Il senso di Roma per la Birra

Il senso di Roma per la Birra

By Redazione

Roma e birra: un rapporto non sempre pacifico, ma lungo millenni, capace di rinnovarsi, a metà fra tradizione ed imprenditoria.

Come prevedibile, non è stato sempre facile: popolo mediterraneo amante del vino, gli Antichi Romani hanno sempre visto la birra con una punta di snobismo e di sospetto.

Nella “Naturalis Historia”, Plinio ammette che la birra è diffusa nell’impero, ma specifica subito come sia impiegata sopratutto nella cosmesi ed apprezzata nelle Provincie più
lontane: fra le varietà disponibili, spiccavano la cerevisa, amata dai Celti, e la zythium, prodotta in Egitto.

Discorso simile per Tacito, che dopo aver assaggiato una birra dell’attuale Germania la definì “Un vino d’orzo, dal sapore, grossolano e dal sapore sgradevole”.

Esistevano però anche versioni più raffinate, come le cotte iberiche, adattate al palato dell’aristocrazia: l’imperatore Nerone ne era grande amatore, ed usava Silvio Ottone (di
cui frequentava la moglie) per importarle dal Portogallo.

Oggi, la birra rimane, ma la situazione (od i palati) sono cambiati: 550 aziende in tutta Italia, tra cui realtà di assoluta eccellenza come la Baladin di Teo Musso, l’Olmaia di
Montepulciano e la Birra del Borgo. Nella sola Città Eterna, si possono contare oltre 130 tra pub, birrerie e ristoranti con mescita alla spina o liste delle birre.

Anche per questo, le romane Officine Farneto ospitano Fermentazioni: dal 13 al 15 settembre, 200 birre artigianali tricolori ed una selezione
estera, curata da Domus Birrae. Creatori della manifestazione, Andrea Turco, blogger ed autore di Cronache di birra, la società Sfero ed
Eugenio Signoroni, di Slow Food. Tra le offerte, laboratori, masterclass, ed incontri con maestri birrai. Ma anche degustazioni, con chef che proporranno le loro versioni del legame birra-cibo.

Matteo Clerici

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