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Il pesce azzurro dà alla testa. E anche tanto

Il pesce azzurro dà alla testa. E anche tanto

By Redazione

Il pesce azzurro aiuta i ragazzi a diventare più intelligenti; coloro che ne consumano una porzione almeno una volta a settimana sviluppano un quoziente intellettivo superiore ai coetanei.
Questo il messaggio di una ricerca pubblicata su Acta Pediatrica, opera di studiosi dell’Università di Goteborg, che ha indagato sul rapporto tra
tale alimento e lo sviluppo di capacità cognitive.

Gli scienziati hanno lavorato con 4.000 adolescenti, con età media 15 anni, esaminandone le varie caratteristiche, come origine etnica, istruzione dei genitori, eventuale sport praticato e
così via. Hanno così scoperto come Il 58% dei partecipanti mangiava pesce almeno una volta a settimana, 1 su 5 almeno 2 volte. In seguito, i ragazzi monitorati sono stati sottoposti
ad una batteria di test per misurarne l’evoluzione mentale. E’ così emerso come i consumatori di pesce si erano trasformati in maggiorenni più dotati intellettualmente; per esempio,
una porzione di pesce azzurro a settimana faceva salire i punteggi medi del 6%, mentre quelli che lo consumavano più volte superavano di quasi l`11% chi lo mangiava raramente.

Che il pesce fosse un alimento benefico, era già conosciuto: ricerche precedenti hanno dimostrato come una dieta basata su di esso contribuisca allo sviluppo celebrale del feto e si
dimostri in grado di proteggere neuroni e memoria del bambino. Non a caso, molti nutrizionisti consigliano orate, sgombri ed alici come alimenti ideali, in gravidanza e non, a patto di evitare le
fritture.

In realtà, il vero asso della manica non è tanto il pesce azzurro «in sé», quanto una categoria di grassi in esso contenuti, gli omega 3. Gomez-Pinilla, professore di neurochirurgia e scienze fisiologiche alla UCLA (University of California, Los Angeles), è
un convinto sostenitore dell’importanza degli omega 3; la sua ricerca, frutto dell’analisi su 160 studi indaganti il rapporto sviluppo mentale-alimentazione, esprime un vero e proprio elogio di
questi acidi grassi.

In sostanza, gli omega 3 (presenti in abbondanza non solo nel pesce, ma anche nei crostacei, nelle mandorle, nelle noci, nei kiwi e in molte altri cibi) sarebbero dei preziosi difensori delle
facoltà mentali, capaci di migliorare lo sviluppo cognitivo nei bambini e di contrastare i processi degenerativi nelle persone anziane. Tali sostanze influenzano soprattutto la memoria,
l’orientamento spazio-temporale, l’attenzione, la fluidità di parola e la velocità di elaborazione cognitiva. La carenza di omega 3, quindi, può aumentare il rischio di
dislessia, di demenza, di depressione e di schizofrenia. A sostegno della veridicità di tale teoria, gli esperti citano il caso dell’isola giapponese di Okinawa, dove il consumo di pesce e
l’elevata attività fisica ha generato una popolazione estremamente longeva e con livelli minimi di disordine mentale.

Che dire? Se buon vino fa buon sangue, buon grasso fa buon cervello.

                                                                                                                                 
Matteo Clerici

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