La crisi senza precedenti dei partiti e delle istituzioni by Colombo Clerici
24 Gennaio 2016
La crisi senza precedenti dei partiti e delle istituzioni
LA CHIESA CHIAMA ALL’APPELLO I CATTOLICI IN POLITICA
Il Consiglio Episcopale milanese, presieduto dal Cardinale Arcivescovo Angelo Scola, ha lanciato un deciso appello ai cattolici per il ritorno ad un impegno nella politica: all’insegna della neutralità.
Volendo esemplificare, nessun utilizzo improprio delle sedi delle parrocchie, dei movimenti e delle associazioni per iniziative di partito, nessuna indicazione di voto e quant’altro. Ma il dovere di mettersi in gioco in prima persona, e anche di “presentarsi come candidati con la gratuità di chi si offre per un servizio e ci rimette del suo”.
Metterci la faccia insomma.
E chi si impegna nelle amministrazioni deve “vivere un rigoroso senso di onestà, avere massima cura della legalità e resistere in ogni modo alla tentazione della corruzione”.
Il documento, rivolto ai “fedeli della diocesi ambrosiana e a tutti i coloro che apprezzano il confronto” si richiama al convegno ecclesiale di Firenze, alla lettera pastorale dello stesso cardinale Scola “Educarsi al pensiero di Cristo” e a diversi interventi di papa Francesco: ed è in un certo senso logica conseguenza del verticale calo di fiducia nei partiti e nelle istituzioni che ha raggiunto il minimo storico dall’avvento della democrazia.
Il calo della fiducia è iniziato negli anni Ottanta, col venire meno della relazione tra i grandi partiti di massa e le loro organizzazioni collaterali che creavano sistemi di consenso attorno alle ideologie politiche; e si è accentuato con Tangentopoli, con la crisi dei valori squadernata sotto gli occhi di tutti, con gli scandali che hanno colpito a destra, a sinistra, al centro. Segnale di una condizione sempre più corrotta del ceto politico e di un lassismo dilagante negli affari dell’economia.
E’ la crisi della politica che nel secolo scorso ha portato alla vittoria dei totalitarismi, con le tragiche, enormi conseguenze che si sono sperimentate.
In una società liquida i cittadini, rimasti senza valori cui fare riferimento – quali àncore sicure che il possesso di beni materiali, quando pur sussiste, non riesce certo a sostituire – e, travolti dalle bufere della globalizzazione, annaspano alla ricerca di risposte, di rassicurazioni, puntando sui movimenti dell’antipolitica spesso confinati agli estremi antipodi del quadro politico.
La diocesi di Milano rimane una delle più rilevanti fucine del pensiero della Chiesa nei confronti dei problemi spirituali e materiali dei suoi cittadini-fedeli.
Il Cardinale Carlo Maria Martini – come ricordiamo presso la Fondazione Vittorino Colombo – figura molto diversa, talora opposta rispetto a quella del pastore-principe della Chiesa del passato. aveva guidato la città negli epocali frangenti del terrorismo, di Mani Pulite, della crisi del settore manifatturiero, dei massivi flussi immigratori, dello sgretolamento della “società tradizionale”, della nascita di nuovi fondamentalismi, del sorgere di nuove e del crescere di vecchie poverta’; e della fine dell’unità dei cattolici in politica, un passo carico di conseguenze che ancor oggi viviamo.
Fu il motore delle scuole di formazione politica della Diocesi, dalle quali sono usciti i quadri politici, soprattutto delle amministrazioni comunali medie e piccole e la dirigenza del mondo del non profit, che hanno consentito al mondo milanese di non collassare.
A quanti gli domandavano cosa dovessero fare Martini rispondeva: pensare, riflettere, responsabilizzarsi. E quindi agire.
Il Cardinale Dionigi Tettamanzi che alla cerimonia per l’intitolazione della stazione centrale di Milano a santa Francesca Saveria Cabrini, patrona degli emigranti, ricordò che «dalla stazione centrale di allora madre Cabrini partiva per garantire il sostegno del Vangelo e della carità agli italiani che emigravano all’estero; oggi il suo esempio ci chiede di non dimenticare la “nostra” storia e di aprire cuore e braccia a coloro che arrivano da noi in cerca di speranza”; il Cardinale Angelo Scola, quando era ancora Patriarca di Venezia, fu “padrino” di eccezione della costituzione del Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa – ricchezza e risorsa della nostra società – dell’Università Cattolica.
Con il Giubileo voluto da Papa Francesco si ripropongono i valori dei credenti – solidarietà, amore per il prossimo, eliminazione delle disuguaglianze – un aggiornamento aperto al futuro, ma che può avere forti ricadute anche sul presente, un collegamento ideale con l’operato di Papa Giovanni XXIII.
Occorre aprire una “nuova fase” nella quale questi valori siano pienamente immersi nel mondo, in dialogo con la sua gente e con il canale della misericordia di Dio verso i peccatori, i poveri, i deboli e gli emarginati, che coniughi tra loro assistenza spirituale e materiale.
Una risposta esauriente a chi, nella politica tradizionale, non sa più in chi credere.
È necessario sostenere questo progetto, seriamente pregiudicato da una mentalità di ritiro, di recupero e di autoreferenzialità di buona parte dei cristiani. Le critiche ad esso sono il denominatore comune di coloro che non hanno il coraggio e la lungimiranza per un impegno in politica che sia profetico, in grado cioe’ di leggere i segni dei tempi.
“Tra i cattolici – dice ancora il Cardinale Scola – ci sono persone competenti, illuminate, capaci di unire letture sintetiche e complessive con proposte concrete e locali”. Indica i temi che stanno a cuore alla Chiesa: “La famiglia e le problematiche antropologiche e demografiche, la povertà e le forme di solidarietà, il lavoro e le prospettive per i giovani, la libertà di educare, l’attenzione alle periferie geografiche ed esistenziali”. E conclude con una domanda: “Che cosa ti impedisce o ti trattiene dall’offrire il tuo contributo, con il pensiero, la parola, la riflessione documentata e condivisa, con il tempo, il voto, la candidatura a una responsabilità amministrativa, per edificare una città sempre migliore”?
Redazione Newsfood.com
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