In aumento l'esercito dei lavoratori flessibili in Toscana

Toscana – Negli ultimi anni è andata emergendo, anche in Toscana, un’area di occupazione più debole, meno tutelata, a rischio di precarizzazione, un fenomeno che ha
investito soprattutto i giovani e le donne e che è andato in parallelo ai risultati complessivamente buoni sul fronte dell’occupazione e della disoccupazione, scesa nello scorso
trimestre al minimo storico del 4%.

Ciò significa che oggi, più che sulla quantità è necessario puntare sulla qualità del lavoro, evitando che la flessibilità si trasformi in
precarietà e minori diritti. Per questo il Piano di indirizzo generale integrato per istruzione, formazione e lavoro, approvato dal consiglio regionale nel settembre 2006, individua
l’obiettivo della promozione ‘ (…) di una piena e buona occupazione e la riduzione dei tassi di precarietà, incentivando la stabilità e la tutela del lavoro discontinuo’. Nel
corso del 2006 la ripresa di una crescita economica, con l’aumento complessivo degli occupati ( 36000, pari al 2,4%) ha rallentato ma non invertito la tendenza all’aumento di forme flessibili
e atipiche. Nel corso del 2006 il numero dei lavoratori atipici (fonte: Istat-Settore lavoro Regione Toscana-Irpet) fra i 15 e i 64 anni è stato stimato pari a 172.363 unità, di
cui 134.776 a termine e 37.587 collaboratori. Rispetto al 2005 si è registrato un aumento del 5,3%. In particolare i dipendenti a termine sono aumentati di 5.444 unità ( 4,2),
mentre i collaboratori di 3.300 unità ( 9,6%).

In Italia l’incremento complessivo è stato del 9,5%; i dipendenti a termine sono aumentati di più rispetto alla Toscana ( 9,7%), i collaboratori un po’ meno ( 8,6%). L’occupazione
temporanea in Toscana è pari all11,2% del totale ( in Italia è pari all11,8%).

Le forme di flessibilità sono prevalentemente appannaggio delle donne. Fra le dipendenti a tempo determinato, la componente femminile rappresenta il 14,5% del totale, contro il 10,9%
maschile.

Dai dati dei Centri per l’impiego sugli avviamenti al lavoro risulta che nel 2006 il 78,7% degli avviamenti totali è riferibile al tempo determinato o alle altre modalità di
lavoro a termine (compreso l’apprendistato). L’occupazione dipendente termine è in aumento nell’industria (dove su base annuale si è registrato un aumento complessivo), mentre
appare in flessione nel terziario dove, al contrario, sono aumentati gli occupati complessivi. Ciò significa che laddove si consolida un trend di crescita, l’occupazione flessibile
diminuisce a vantaggio di forme stabili.

Barbara Cremoncini

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