Inflazione: crolla consumo pane (-5,5%) e pasta (-2,5%)

L’aumento dei prezzi favorisce il calo dei consumi a tavola con riduzioni record per il pane (- 5,5 per cento), la pasta (- 2,5 per cento) ed in generale con un contenimento delle
quantità di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie, che fanno segnare un calo del 0,4 per cento.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti, svolta sulla base dei dati Ismea Ac Nielsen relativi ai primi tre mesi del 2008, in occasione della diffusione dei dati Istat sull’inflazione,
che registra un aumento del 5,5 per cento per gli alimentari con punte del 18,7 per cento per la pasta e del 10,6 per cento per il pane.

In riduzione – continua la Coldiretti – risultano anche i consumi di ortaggi (- 5,5 per cento) carne bovina (- 3,4 per cento) e frutta (- 1,8 per cento) mentre una positiva inversione di
tendenza si è verificata per il latte fresco i cui consumi sono aumentati dell’1,6 per cento.

Serve – sostiene la Coldiretti – una ricomposizione della filiera agroalimentare, poiché i troppi passaggi e le inefficienze odierne che portano i prezzi alle stelle per i consumatori
danneggiano le imprese agricole due volte perché riducono i margini e favoriscono il calo dei consumi.

I prezzi dei prodotti alimentari – precisa la Coldiretti – aumentano in media di cinque volte nel percorso dal campo alla tavola con differenze tra i diversi prodotti che vanno da tre volte per
frutta e verdura a quattro per il latte fino a dieci per il pane. Secondo l’analisi della Coldiretti infatti dei circa 467 euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e
bevande, oltre la metà, per un valore di ben 238 euro (51 per cento), va al commercio e ai servizi, 140 (30 per cento) all’industria alimentare e solo 89 (19 per cento) alle imprese
agricole.

Se dal grano al pane i prezzi – sottolinea la Coldiretti – aumentano di dieci volte (da 0,26 a 2,7 euro al chilo), il prezzo del latte dalla stalla al consumatore moltiplica quasi per quattro
da 0,42 a 1,60 euro al litro, mentre le melanzane di oltre sei volte da 0,32 a 1,95 euro al chilo secondo il servizio Sms consumatori attivato dall’Ismea. Ancora piu’ grave è la
situazione nel settore delle carni dove gli allevatori si preparano ad attuare lo sciopero del prosciutto di fronte all’impossibilità di far crescere maiali di qualità che vengono
pagati appena 1,15 euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione, mentre nel biennio 2005 – 2007 secondo il Consorzio le vendite hanno registrato una crescita in volume pari al 5,1 per
cento con il prezzo medio al consumo del Prosciutto di Parma che è stato pari a circa 24,34 euro/kg.

La moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola – secondo la Coldiretti – dimostra come nella forbice dei prezzi alla produzione e al consumo c’è abbastanza spazio per recuperare
diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori senza aggravare i bilanci delle famiglie con conseguenze negative per i consumi.

Per la prossima legislatura la Coldiretti ha presentato al nuovo capo del governo un progetto per favorire l’apertura in ogni città un mercato per la vendita diretta da parte degli
agricoltori di prodotti locali senza intermediazioni per combattere con la trasparenza le speculazioni in agguato.

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