Influenza A: quando le uova diventano d’oro

Influenza A: quando le uova diventano d’oro

L’influenza A non ha provocato solo il boom delle vendite di vaccini e farmaci, ma anche quello di galline e uova.

Per fabbricare il vaccino partendo dal virus H1N1, i ricercatori usano infatti uova embrionate, cioè fecondate ed il rapporto è di 1 uova per 1 dose di vaccino. Così per
fornire la vaccinazioni nella prima fase in Italia (24 milioni di persone) sono state necessari 24 milioni di uova.

Questo è quanto affermato da “Nuova influenza, quello che non ci dicono”, testo edito da Terre di Mezzo ed opera di un gruppo di giornalisti che si identifica con il nome di “Progetto
Watchdog”.

Tra le scoperte degli “Watchdog”, la presenza anche in Italia di allevamenti che forniscono materiale alle industrie farmaceutiche. Una di queste strutture, situate vicino Siena, è in
affari con la Novartis a cui fornisce circa 150.000 uova al giorno, con un costo minimo di 20 centesimi cadauno.

Inoltre, il libro spiega come ora si possono usare sia le galline livornesi piumaggio bianco e uova bianche, perciò guscio più trasparente che le sorelle dalle uova rosse, data la
capacità dei sensori di ottici di penetrarle ed osservare cosi l’embrione.

Di qualunque colore, quando le uova arrivano a destinazione vengono inoculate con il virus (tra il 9° ed 11° giorno di vita) poi vengono incubate per tre giorni e infine vengono aperte:
si estrae il liquido e i virus vengono isolati, purificati e frammentati per ottenere quelle proteine che servono per fabbricare il vaccino. Questo è il motivo per cui chi soffre di
allergia alla proteine dell’uovo deve essere vaccinato in strutture capaci di far fronte a possibili (anche se rare) reazioni avverse.

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