Inflazione: il crollo dei prezzi agricoli contribuisce alla «frenata»
15 Maggio 2009
Nei primi quattro del 2009 sui campi si è registrato un trend di forti ribassi, con punte record per i cereali (meno 46 per cento), per i vini (meno 25 per cento), per l’olio (meno 24 per
cento), per la frutta (meno 13 per cento). Ribadita l’esigenza di accordi e di rapporti più stretti nella filiera agroalimentare. Il crollo dei prezzi praticati sui campi (meno 11,4 per
cento a marzo e meno 11 per cento ad aprile) hanno avuto un contributo rilevante a frenare la corsa dei listini sugli scaffali (più 2,7 per cento).
Ovviamente, ci si attendeva una maggiore diminuzione al dettaglio, anche se i prodotti alimentari sono cresciuti in misura decisamente minore rispetto ad un anno fa. E’ quanto evidenzia la
Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati definitivi dell’Istat sull’inflazione ad aprile. La Cia ricorda che per l’intero 2008 i prezzi agricoli all’origine avevano registrato
un consistente deciso calo, che ha toccato anche flessioni record, come per il grano duro (circa 50 per cento in meno rispetto al 2007). E questo trend al ribasso è proseguito anche nel
primo quadrimestre del 2009.
Anche in tale periodo si sono avute pesanti diminuzioni per i cereali (meno 46 per cento), per i vini (meno 25 per cento), per l’olio d’oliva (meno 24 per cento), per la frutta (meno 13 per
cento), per il latte e i suoi derivati (meno 10 per cento), per i suini (meno 9 per cento). Un eguale andamento non si è, comunque, avuto nei vari passaggi della filiera e, quindi, i
prodotti alimentari non hanno registrato, al dettaglio, la tanto attesa diminuzione.
Si hanno, tuttavia, correzioni al ribasso che lasciano ben sperare. Per questo motivo la Cia riafferma sia l’esigenza di rapporti più stretti ed intese di filiera, sia l’importanza di una
maggiore trasparenza nei processi di formazione dei prezzi lungo i vari passaggi dal campo alla tavola, proprio per individuare rincari artificiosi e ingiustificati e manovre speculative. In tale
contesto, il «doppio prezzo» (origine e dettaglio) può rappresentare uno strumento di grande valore e di chiarezza nei confronti dei consumatori.




