Insufficiente pianificazione dell'UE contro le pandemie influenzali

Da uno studio condotto dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) è emerso che l’Unione europea non è sufficientemente preparata a far fronte a un’eventuale pandemia
influenzale.

Benché quasi tutti i paesi esaminati nell’analisi condotta presso la Scuola di igiene e medicina tropicale di Londra (London School of Hygiene and Tropical Medicine) dispongano di piani
di vaccinazione contro le pandemie influenzali, il tempo necessario per la messa a punto del vaccino e la capacità di produzione faranno sì che la domanda superi l’offerta.

Inoltre, la relazione critica il fatto che solo metà dei paesi esaminati aveva elaborato un piano dettagliato che prevedesse meccanismi di stoccaggio, fornitura e distribuzione dei
vaccini. Anche per i farmaci antivirali la situazione è analoga: nel complesso, le autorità non sembrano aver considerato le modalità di somministrazione dei farmaci ai
singoli pazienti né le forniture mediche di base che saranno necessarie per la loro erogazione.

«In caso di una pandemia, la domanda iniziale di farmaci antivirali potrebbe essere superiore alla capacità di somministrazione della comunità medica», fa presente
l’autore dello studio, Richard Coker, della Scuola di igiene e medicina tropicale di Londra. «Benché molti paesi europei dispongano di scorte, ora è urgente elaborare piani
rigorosi di stoccaggio, distribuzione e somministrazione, poiché se le procedure operative non saranno definite e sperimentate prima di un’eventuale pandemia, si andrà incontro al
panico e in definitiva al caos.»

Un anno fa è stata condotta un’analisi simile per conto dell’OMS. Secondo lo studio, da allora la situazione è migliorata. Tuttavia, «molte nazioni sono tuttora scarsamente
preparate a far fronte ai problemi concreti di un’imminente pandemia influenzale», afferma il dottor Coker. «È grave che per i farmaci antivirali, che sono la prima linea di
difesa quando le scorte di vaccini devono ancora essere fabbricate e distribuite, non sia stata data risposta alle domande chi, cosa, quando e dove».

«I governi devono lavorare con i loro vicini, condividendo apertamente migliori pratiche e strategie», aggiunge il dottor Coker. «Il Centro europeo per la prevenzione e il
controllo delle malattie (CEPCM) può anche essere riuscito a definire procedure di sorveglianza paneuropee, ma le marcate differenze che si riscontrano attualmente tra i vari programmi
nazionali contro le pandemie rischiano di mettere alla prova qualsiasi concetto di solidarietà o sicurezza globale.»

Gli esperti convengono che prima o poi si verificherà un’altra pandemia influenzale, che, secondo le ultime stime dell’OMS, potrebbe colpire fino a 7,4 milioni persone in tutto il mondo.
Alcuni temono che la prossima forma influenzale a diffondersi a livello globale possa essere un ceppo dell’influenza aviaria altamente patogenica (H5N1), la cui trasmissione tra essere umani
è stata confermata solo di recente.

Le relazioni pubblicate di recente dal CEPCM indicano che i cosiddetti «vaccini prepandemici», che attualmente vengono sviluppati sulla base del virus H5N1, potrebbero offrire una
certa protezione contro una futura pandemia influenzale. «Il nostro gruppo di esperti è giunto alla conclusione che al momento non sia opportuno procedere alla vaccinazione
generalizzata della popolazione dei paesi UE», afferma Zsuzsanna Jakab, direttrice del CEPCM, precisando che il vaccino dovrà essere utilizzato in una fase successiva della
pandemia.

Lo studio ha esaminato i piani nazionali di preparazione alle pandemie di 25 paesi nonché quelli di Bulgaria e Romania (Stati candidati all’adesione all’epoca dell’analisi) e di tre
paesi terzi che confinano con l’UE (Norvegia, Svizzera e Turchia).

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