Per l’Italia questo si tradurrà nel
passaggio dai 10,74 milioni di tonnellate di quote latte attuali agli 11,28 milioni del periodo 2014-2015. Ma uno dei punti fondamentali del ‘restyling’ proposto dalla Commissaria riguarda la
riduzione degli aiuti Ue agli agricoltori, eliminando la rete di sicurezza ancora esistente e trasferendo risorse dalle singole aziende allo sviluppo rurale complessivo. Quei finanziamenti,
scrive la Commissione europea, dovranno servire all’agricoltura per meglio reagire ai cambiamenti climatici, ma anche per migliorare la gestione delle risorse idriche e proteggere la
biodiversità. Bruxelles, sottolinea la Fischer Boel, offre agli stati membri la possibilità «di concedere gli aiuti europei solo ai veri agricoltori» e di favorire
realmente lo sviluppo delle campagne, spingendo i grandi beneficiari della Pac ad investire. «Ci vogliono più soldi per lo sviluppo rurale – ha spiegato la Commissaria – tramite un
incremento del 2% all’anno del trasferimento dei fondi (la cosiddetta modulazione), rispetto al 5% attuale, fino ad arrivare al 30% nel 2030, escludendo però gli agricoltori più
piccoli che ricevono meno di 5.000 euro di aiuti Ue all’anno». Per la Fischer Boel dunque «la proposta è equilibrata e si integra con le altre iniziative – dal monitoraggio
del settore al dettaglio, fino ad aumento dell’offerta dei prodotti agricoli a più lungo termine – per riequilibrare il livello dei prezzi».

Antonella De Marco

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