La michetta diventa d'oro dal panettiere

Milano – Michetta d’oro, ma la colpa non è del grano: “gli aumenti dei prezzi al dettaglio che si sono verificati negli ultimi mesi su alcuni generi alimentari di prima
necessità, come pane, latte e carne sono stati solo in minima parte influenzati dalla risalita delle quotazioni delle materie prime” sostiene la Coldiretti di Milano e Lodi.

“Basta vedere – aggiunge Gigi Simonazzi, responsabile Imprese e mercati della maggior organizzazione agricola del territorio – la dinamica delle quotazioni di grano e latte nel corso degli
anni. Anche quando i valori all’origine erano bassi e addirittura scendevano, al dettaglio i consumatori si trovavano continui rincari nella borsa della spesa. E allora non è vero che
tutto dipende dalle materie prime. Qualcun altro, anche fra i commercianti, dovrebbe impegnarsi in un esamino di coscienza prima di fare scaricabarile sugli agricoltori dicendo che è
colpa loro. Troppo semplice, ma anche falso”. Infatti nel 1990 un chilo di frumento costava 19 centesimi mentre il pane era già a 83 centesimi, nel 1995 il frumento era sceso a 16
centesimi mentre il pane aveva sfondato quota un euro al chilo, l’anno scorso la materia prima era a 15 centesimi mentre il pane (sempre prezzi medi a livello nazionale) era salito a 2 euro e
mezzo.

Negli ultimi 20 anni il pane ha subito rincari del 419 per cento. “Tutto ciò dimostra che se fosse vero che è colpa del grano allora in questi anni il prezzo del pane sarebbe
dovuto diminuire e invece non mi pare che sia avvenuto – commenta Enzo Pagliano, direttore della Coldiretti di Milano e Lodi – se il pane adesso arriva a costare, nelle sue versioni più
elaborate, 5 euro al chilo vuol dire che qualcosa non va, considerato che il grano influisce per meno del 10 per cento nel prezzo al dettaglio di pagnotte e michette. Chi si mette in tasca i
ricarichi dal campo alla tavola? Sicuramente non gli agricoltori, che sono solo il primo anello della catena. Qualcun altro gioca sui passaggi successivi e svuota il portafogli dei
consumatori”. Stesse dinamiche sui prezzi si sono registrate per il latte, per il quale gli allevatori prendono 40 centesimi al litro contro l’euro e mezzo della vendita al dettaglio o per la
carne di maiale che agli allevatori viene pagata un euro e 17 centesimi (ultima quotazione disponibile) mentre al dettaglio le bistecche vengono vendute a quasi 7 euro al chilo.

“Questi sono i fatti – conclude Pagliano – ed è giusto che la gente sia informata su come stanno effettivamente le cose”. Intanto le speculazioni al dettaglio stanno deprimendo i
consumi: per la prima volta la quantità di pane acquistata dagli italiani per uso domestico è scesa nel 2007 sotto il milione di tonnellate (989 mila tonnellate).

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