Il Prosecco Battistella DOCG contro la strada del prosecco “from Australia”

Il Prosecco Battistella DOCG contro la strada del prosecco “from Australia”

Ciao Mirco, ciao Andrea, vedo che state sempre all’erta, vogliamo approfondire questo discorso sul prosecco australiano?
Se passa questa “taroccatura”,  tra un po’ ci troveremo anche il prosecco della Muraglia cinese?

Manca solo il Prosecco cinese e siamo a posto. Questa Strada australiana del Prosecco che esiste da qualche giorno, è davvero troppo per noi ambasciatori del vero Made in Italy. Lungo la
Prosecco Road, oltre ad incontrare i canguri, i turisti potranno degustare un calice di “prosecco” australiano.

Si può chiamare Prosecco questo vino ?
Noi crediamo di no. Che farebbero i produttori francesi di Champagne se ci fosse una “Strada dello Champagne” in California? Una Strada del Prosecco a 10.017 km di distanza dal distretto del
Prosecco doc è uno scandalo bello e buono. E che dire del Tokai?

Che si potrebbe fare? Cosa chiedete agli esponenti della politica italiana ed europea?
I policy maker nazionali e internazionali devono fare qualcosa, subito.
Ne va di mezzo la nostra immagine e la nostra storia. Se poi sommiamo a questo episodio isolato, il fatto che in giro per il mondo esistono prodotti non Made in italy venduti, invece, per
italiani!
Nel solo mercato americano, il prodotto enogastronomico “Made in Italy” ha un potenziale tre volte superiore all’attuale: su tre prodotti venduti come italiani, uno solo è autentico (dati
Ministero politiche agricole alimentari e forestali  2010 – www.politicheagricole.gov.it ). Da troppo tempo noi di Battistella lanciamo appelli dalle pagine di www.proseccobattistella.com
(ormai diventato un sito d’inchiesta) denunciando che questi ladri di etichette stanno mettendo alla gogna noi veri produttori di vino Made in Italy DOCG.

Qualcosa si potrebbe fare: il Mipaaf potrebbe, in sinergia con ICE e Buonitalia, attivarsi come capofila di una campagna di comunicazione internazionale per valorizzare il vero Prodotto
Italiano.
Si potrebbe lanciare un umbrella brand‚ per varie categorie merceologiche come made in italy 100%‚: facile, immediato a livello planetario agli occhi del consumatore.
Quando, durante i miei studi in International business and management‚ al Mib School of Management di Trieste si studiavano queste cose, ricordo di aver analizzato molti casi simili a
livello internazionale.

QUESTA CONCORRENZA FA PAURA A VOI PRODUTTORI DI PROSECCO DOC DI QUALITA’?
La concorrenza non ci fa paura, anzi; quella sana è uno stimolo per farci lavorare ancora meglio. Tra noi produttori della vera patria del Prosecco c’è molta competizione, certo, ma
anche molto networking e lavoro di squadra a livello consortile.

Quest’anno noi di Battistella abbiamo anche ricevuto gli auguri del Presidente Giorgio Napolitano, la Biennale d’Arte di Venezia ha avuto il nostro prodotto come partner di alcuni eventi, il
Trieste Film Festival è da tempo un’istituzione amica, a Cortina siamo promotori della kermesse culturale ‘Una Montagna di Libri’… questi sono i nostri punti di forza, -oltre che la
eccelsa qualità del nostro prodotto- che certificano la qualità del nostro operato e dei nostri valori aziendali!

Ciò che temiamo, noi di Battistella, è la concorrenza sleale che troviamo nei supermercati dei quattro angoli del globo, ad esempio nei discount brasiliani, americani o cinesi, dove
si possono acquistare bottiglie di “Prisecco‚” finto Prosecco doc, magari accanto a forme di “Parmesan”, finto Parmigiano.
Temiamo le strade del Prosecco in giro per altri continenti, temiamo la confusione che creano nel consumatore, questo temiamo. Non sono ladri di etichette questi signori? I policy maker devono
intervenire, subito. Anche in sede legale!
Ed ovviamente fare più comunicazione informativa: oggi c’è Internet, non è difficile comunicare in modo giusto per dare risposte adeguate ed autorevoli a chi vuole essere
informato su ciò che mangia, su ciò che beve. Per il suo portafoglio e per la sua Salute.

Sante parole che noi di Newsfood.com non possiamo che condividere!

Nota:
ci sorge il dubbio che facendo una campagna contro un “tarocco” questo prende forza, diviene più famoso e, come un boomerang, ci ritorna addosso. Allora è meglio non parlarne?
Difficile dare una risposta.

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

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