Industria olearia, un patrimonio nazionale
25 Maggio 2008
Un patrimonio nazionale da difendere, un vero e proprio «tesoretto» dell’economia italiana, è questo il quadro che l’Assitol, in occasione del suo convegno «Olio
d’oliva tra presente e futuro» svoltosi oggi a Roma, ha tratteggiato dell’industria olearia italiana e dei positivi risultati che il comparto ha ottenuto lo scorso anno.
A dimostrarlo sono le cifre del Monitoraggio presentato dall’Associazione di settore. Dopo le difficoltà del 2006, dovute al forte rialzo dei prezzi delle materie prime, le vendite di
oli d’oliva e di sansa sono aumentate di oltre il 7%, con una forte preferenza per l’olio vergine ed extravergine, che incide sul mercato per oltre il 60% dell’offerta.
Un caso positivo, insomma, che spicca in mezzo a tanti segni negativi che, purtroppo, coinvolgono l’economia italiana. Il monitoraggio, effettuato con un finanziamento dell’Unione Europea, ha
analizzato l’andamento del mercato interno, rivelando come, per i consumatori nostrani, sia stato l’extravergine convenzionale a ritagliarsi la parte del leone, con l’89,3% delle vendite nella
categoria. In altre parole, l’italiano preferisce acquistare il marchio noto. L’olio di origine dichiarata si ferma al 9% delle vendite. Biologico e DOP/IGP hanno registrato una quota di
mercato pari all’1,8%, riconfermando la posizione di nicchia di questa tipologia di prodotti.
E’ la grande distribuzione, come dimostra il Monitoraggio, a concentrare il grosso delle vendite sul mercato interno. Non a caso il 79,2 del quantitativo messo in commercio è andato alla
GDO. Sensibile, invece, il calo del commercio al dettaglio (-2,8).
Il Monitoraggio conferma inoltre un elemento essenziale di questo comparto industriale: la sua capacità di appeal all’estero, che permette a molte delle aziende Assitol di vendere al di
fuori dei confini nazionali. Il settore, anche nel 2007, dimostra di avere un’ottima propensione all’export su tutti i prodotti, con tassi oscillanti intorno al 60%, ed una crescita, su base
annua, pari al 10,8%. Nel dettaglio, questo aumento ha visto lievitare l’export dell’extravergine ( 16,1%) e degli oli d’oliva ( 3,1%). Da record l’aumento del biologico, pari al 165%.
La tendenza positiva dovrebbe continuare anche nel 2008. I primi 3 mesi dell’anno, secondo i dati Assitol, fanno ben sperare soprattutto per l’extravergine, nonostante l’euro forte. Si parla,
infatti, di un aumento del 2,9%: un dato che, paragonato al forte calo dell’export spagnolo (-22% per i Paesi UE, -33,8% per i Paesi terzi), conferma l’azione di forte ripresa dei marchi
italiani rispetto al loro più forte concorrente.
A fronte dei numeri positivi, Assitol esprime l’auspicio che si investa sempre di più sull’olivicoltura nazionale, a somiglianza di quanto fatto in altri paesi concorrenti, per
migliorare le nostra capacità produttive, non soltanto in senso qualitativo, ma quantitativo.





