Intervista a Roberto Ando’ in occasione del 16° Premio Progetto da Pantelleria

Intervista a Roberto Ando’ in occasione del 16° Premio Progetto da Pantelleria

Intervista a Roberto Ando’ in occasione del 16° Premio Progetto da Pantelleria

Newsfood.com, 31 agosto 2022
Nota del direttore
Pantelleria è un’isola-territorio, non è solo una realtà enogastronomia, turistica e archeologica, ma anche una fucina di eventi culturali, innovativi e originali, che rendono quest’isola una realtà unica nel panorama delle isole del Mediterraneo. Il Premio Progetto Pantelleria, giunto quest’anno alla 16a edizione, ne è un esempio.
Nato nel 2007 da una idea di Italo Cucci, noto giornalista e commentatore sportivo, riminese di nascita ma che da anni ha scelto l’isola come sua dimora principale, e Salvatore Gabriele, noto giornalista e scrittore dell’isola, già corrispondente di diversi quotidiani nazionali, ideatore e direttore dell’unico quotidiano on-line dell’isola, il Pantelleria Internet – News dall’isola , che da quasi cinquanta anni racconta ogni giorno con passione e costanza tutto ciò che accade in questa meravigliosa isola.
La serata, come sempre condotta dalla giornalista milanese Mascia Maluta, conferisce ogni anno tre premi a personaggi dell’imprenditoria, della cultura e dello spettacolo che hanno creato un lavoro nato nell’isola di Pantelleria e diventato famoso nel Mondo.
Quest’anno, oltre ai premiati Angelo Barbagallo, noto produttore cinematografico, vincitore di molti riconoscimenti internazionali, già produttore dei più noti film di Nanni Moretti,  e i noti personaggi dell’isola Mariano Rodo e Nino Casano, il premio principale è andato al regista-scrittore Roberto Andò. Palermitano da anni frequentatore di Pantelleria, che oltre ad accoglierlo nei sui soggiorni frequenti durante tutto l’anno ne è diventata musa ispiratrice per diversi lavori che il regista ha ideato e creato proprio sull’isola, è premiato per la serie televisiva “Solo per Amore”, film sulla vita della fotografa palermitana Letizia Battaglia, venuta a mancare quest’anno. Andò ci racconta in un’intervista, raccolta  da Mascia Maluta, già pubblicato su Pantelleria Internet, com’è nato questo progetto sull’isola e si racconta nella sua passione per Pantelleria, musa e maga che lo ha rapito in una casa-rifugio ricercata per anni con amore.
Giuseppe Danielli

In occasione del 16° Premio Progetto da Pantelleria- Intervista a Roberto Ando’ – di Mascia Maluta

Premio Progetto da Pantelleria

Mascia Maluta intervista Roberto Andò

La prima domanda è fondamentale, ci racconta com’è capitato la prima volta a Pantelleria? 

La prima volta che sono venuto a Pantelleria fu quando, già giovane regista, fui coinvolto nel comitato d’onore di un festival che si svolgeva sull’isola, organizzato da due architetti milanesi, che realizzava o delle performances artistiche molto originali. Mi ospitarono in un tristissimo albergo in centro al paese e in quell’occasione per caso incontrammo un amico di mia moglie Lia, il Principe di Camporeale, che aveva un grande e bellissimo dammuso dall’altra parte dell’isola, vicino a Kattibuale. Ci ospitò a casa sua e passammo dei giorni splendidi, girando per l’isola.


Passò qualche anno e Ferruccio Barbera, mio caro amico, ci invitò nella sua casa. In quell’occasione ci fu il colpo di fulmine definitivo con isola, prima di tutto perché Ferruccio era una specie di centro di relazioni dell’isola, l’amava alla follia e conosceva tutti. Quindi rimanendo a casa sua, in quei dieci giorni abbiamo  conosciuto tutta l’isola e tutti i suoi amici che hanno cominciato ad invitarci. Sono diventati amici tante persone come Carole (Bouquet n.d.r.), Fabrizio Ferri e tutti quelli che poi negli anni sono stati delle personalità nell’isola. Ferruccio era una persona cosi speciale, aveva una casa costruita apposta per fare socialità e condividere i suoi amici con altri amici, che dopo la sua morte per anni non sono potuto ritornare a Pantelleria. Non sapevo come superare questo dispiacere.
Poi alcuni anni dopo, superata questa fase, sentii il bisogno di ritornare a Pantelleria, per riprendere la relazione con un luogo in cui riconosci di essere già stato. Credo davvero che ci sia sempre un aspetto speciale nei luoghi che frequentiamo, come quando ci vai la prima volta e senti qualcosa che ti appartiene come se ci fossi già stato.
Pantelleria mi ha dato questa sensazione, c’è qualche cosa che mi riguarda che evidentemente io ho già conosciuto in un altro modo. Così stando qui ho sentito liberarsi un energia e ho sentito il bisogno di comprare una casa. Per diversi anni ho cercato la casa che mi corrispondesse. Gli amici come Ferruccio Barbera  e Fabrizio Ferri mi portavano a vedere case che conoscevano e alla fine, dopo aver affittato diverse case molto belle in questa valle di montagna di Kuddia Attalora, siamo capitati in questa casa che ho sentito subito come un luogo mio e che ho comprato. Qui ci vengo spesso, non solo d’estate ma anche  fuori stagione, perché è il luogo dove immaginare e consumare una parte del mio lavoro, che è soprattutto di scrittura.

 

Il vento sempre, il sole forte e gli scogli taglienti, Pantelleria è un luogo difficile, come è il suo rapporto con un’isola, un isola così rude e con un clima così aspro?

Non ho mai vissuto questo aspetto dell’isola, anche se ho visto molti amici scappare dopo pochi giorni di vacanza, perché non sono riusciti a entrare in sintonia con l’isola. A me piace il vento, il mare difficile, il mare dalla barca che vivi sempre anche quando è brutto. Qui mi sento proprio Pantesco, perché non vivo solo la realtà del mare, ma anche quello della terra, qui c’è un humus speciale, c’è un contesto di natura e geografia che ha creato un modo d’essere unico.

Giardino pantesco

Prima di tutto l’architettura, quindi il rapporto con lo spazio, il fatto che questa natura sia protetta, come il Giardino Pantesco che è una piccola casa dedicata a un solo albero. Qui si è pensato a un sistema antesignanamente ecologico, come possono essere queste case, che utilizzano in modo così parsimonioso l’acqua, un bene prezioso, e riescono a sfruttare fino in fondo la natura in strutture che sono anche molto belle, degli oggetti affascinanti ancora oggi. Il valore del rapporto con lo spazio, perché qui si conosce l’ostilità del clima e quindi fare casa significa proteggersi dal clima e quindi inventare qualche cosa di nuovo. Il valore di proteggere natura, il fatto che tu improvvisamente ti metti a costruire il cappereto nei luoghi più impervi, così quando ho visto il cappereto di Rekhale del vecchio Bonomo ho pensato fosse una cattedrale, l’opera di un uomo che sfida tutto e anche dove non crescerebbe niente ci fa nascere qualche cosa. Per questo Pantelleria è un’isola rigogliosa, strepitosa che ti colpisce immediatamente.

 

Pantelleria è un’isola che nella storia è sempre stata predata e si è dovuta proteggere dalle diverse dominazioni, ma che poi finalmente sceglie solo chi la ama davvero?

Si e partirei proprio dal libro “Sicilia Mia” scritto da Cesare Brandi, un saggio dove il protagonista che viene qui nel 1950 fa un giro a piedi di tutta l’isola fermandosi sia nei siti archeologici che a casa dei panteschi che lo invitano a condividere il pranzo. Rimane colpito dalla singolarità di quest’isola e dice che è un luogo che ha delle caratteristiche stupefacenti di bellezza e che non assomiglia a nessun altra. Fa una profezia, scrivere che per il suo carattere impervio e per la natura degli isolani, delle case, quest’isola abbia una grande fortuna e non sarà mai preda del turismo di massa. Sarà un luogo solo per i pochi che sapranno amarla. Questo destino si è realizzato davvero perché c’è una selezione naturale, Pantelleria è congeniale a chi la ama, e ovviamente è lei che anche se sembra noncurante, sceglie invece i suoi visitatori.

Pantelleria quindo è un’isola che ama le sfide, e ritornando al Premio Progetto da Pantelleria 2022 che lei ha ricevuto per la serie televisiva “Solo per amore”, realizzato sulla vita della fotografa palermitana Letizia Battaglia, ci racconti come è nata l’idea e la sceneggiatura realizzata proprio qui sull’isola di Pantelleria?

Io sono palermitano e sono cresciuto negli anni terribili di Palermo che è stata la città occupata dalla mafia per tantissimo tempo. Una città dove tu dovevi scegliere chi frequentare, perché certe volte potevi incontrare anche persone contigue senza rendertene conto. In quella città per me Letizia Battaglia è stata un punto di riferimento. Ci frequentavamo anche se lei era più grande di me ed era già un simbolo in città, anche se non era ancora arrivata la notorietà internazionale. Era considerata, come dice il suo cognome, una donna di battaglia. In realtà era una donna “di letizia e di battaglia”, perché era una donna che amava la vita. Mi è sembrato naturale interessarmi all’episodio giornalistico che riguarda il giornale L’ora, che è stato un episodio dei più importanti in Italia, è stato il giornale di un’opinione pubblica libera che ha combattuto la mafia. Per questo è stato determinante nella costituzione della commissione antimafia e nel costruire nei palermitani una coscienza civile. Letizia è stata uno dei simboli di questo giornale, perché ha cominciato a quaranta anni, entrando per caso un’estate, aprendo la porta e chiedendo se avessero avuto bisogno di collaboratori. La presero per scrivere perché ancora non faceva la fotografa. L’altro lato della vicenda di Letizia Battaglia che mi ha interessato è stato il lato biografico, una donna che ha avuto una vita terribile e di grande sofferenza, che avrebbe potuto renderla una soccombente ma in cui lei invece è diventata una vincente. Volevo raccontare come si può vincere la sorte avversa, quello che ti sembra immodificabile come un destino già segnato, diventa la partenza per costruire una condizione di rivincita. Quindi il motivo principale per il quale ho scritto questa storia è che volevo raccontare una biografia eccezionale dentro la quale raccontare la mia vita a Palermo.

Un impegno notevole, prima di tutto perché costruire un film su una persona vivente è diverso dallo scrivere sulla prospettiva di una storia già conclusa, come quando a distanza di vent’anni dalla morte di un personaggio si costruisce un film. In questo caso la protagonista era una persona ancora presente, sicuramente la cosa più emozionante che ho fatto nella mia vita. Purtroppo è successo che Letizia si ammalasse, durante questo lavoro fatto insieme, (perché lei ha firmato con me la collaborazione alla sceneggiatura) di una malattia gravissima, causando una svolta nella sua vita, che ha fatto sì che lei vedesse questo film come un lascito con cui abbandonava questo mondo. Di conseguenza questo lavoro si è caricato di un aspettativa per lei e di una grande responsabilità per me, motivo per cui questo film è stato molto amato e ha avuto molto successo. È stato un modo per far entrare nelle case degli italiani un personaggio che esce dalla routine dei personaggi retorici che certe volte la televisione utilizza.

Pantelleria, un’isola introspettiva l’ha aiutata quindi nella scrittura di questa storia?

Tutto quello che io scrivo lo faccio qui a Pantelleria, perché è il momento estivo in cui sono più libero con la mente. In questo caso in modo particolare perché un’estate di tre anni fa ho incontrato Letizia quando era già partita l’idea e le ho chiesto di raccontarmi tutta la sua vita in tutti i passaggi più drammatici. Mentre lei  raccontava a volte piangeva anche se erano fatti accaduti più di cinquanta anni prima. Dopo questa conversazione di due ore e mezza che ho ripreso con la macchina, mi sono portato a Pantelleria questo lavoro preparatorio e da lì ho creato le linee portanti di questo racconto, che è diventato poi la sceneggiatura da cui abbiamo realizzato il film.

Pantelleria, isola di sfide è stato il luogo di creazione del racconto di una donna che ha sfidato il suo destino?

Si e adesso mi viene in mente un dubbio ma che forse invece è una certezza, perché sono sicuro che Letizia sia stata a Pantelleria. Sicuramente per il suo carattere questa non conciliazione di Pantelleria le sarebbe stata congeniale, cioè il fatto che Pantelleria non sia il Paradiso, ma un paradiso per chi sa conquistarselo. Anche adesso Pantelleria è in sintonia con lo spirito di Letizia, con il suo modo di essere donna e di essere stata una testimone scomoda del suo tempo. Anche nella sua professione avrebbe potuto avere una vita più facile e “sedersi sugli allori”, invece ha scelto una vita più scomoda e difficile fino alla fine.

Per concludere ci può anticipare un nuovo progetto a cui magari sta lavorando qui a Pantelleria?

Un’altra cosa che è nata qui è stato il film che si intitola “La stranezza”, che ho scritto insieme a due sceneggiatori, tutta la storia è ambientata in Sicilia, con gli attori protagonisti Ficarra, Picone e Toni Servillo. É un film importante perché è produttivamente molto grosso, che ho scritto interamente a Pantelleria e che uscirà nelle sale in ottobre.

Mascia Maluta

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