Inflazione: Continua il caro benzina, in media +2% rispetto alla zona Euro

Inflazione: Continua il caro benzina, in media +2% rispetto alla zona Euro

Secondo la stima preliminare dell’Istat ad agosto l’inflazione ha segnato un rialzo dell’1,6% rispetto al 2009, trainata come al solito dal caro carburanti. Secondo l’Adoc un litro di verde in
Italia costa in media il 2,1% in più che nel resto della zona Euro, necessaria un’accelerazione sui tempi della riforma.

“L’Italia è tra i Paesi europei dove la benzina costa di più, con una maggiorazione del 2,1% rispetto alla media dei Paesi della Zona euro – dichiara Carlo Pileri, Presidente
dell’Adoc – in Austria un litro di verde costa 1,20 euro, il 16,6% in meno che in Italia, in Spagna si risparmia il 21,7%, in Irlanda il 4,4%. Solo in Olanda, Finlandia e Grecia mettere benzina
è più esoso che in Italia. Anche al di fuori della zona Euro si registra un caro benzina tutto italiano. Nella vicina Svizzera per un litro di verde si spende il 20,6% in meno, in
Svezia si paga il 2,9% in meno. Prezzo medio simile invece in Gran Bretagna e in Portogallo. L’emergenza carburanti continua a spingere l’inflazione verso l’alto, danneggiando i consumatori sia
direttamente, al momento del rifornimento, che indirettamente con il rincaro dei prodotti che subiscono le fluttuazioni dei carburanti  impone l’accelerazione sui tempi della riforma. Oltre
all’applicazione del protocollo di riforma, chiediamo che si realizzi in tempi stretti un taglio delle accise di 10 centesimi, la liberalizzazione delle pompe bianche, dando la possibilità
di vendere anche prodotti “non-oil” ai distributori tradizionali, il cui numero sul territorio è sufficiente ma può essere anche aumentato. In questo modo si incentiverebbe la
concorrenza, con ricadute positive per i consumatori, in quanto si creerebbero le condizioni per un ribasso del prezzo finale della benzina.”

Per Adoc il calo dei beni alimentari indica una seria difficoltà per le famiglie italiane, costrette a rinunciare ai beni di prima necessità.

“Il calo dei prezzi dei beni alimentari sta a significare che le famiglie devono risparmiare anche sull’alimentazione – continua Pileri – il calo delle vendite registrato nel settore vuol dire
che il termometro dei redditi familiari segna 38° di febbre: non è una semplice infreddatura ma un vero e proprio problema patologico. Sono troppe e troppo onerose le spese fisse per
casa, trasporti e energia. La spesa per i carburanti assorbe il 15% delle entrate, mentre oltre la metà viene destinato alle spese di affitto o mutuo della casa e il 20% se ne va per la
spesa alimentare. Sono troppi anche gli aumenti di tasse e tariffe locali. La spirale di aumenti e costi eccessivi spinge, alla fine, a rinunciare anche alla carne, al pesce e alla frutta.
Inoltre, siamo preoccupati di riflessi dei continui rincari del grano sul prezzo di pane e pasta: temiamo che il costo del primo lieviti del 10% mentre quello della pasta del 15%.”

Adoc.it
Redazione Newsfood.com+WebTv

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