La crisi e le donne: paura per il lavoro, sfiducia nelle banche, più tasse in cambio di più servizi

La crisi e le donne: paura per il lavoro, sfiducia nelle banche, più tasse in cambio di più servizi

Temono di perdere il lavoro a causa della crisi economica. Hanno fiducia nelle imprese ma non si fidano delle banche. Sarebbero disposte a pagare più tasse in cambio di una maggiore
offerta di servizi. E’ il profilo delle donne che emerge dall’indagine promossa dalle Acli – «Donne: uno sguardo diverso sull’economia?» – presentata oggi a Roma nell’ambito di un
seminario promosso dal Dipartimento Welfare, il Coordinamento Donne e i Giovani delle Acli. Per il presidente Andrea Olivero, sono «il vero motore della possibile ripresa del Paese, ma
hanno bisogno di welfare che consenta loro di «rischiare».

Una donna su tre teme di perdere il lavoro

Un terzo delle donne interpellate (1044 i questionari raccolti in 48 province italiane, campione ragionato) giudica «molto probabili» in un prossimo futuro la perdita del posto di
lavoro (36%) e i problemi per arrivare a fine mese (33%). L’incertezza riguarda soprattutto le giovani donne (18-30) che temono per il lavoro e la propria situazione economica ancor più
delle loro mamme (47% e 37%).

Fiducia nelle imprese, sfiducia nelle banche

Interrogate sul grado di affidamento dei soggetti economici, le donne dichiarano di avere «abbastanza fiducia» (60%), se non addirittura molta ( 8%) nelle piccole e medie imprese, ma
«poca» (51%) o «per niente» (28%) nei confronti delle banche. Anche nei confronti delle istituzioni pubbliche, prevale tra le donne del campione una generale sfiducia nei
confronti di quelle di rappresentanza politica e una diffusa fiducia in quelle di tutela. L’Unione europea, in particolare, avvertita evidentemente come organo di tutela, fa registrare un’ampia
fiducia (molta/abbastanza, 55%).

Più tasse, in cambio di più servizi

Malgrado le preoccupazioni, o forse proprio per questo, sono alte tra le donne intervistate le aspettative nei confronti delle politiche pubbliche. Lontano da una logica meramente
esistenzialista, il welfare dovrebbe aiutare le persone «affinché siano in grado da sole di risolvere i propri problemi» (48%). 2 donne su 3 (67%) sarebbero disposte a pagare
persino più tasse a fronte di più servizi. E tra questi, soprattutto i servizi per l’infanzia (40%). Nella vita quotidiana, le donne vorrebbero poter beneficiare di più
congedi lavorativi per conciliare famiglia e lavoro (41%). E quando si parla di previdenza, la maggioranza del campione (63%) si mostra contraria all’innalzamento dell’età pensionabile per
le lavoratrici, sia per la necessità di considerare tutto il percorso lavorativo femminile e non solo la sua conclusione (40%), sia per la necessità di considerare il maggior carico
che comunque grava sulla donna per la cura della famiglia (23%).

Consumi: paura per cibi alterati, sensibilità per l’ambiente e le ricadute sociali

Entrando nel campo dei consumi, strettamente connessi all’economia, un primo rilievo è legato alle preoccupazioni che le intervistate hanno in qualità di consumatrici: il timore
maggiore riguarda la possibile alterazione, con danno per la salute, dei prodotti alimentari (41% del campione), ma pure che i processi produttivi inquinino l’ambiente ed esauriscano le risorse
naturali (28% del campione). Non è un caso, infatti, che le donne del campione dichiarino di mettere in atto una serie di pratiche di consumo improntate alla responsabilità: in
particolare, il 65% di costoro ricicla abitualmente i rifiuti, mentre oltre il 56% produce in casa alimenti (pane, pasta, ecc.) e/o borse e abiti. Al momento dell’acquisto di un prodotto, la
prima attenzione è senz’altro al prezzo (36%), ma anche al dove e come il prodotto viene fabbricato (23%). Solo il 9% si dice sedotto dalla marca.

Economia: le donne vogliono più informazione e partecipazione

Uno sguardo attento sui consumi da parte delle donne intervistate è confermato anche dalla relazione stabilita fra essi e l’evoluzione della situazione economica: per il 61% del campione
la crisi si supera mediante un ripensamento generale sul fronte del consumo, cioè adottando una maggiore sobrietà. Il 63% è convinto che gli interessi economici prevalgano
sui bisogni delle persone. Secondo le donne sarebbe necessaria più informazione sui temi economici (37%) ma soprattutto (48%) vorrebbero più forme di partecipazione da parte dei
cittadini alle decisioni in materia di economia.

«Il vero motore della possibile ripresa del Paese»

Le donne sono «il vero motore della possibile ripresa del Paese», afferma il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero commentando i risultati dell’indagine. «Le donne
insieme ai giovani sono i soggetti sicuramente più esposti alle conseguenze dell’attuale crisi economica – spiega il presidente Olivero – in particolare rispetto alla possibilità di
perdere il posto di lavoro». Una donna su tre dichiara infatti di temere nel prossimo futuro per il proprio lavoro, e la percentuale sale quasi al 50% tra le giovani donne. «Ma allo
stesso tempo – spiega Olivero – mostrano le maggiori capacità di tenuta e di uscita dalla crisi, nella la voglia di rischiare un nuovo protagonismo, fondato
sull’auto-imprenditorialità e insieme su una spiccata sensibilità per le questioni sociali ed ambientali». Significativa infatti la fiducia delle donne intervistate
nell’imprenditorialità diffusa, le piccole e medie imprese (68%). E allo stesso tempo la propensione dichiarate per le pratiche di consumo responsabile.

«Le donne possono essere il vero motore della possibile ripresa economica del Paese – aggiunge il presidente delle Acli – a condizione però che vengano messe in condizione di
farlo». Due donne intervistate su 3 sono disposte a pagare più tasse pur di avere maggiori e più efficienti servizi. «L’investimento nel welfare – commenta Olivero – non
è un mero costo, ma è la strategia indicata per uscire dalla crisi. Un welfare che può consentire alle donne di rischiare, di sprigionare la loro energia».

Leggi Anche
Scrivi un commento