IL RITORNO DELLA “SCHISCETTA”
12 Novembre 2010
IL RITORNO DELLA “SCHISCETTA”
In dialetto lombardo la “schiscetta” (derivazione dal verbo “schisciare”, ovvero schiacciare) è un
piccolo contenitore in alluminio o ferro con chiusura a buona tenuta nel quale viene introdotto
pasta o riso o altri cibi già pronti al fine di poterli riscaldare quando è il momento del pranzo di
mezzogiorno.
Milioni di lavoratori al mattino partivano da casa con la loro schiscetta che, mogli o madri, preparavano al fine che il proprio caro – alla pausa pranzo- consumasse un piatto caldo e
buono.
Poi la schiscetta fu abbandonata: fiorirono snack bar, punti ristoro, break di mezzogiorno, paninoteche, insalatone di mezzodi, bar-ristoranti veloci e via dicendo, era l’epoca del nuovo
benessere e l’umile contenitore fu rottamato, anzi chi aveva ancora il coraggio di consumare la pausa pranzo riscaldando la schiscetta era additato come un poveretto, fuori dal tempo, quasi
rimbambito, ottuso e che non stava al passo dei tempi.
C’è voluto la grande crisi economica di questi anni (che difficilmente passerà presto) per riportare in auge la schiscetta.
Si risparmia e si mangiano cose buone, fatte con amore senza ingurgitare prodotti pronti in tre minuti alle micro-onde o intrugli dai nomi esotici che provocano solo bruciori di stomaco.
Ma con la schiscetta ritorneranno altri modi di approcci al cibo. Scompariranno i grandi chef stellatissimi che facevano pagare due ravanelli e un cucchiaio di maionese (chiamando il piatto
fantasia cromatica mediterranea) a peso d’oro.
Ritorneremo alla vecchie care trattorie, alle osterie con la tovaglia a quadrettoni, ai piatti ed alle fondine normali e non a quei piatti rettangolari, sbilenchi, ovali o storti che la nuova
generazione degli chef ha voluto imporci e che contenevano il nulla.
Berremo la buona acqua del rubinetto e una buona pasta con il sugo la chiameremo così e non come un “guru” della ristorazione molecolare che aveva in lista questo piatto e sul menu
scriveva testualmente: “…dalla trafila di bronzo, l’oro giallo del Tavoliere delle Puglie, essicato ed invecchiato,
unito a sfilacciato leggero di pollo ruspante, pomodoro aravak, alle erbe aromatiche rupestri spontanee, un tocco di zenzero e di sale delle Hawai”: costo euro 32.
Attilio Scotti




