Inflazione: l’agricoltura “congela” ancora la corsa dei prezzi al dettaglio degli alimentari
31 Marzo 2010
La Cia commenta le stime provvisorie dell’Istat per il mese di marzo che nel settore agroalimentare evidenzia un lieve aumento (0,1 per cento) sia congiunturale che tendenziale. Restano i
problemi che attanagliano gli agricoltori che registrano, oltre al calo delle quotazioni all”origine, un taglio netto dei redditi e una crescita di costi e oneri sociali.
L’inflazione si risveglia a marzo, ma l’agricoltura continua a “congelare” la corsa dei prezzi al consumo dei prodotti alimentari. Il crollo delle quotazioni sui campi (meno 6,9 per cento a
febbraio scorso che fa seguito alla caduta del 13,4 per cento del 2009) frena ancora la corsa dei listini al dettaglio. E per alcuni c’è, addirittura, un ribasso: è il caso della
frutta (meno 1,5 per cento), degli ortaggi (meno 1,2 per cento), del vino (meno 2,5 per cento), dell’olio d’oliva (meno 3,1 per cento) e dei formaggi (meno 1,1 per cento). In frenata anche la
pasta (meno 0,5 per cento), che da alcuni mesi ha visto assestarsi le proprie quotazioni. E’ quanto segnala la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alle stime provvisorie
dell’Istat che registrano a marzo un lieve aumento dello 0,1 per cento degli alimentari sia rispetto al mese precedente e nei confronti dello stesso periodo del 2009.
Il continuo taglio delle quotazioni all’origine delle produzioni agricole, che ormai si trascina da più di un anno e mezzo, ha contribuito così a rallentare il trend
inflazionistico. Un contributo che, però, è stato pagato a caro prezzo dagli agricoltori, i cui redditi -sottolinea la Cia- hanno subìto un pesante colpo di scure (meno
25,3 per cento nel 2009). Un crollo record causato anche dal crescente e insostenibile incremento dei costi produttivi, contributivi e burocratici.
La Cia rileva che la discesa dei prezzi all’origine dei prodotti agricoli, pur non presentando i numeri estremamente negativi registrati per tutto il 2009, si è confermata anche nei
primi due mesi del 2010. A febbraio scorso si hanno cali record -come segnala l’Ismea- per la frutta (meno 22,3 per cento), per gli ortaggi e i legumi (meno 13,1 per cento, per i cereali (meno
11,4 per cento), per i vini (meno 9,1 per cento), per i bovini (meno 2,7 per cento).
cia.it
Redazione Newsfood.com+WebTv




