La FAO avvisa: entro il 2050, +73% nel consumo di carne

La FAO avvisa: entro il 2050, +73% nel consumo di carne

Il consumo di proteine animali è in piena crescita: entro il 2050% la quantità di carne consumata salirà al +73% rispetto alla dose attuale.

Questo il messaggio della FAO (Food and Agriculture Organization), contenuto in “World Livestock 2011: Livestock in food security”, (La Zootecnia nel Mondo 2011).

Il rapporto fa una sorta di panoramica alimentare a livello mondiale.

Salta all’occhio una sproporzione: ” Il consumo medio di proteine animali in Africa è meno di un quarto di quello nelle Americhe, in Europa e in Oceania, ed è pari a solo il 17%
del livello raccomandato di consumo di proteine in generale”.

Totalmente diversa la situazione dell’Occidente industrializzato: “Il consumo di proteine animali nelle Americhe, in Europa e in Oceania nel 2005 era tra il 78% e il 98% del fabbisogno proteico
totale, il che indica un sovra-consumo di prodotti zootecnici in queste regioni”.

Il rapporto FAO divide il mondo in due grandi aree: i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo

Nella prima area si produce il 20,3% delle calorie consumate a livello mondiale e se ne consuma il 47,8% della quantità totale.

Nella seconda sezione, le dosi sono significativamente inferiori: questo è male, poiché la carne aiuta la salute. Spiegano gli esperti FAO: “Piccole quantità di alimenti
d’origine animali possono migliorare lo stato nutrizionale delle famiglie a basso reddito. Carne, latte e uova forniscono proteine con una vasta gamma di amminoacidi e di micro-nutrienti come
il ferro, lo zinco, la vitamina A, la vitamina B12 e il calcio, di cui le persone malnutrite sono carenti”.

Inoltre, l’allevamento di animali da carne può aiutare al raggiungimento di un livello di reddito soddisfacente ed alla sicurezza economica.

Infine, uno sguardo al futuro.

Il rapporto FAO ritiene come la risposta immediata al bisogno di carne sarà rappresentata dagli allevamenti intensivi su larga scala. Per quanto efficaci, tali sistemi non sono privi di
difetti. In particolare, spicca il negativo impatto ambientale, legato a fattori come l’inquinamento di falde acquifere, l’emissione di gas nocivi, e la potenziale diffusione di malattie.

Allora, la deduzione finale può essere una sola: “Allo stato attuale, non esistono alternative tecnicamente o economicamente fattibili alla produzione intensiva per realizzare l’offerta
di prodotti alimentari zootecnici necessaria a soddisfare i bisogni delle città in espansione”.

Il rapporto porge alla tecnologia una doppia sfida: mantenere un livello di produzione sufficiente e ridurre il logorio all’ecosistema.

La FAO pone tre punti fondamentali. Primo, ridurre il livello di inquinamento prodotto dagli scarti e dai gas serra. Secondo, ridurre la quantità di acqua e cereali necessaria a produrre
ogni dato ammontare di proteine animali. Terzo, riciclare i sotto-prodotti agro-industriali tra le popolazioni di bestiame.

LEGGI World Livestock 2011: Livestock in food security (Sito fao.org, file PDF)

Matteo Clerici

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